Libia: “Tenuti in ostaggio 18 pescatori italiani”

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(di Andrea Pinto) E’ davvero insolito che la stampa nazionale, ma anche i telegiornali non abbiano ancora riportato la notizia  dei 18 pescatori siciliani che da più di 10 giorni sono trattenuti a Bengasi da ambienti vicini al generale Kalifa Haftar. Partiti da Mazara del Vallo, sarebbero stati trovati a pescare nelle acque libiche. Eravamo in attesa di un loro immediato rilascio, in considerazione dell’appoggio italiano al Governo di Accordo Nazionale retto da Fayez al Serraj, invece a quanto pare Haftar che controlla la città di Bengasi,  si è messo di traverso proprio perchè l’Italia sostiene il suo avversario al Serraj. Ma forse c’è qualcosa in più che bolle in pentola nel Paese nordafricano.

E’ di poche ore la notizia, riportata dal Corriere della Sera, che ambienti vicino ad Haftar abbiano avanzato una insolita richiesta, una specie di riscatto, trasformando i nostri pescatori da semplici trattenuti a veri e propri “ostaggi”. Chiedono la liberazione di quattro libici arrestati nel 2015 a Catania, processati in Corte di assise e in Cassazione, condannati a 30 anni come trafficanti di migranti e assassini. Per loro sono considerati, invece,  solo giovani giocatori di calcio. 

Si tratta dei ventenni Joma Tarek Laamami, Abdel-Monsef, Mohannad Jarkess e Abd Arahman Abd Al Monsiff. 

Al porto di Bengasi un gruppo sparuto di manifestanti armati di striscioni e cartelli chiede la liberazione dei quattro calciatori in cerca di fortuna: dovevano raggiungere la Germania per essere iscritti nelle squadre di calcio giovanili, così urlano rivolgendosi direttamente ad Haftar. 

Una tesi ritenuta ripugnante dal procuratore della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro: “Altro che giovani calciatori. Non furono condannati anche per omicidio solo perché non al comando dell’imbarcazione. Hanno però cagionato la morte di quanti trasportavano, 49 migranti tenuti in stiva. Lasciati morire in maniera spietata. Sprangando il boccaporto per non trovarseli in coperta. Un episodio fra i più brutali mai registrati”. 

Il procuratore Zuccaro precisa sull’eventualità di uno scambio di ostaggi: ”Non penso che verremo interpellati, ma da operatori del diritto saremmo assolutamente contrari. Sarebbe una cosa ripugnante”. 

A quanto pare la Farnesina e la nostra Agenzia per la Sicurezza Esterna – AISE – starebbero lavorando nel più stretto riserbo per non compromettere la trattativa in corso. 

Nel frattempo, però i famigliari dei 18 pescatori e gli armatori dei due pescherecci iniziano a spazientirsi contro  l’inefficienza del governo italiano. Lo sostiene con forza  Leonardo Gancitano, l’armatore dell’Antartide: “Ci siamo resi conto che con quel pezzo di Libia hanno rapporti solo Turchia e Francia. E quindi abbiamo pensato che forse è meglio rivolgerci a Macron, anziché a Conte”.

Libia: “Tenuti in ostaggio 18 pescatori italiani”

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