M5S, non tutte le ciambelle escono con il buco

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(di Massimiliano D’Elia) Il 4 marzo è alle porte e mai come questa volta la campagna elettorale sembra davvero flebile, senza argomenti: li hanno esauriti tutti perché oramai già oggetto di promesse di precedenti campagne elettorali, mai mantenute.

Allora ci si arrampica sugli specchi, con nuove promesse: aboliremo la Fornero, pensione minima a 1000 euro per tutti, comprese le casalinghe. Promesse elettorali, che alla pari delle altre non potranno mai essere mantenute, non per mancanza di volontà ma perché comportano ingenti risorse finanziarie che proprio non ci sono. Per esempio abolire gli effetti della Legge Fornero, comporterebbe per le casse dello Stato circa 85 miliardi di euro, lo sostiene il numero uno di Inps Tito Boeri.

Gli italiani, d’altro canto oggi come non mai, riescono ad autoinformarsi  e ad esprimere pareri e dissensi perché  hanno per le mani un nuovo strumento dirompente: i social network. Mezzo “micidiale” che, come visto nelle recenti elezioni,  in Usa, Francia, Ucraina e Germania condizionano e non poco l’opinione pubblica. Altro pericolo e’ l’ingerenza di Paesi stranieri nel voler condizionare l’elettorato di turno, spostando sapientemente l’attenzione dell’audience con campagne mirate, secondo gli interessi geopolitici. Questa opportunità 2.0, come tutti avranno notato, ha reso la televisione meno attraente di una volta, quale mezzo principale di campagna elettorale. Sui social è semplice: è una campagna elettorale continua h24. Tutti i candidati, ma anche giornalisti, con i propri profili social vanno in onda e “in diretta” da soli, quando vogliono e dove vogliono. I giornalisti, ma anche comuni cittadini in versione “live” si mettono in onda e dicono la propria versione dei fatti, esprimono a modo loro idee e concerti che comunque condizionano l’opinione pubblica. Addirittura sondaggi elettorali “live”, esprimono in diretta il trend dei consensi elettorali.

Ogni campagna elettorale che si rispetti non è parca di insulti e accuse tra i vari candidati: Renzi invoca “Craxi”, la Boldrini e Salvini si accapigliano nel primo confronto televisivo, stringendosi la mano alla fine, con tanto di sorrisi sprezzanti. La Meloni viene aggredita a Livorno. A Piacenza gli “antifascisti” picchiano le forze dell’ordine. L’ondata razzista in Italia cresce di giorno in giorno, visti i recenti fatti  di cronaca: Pamela a Macerata e l’anziana “clochard” di 75 anni abusata da un senegalese. Si parla già di mafia nigeriana in Italia. I temi principali di questa campagna elettorale sono questi: immigrazione e sicurezza. E non potevano mancare gli scandali ad orologeria che  escono  come i funghi.

Ultimo quello scoperto da un’inchiesta delle Iene su alcuni parlamentari del M5S. Avrebbero truccato la certificazione del rimborso previsto dallo statuto del movimento, dei rispettivi compensi di parlamentare. Ad oggi i grillini messi sotto la lente di ingrandimento sono circa 10. Tutti gridano con compiacimento  allo scandalo: proprio loro?

I partiti maggiori, quelli accusati di costituire la “casta”, gioiscono come non mai, nel vedere gli avversari, quelli più pericolosi, in difficoltà proprio sul loro terreno, dove pensavano di essere inattaccabili ed inossidabili.

Ma tutte le ciambelle non escono con il buco: è proprio vero, anche i “grillini” sono esseri umani, proprio come i preti, che nonostante il loro altissimo mandato clericale non sono nuovi a scandali più gravi ed infamanti.

Comunque, di fronte allo strapotere di consensi del M5S, vicino al 30% che lo consacrerebbe il primo partito d’Italia, lo scandalo del manipolo di parlamentari, probabilmente non farà perdere consensi, anzi!

La forza del M5S è che non ha bisogno di campagne elettorali dispendiose, la campagna elettorale è fatta dalla gente in ogni luogo perché il movimento e’ protesta contro chi decide, protesta contro il potere, contro chi ruba senza amministrare la cosa pubblica. Aver scovato per tempo il “manipolo” di infedeli rafforzerebbe il movimento, perché questi disattenti “scellerati”, sono stati messi subito alla gogna mediatica e sicuramente “cacciati” dalle fila del movimento più temuto in Italia. Di Maio ha già detto che le mele marce verranno subito buttate via.

Così facendo il M5S si rafforza perché dimostra un carattere forte e intransigente contro chi non si “allinea” ai dettami dello statuto e soprattutto alla moralità e all’etica di cui il movimento sembrerebbe essere, per gli italiani, la massima espressione.

Gli altri partiti, gli ex maggiori partiti italiani, studiano e simulano probabili alleanze contro il M5S, perché non osano immaginarli al Governo, a differenza di una buona parte di italiani.

Gli astenuti al voto, che sono una grossa fetta di quorum elettorale, potrebbero fare la differenza.

Occorrerà intercettarli con proposte vere ed attuabili, senza “sparare a vuoto”, perché agli elefanti che volano non crede più nessuno.

M5S, non tutte le ciambelle escono con il buco

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