Medio oriente “incandescente”, Netanyahu volerà a Parigi, il problema è l’Iran

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si recherà a Parigi a inizio dicembre per incontrare il presidente francese Emmanuel Macron. Lo ha reso noto l’ufficio del capo del governo israeliano, riferendo di una lunga conversazione telefonica tra i due leader avvenuta oggi.

Il capo dell’Eliseo ha informato Netanyahu della sua iniziativa per risolvere la crisi libanese. Ieri, 18 novembre, Macron ha infatti ospitato il primo ministro dimissionario Saad Hariri, quest’ultimo proveniente da Riad. Il primo ministro dello Stato ebraico e il presidente Macron hanno parlato anche “dell’accordo sul programma nucleare iraniano e degli sforzi di Teheran per stabilirsi in Siria”.

Il presidente Macron ha intrattenuto ieri conversazioni telefoniche con diversi leader occidentali e arabi, tra cui Donald Trump, per colloqui su “come stabilizzare il Medio Oriente e costruire la pace”. Secondo una nota diffusa dalla Casa Bianca, il presidente Trump e Macron hanno “concordato sulla necessità di lavorare con gli alleati per contrastare le attività destabilizzanti di Hezbollah e dell’Iran nella regione”.

L’Eliseo riferisce che Macron ha parlato al telefono anche con il capo dello Stato libanese, Michel Aoun, con l’omologo egiziano Abdel Fatah al Sisi, con il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohamed bin Salman, e con il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

Al centro dei colloqui “la situazione in Medio Oriente e le modalità per stabilizzare la regione e costruire la pace”, spiega la presidenza francese, senza fornire ulteriori dettagli sui risultati di queste discussioni. Macron “continuerà questi scambi con altri leader internazionali nei prossimi giorni”, ha aggiunto la presidenza.

Macron sta cercando di trovare una soluzione alla crisi libanese dopo le dimissioni a sorpresa annunciate dal primo ministro Hariri il 4 novembre scorso mentre si trovava in Arabia Saudita. Il premier dimissionario è arrivato in Francia ieri mattina e ha annunciato il suo ritorno in patria entro mercoledì 22 novembre. Le dimissioni “shock” sono state interpretate da molti osservatori come un nuovo braccio di ferro fra i sunniti dell’Arabia Saudita, importante sostenitore di Hariri, e gli sciiti dell’Iran, alleati del gruppo politico e armato libanese Hezbollah.

Titolare di passaporto saudita e francese, il premier Hariri aveva detto da Riad di temere per la sua vita, denunciando la “morsa” di Hezbollah sul governo e sulla vita politica in Libano. Giovedì 16 novembre, il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian aveva detto che la Francia è “preoccupata” per le “tentazioni egemoniche” dell’Iran in Medio Oriente, scatenando la dura reazione di Teheran.

Il giorno seguente, venerdì 17, il presidente Macron ha ribadito la volontà di “dialogare” con l’Iran, che a sua volta ha accusato Parigi di “parzialità” dopo le critiche del ministro Le Drian. “La reazione iraniana ignora la posizione francese”, ha risposto Macron. “La Francia mantiene una linea, che è quella di costruire la pace, di non interferire in alcune divisioni nazionali o regionali. Il ruolo della Francia è quello di parlare con tutti. Tutti hanno interesse a mantenere la calma. La nostra speranza è che l’Iran abbia una strategia regionale meno aggressiva e che possa chiarire la sua politica missilistica che sembra incontrollata”, aveva detto Macron, annunciando l’intenzione di visitare Teheran nel corso del 2018.

Intanto si tiene oggi al Cairo un incontro d’emergenza dei ministri degli Esteri della Lega araba richiesto dall’Arabia Saudita sulle “interferenze” iraniane negli affari domestici dei paesi della regione. L’incontro avviene in un momento di forti tensioni tra Riad e Teheran. I paesi del Golfo accusano l’Iran di minare la sicurezza dei paesi arabi, in particolare in Libano, Iraq, Yemen e Siria, tramite i gruppi armati finanziati da Teheran. Prima della riunione, i ministri degli Esteri di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein – i quattro paesi arabi che boicottano il Qatar per il presunto sostegno di Doha al terrorismo – hanno incontrato il segretario generale della Lega araba, Ahmed Aboul Gheit.

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