La nuova cortina di ferro. Iran, Turchia e Qatar, passando dalla Russia

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Da quando è salita l’asticella della tensione tra i paesi del golfo persico in senso anti Doha, Turchia ed Iran, come due falchi, si sono buttati sul Qatar per aumentare la propria influenza nella regione e per aumentare i flussi commerciali.

Sarebbe stato inimmaginabile tempo fa vedere un paese shiita come l’Iran, supportare la causa di un Paese a prevalenza sunnita come il Qatar. Oggi, invece, le tre nazioni, Turchia, Iran e Qatar e aggiungerei anche Russia hanno trovato un comune denominatore, organizzarsi per controbattere gli embarghi a cui sono sottoposti. La  Turchia, dopo il fallito colpo di Stato e la condanna internazionale per i metodi repressivi, ha virato la propria politica internazionale di 360° per spingere la comunità internazionale ad accettare l’ingresso nell’UE. La Turchia, con la sua nuova strategia, mostra i muscoli anche con gli americani per sensibilizzarli ad un atteggiamento meno intransigente nell’autorizzare l’estradizione del politologo turco Fetullah Gulen, ritenuto la mente del golpe fallito il 15 luglio 2016.

Non è da trascurare neanche l’avvicinamento della Turchia alla Russia con la quale ha stretto rapporti commerciali (anti embargo) e militari. Sono stati acquisiti, ultimamente, diversi prototipi della batteria antimissile S 400 dalla Russia, con l’ottica di avviare una produzione vera e propria in Turchia di modelli più evoluti.

Tutto questo accade, nonostante la Turchia faccia parte della NATO. Cioè si difende con batterie missilistiche russe anziché con quelle utilizzate dai Paesi NATO, mandando in soffitta la tanto sbandierata interoperabilità dei sistemi d’arma dei Paesi NATO.

Ultimi aggiornamenti

Turchia – Qatar

La Turchia sta continuando ad aiutare il Qatar con l’invio di beni di prima necessità. Dall’inizio della crisi scoppiata tra Doha Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrein il 5 giugno scorso ad oggi sono stati inviati più di 100 aerei colmi di prodotti a cui si aggiungono i carichi di navi mercantile. Il Presidente Tayyip Erdogan è stato risoluto a definire l’isolamento imposto come una sorta di “pena di morte, trattamento disumano e contrario ai valori islamici”, e ad operarsi sin da subito ha chiamato al dialogo e alla mediazione per una risoluzione pacifica della situazione.

In questo quadro si inserisce l’approvazione da parte della Grande Assemblea Nazionale Turca dell’invio di truppe nella base militare qatarina, già aperta nel 2015 in chiave anti ISIS, che ad oggi ospita 100 soldati ma ha una capienza di 5000 uomini. E’ certamente un chiaro messaggio di simpatia che rievoca la solidarietà espressa dall’emiro Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani al presidente turco a seguito del tentato golpe del 15 Luglio scorso.

Tuttavia, dietro la pura cordialità diplomatica vi sono ragioni più profonde da ricercare nelle posizioni ideologiche e nei reciproci interessi nazionali. Oltre il dato economico che consta di un flusso commerciale pari a 424 milioni di dollari e ad un impatto nella crescita delle esportazioni turche del 126% dal 2011, i due governi si sono trovati concordi nel condannare il colpo di Stato che in Egitto nel 2013 che ha condotto alla caduta di Mohammed Morsi ed entrambi hanno supportato gruppi islamisti nel tentativo di deporre il regime di Bashar Al Assad in Siria.

Ankara e Doha sono uniti anche nel benevolo rapporto verso Teheran, considerato un ‘key player’ nelle dinamiche regionali, contrariamente a quanto sancito da Arabia Saudita, Emirati e partner.

Iran-Qatar

Non è un caso che anche l’Iran acceleri i contatti con Doha. Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha incontrato oggi a Doha l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad al Thani. Si tratta della prima missione del capo della diplomazia iraniana nell’emirato da quando l’Arabia Saudita.

Zarif, arrivato ieri sera a Doha dall’Oman, avrà altri colloqui con le autorità qatarine durante la giornata, centrati sulla situazione nel Golfo e gli sviluppi in Siria, Iraq e Yemen. I conflitti e le tensioni che investono questi Paesi vedono una contrapposizione tra forze sunnite e sciite, confessioni a cui appartengono rispettivamente il Qatar e l’Iran.

Turchia – Iran

Funzionari turchi e iraniani hanno ribadito che “i due rispettivi paesi sono essenziali per la stabilità della regione mediorientale”. Al termine della visita compiuta ieri a Teheran dal capo di Stato maggiore turco, Hulusi Akar, i media di Teheran hanno riferito di discussioni riguardanti la cooperazione in campo militare tra i due paesi. L’ufficiale turco è arrivato in Iran per preparare la visita del presidente turco Recep Tayyep Erdogan prevista domani a Teheran. Entrambi i paesi sostengono “l’unità nazionale di Iraq e Siria” minacciata dal separatismo curdo, e si sono detti pronti a collaborare “nella lotta al terrorismo.  Erdogan si recherà domani in visita in Iran, come anticipato dal suo capo di Stato maggiore Hulusi Akar. Parlando al parlamento di Ankara in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno legislativo, il capo dello Stato turco ha annunciato la sua prossima visita a Teheran per discutere della crisi regionale provocata dal referendum curdo del 25 settembre. Akar intanto è arrivato a Teheran per preparare la visita, alla guida di una folta delegazione di militari turchi. Erdogan parteciperà insieme all’omologo iraniano, Hassan Rohani, al Quinto Consiglio strategico di alto livello congiunto. “Discuteremo dei rapporti tra Iran e Turchia e degli sviluppi regionali – ha anticipato Erdogan la scorsa settimana in un’intervista televisiva -. Il tema più delicato riguarda l’Iraq e la Siria. Anche la guerra al terrorismo è importante”. Erdogan ha incontrato Rohani ad Ankara a inizio settembre a margine della riunione dell’Organizzazione della conferenza islamica.

In definitiva lo scacchiere internazionale sta mutando radicalmente e si sta autodefinendo con la formazione di più blocchi di potere. E’ sconcertante, in questa nuova panoramica, poter vedere nazioni attivissime in politica internazionale e soprattutto determinate ed altre dormienti in attesa di non si sa cosa.

Come visto tutti gli schemi sono saltati e sciiti e sunniti ora collaborano per costruire una nuova cortina.

di Massimiliano D’Elia

 

La nuova cortina di ferro. Iran, Turchia e Qatar, passando dalla Russia