Missione italiana in Libia, al Sud

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Così Massimo Nestico’ di ANSA riferisce degli esiti della riunione di oggi tra il Ministro Minniti e Pinotti. Dopo quella a Misurata per l’ospedale da campo e quella navale in supporto alla Guardia costiera locale, si prefigura una terza missione italiana in Libia, questa volta ai confini meridionali. Con un duplice obiettivo: realizzare una base per la Guardia di confine libica e tutelare il personale Unhcr e Oim che andra’ in territorio libico per migliorare le condizioni dei centri per migranti. L’iniziativa e’ stata concordata oggi al Viminale in una riunione – presieduta dal ministro dell’Interno, Marco Minniti – del Comitato italo-libico che ha il compito di attuare il memorandum siglato dai due Paesi lo scorso 2 febbraio. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, pero’ frena: “Noi siamo gia’ in Libia” con le due missioni; “oltre questo nulla c’e’ e, nel caso nascessero nuove necessita’, se ne parla prima di tutto in Parlamento”. E’ stato lo stesso Minniti, a sottolineare che il confine sud della Libia e’ “la porta di accesso al complesso dell’Africa settentrionale ma e’ in qualche modo la porta d’accesso all’Europa. Quel confine e’ importantissimo sia per il contrasto ai trafficanti di essere umani sia per il contrasto al terrorismo, nel momento in cui noi abbiamo il rischio di una fuga di massa dei foreign fighters e il modo piu’ semplice per arrivare in Europa potrebbe essere quello di seguire i flussi migratori”. L’idea, aggiunge, “e’ di far diventare le tribu’ del sud un elemento di forza di una guardia di frontiera coordinata con Niger, Ciad e Mali, cioe’ avere una guardia di frontiera che controlli insieme le nuove frontiere, anche con le nuove tecnologie, dai sensori laser sino ai droni”. Oggi al Viminale si e’ concordato di sostenere la Libia nel controllo dei confini meridionali, anche attraverso un progetto italiano finanziato dall’Unione Europea, una missione con gli obiettivi principali di realizzare una base logistica per le attivita’ operative della Guardia di confine e di prevedere un’adeguata presenza delle organizzazioni Onu sul territorio. Quest’ultimo e’ un altro punto considerato fondamentale da Minniti. I centri di detenzione in cui sono ammassati i migranti versano infatti in condizioni di degrado. L’Italia ha chiesto il supporto di Oim e Unhcr (presenti alla riunione), “nel pieno rispetto della sovranita’ nazionale” della Libia: la prima organizzazione ha gia’ realizzato quest’anno oltre 7.300 ritorni volontari assistiti dalla Libia con il reinsediamento nei Paesi di origine di migranti e si e’ impegnata a realizzarne 15-20mila entro la fine dell’anno. L’Unhcr, da parte sua, accelerera’ il processo di selezione di persone bisognose di protezione nei centri per assicurare il trasferimento in altri Paesi. Entrambe si sono poi dette disponibili ad aiutare le autorita’ libiche per il miglioramento delle condizioni di accoglienza dei centri ed il loro progressivo allineamento agli standard internazionali. Ed una missione militare potrebbe fornire al personale umanitario la ‘force protection’ necessaria per operare in condizioni di sicurezza in un territorio molto difficile. Sempre in quest’ottica la prossima settimana il ministro dovrebbe vedere le ong per concordare eventuali azioni in Libia. Intanto, i Radicali hanno presentato un esposto alla procura di Roma perche’ accerti se – come sostenuto da alcuni reportage – l’Italia “abbia pagato bande criminali per fermare i flussi di migranti, contravvenendo a norme internazionali ed europee”. Dopo settimane di calma piatta sul fronte delle partenze, c’e’ tuttavia da registrare una ripresa con centinaia di soccorsi fatti ieri ed oggi da navi delle ong nel Mediterraneo.

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