Turchia al voto. 350 gli osservatori internazionali schierati per le temute irregolarità

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La Turchia si appresta ad esprimere il voto per le elezioni presidenziali e parlamentari che per molti osservatori sarebbero ad alto rischio per una serie di considerazioni. Potrebbero consolidare il potere del presidente Recep Tayyip Erdogan o limitarne le ampie ambizioni politiche.

Erdogan, in un referendum controverso lo scorso anno, ha fatto approvare un nuovo sistema presidenziale con maggiori poteri esecutivi.

In questo modo Erdogan punterebbe alla  rielezione per un nuovo mandato di cinque anni con poteri aumentati che, a suo dire,  porterà prosperità e stabilità in Turchia, soprattutto dopo un fallito tentativo di colpo di stato nel 2016 che ha lasciato il paese sotto uno stato di emergenza permanente.

Erdogan, al potere dal 2003, oggi  affronta un’opposizione più forte e unita. I candidati dell’opposizione hanno promesso di restituire la Turchia a una democrazia parlamentare con forti pesi e contrappesi, denunciando ciò che chiamano il “governo di un solo uomo” di Erdogan appunto.

Cinque candidati corrono contro Erdogan nella corsa presidenziale. Anche se Erdogan è visto come il front-runner, deve assicurare più del 50% del voto per una vittoria vera e credibile. Se tale soglia non dovesse essere raggiunta, il ballottaggio potrebbe svolgersi l’8 luglio tra i due principali contendenti.

Il principale sfidante di Erdogan è l’ex insegnante di fisica di 54 anni Muharrem Ince, che è sostenuto dal principale partito popolare repubblicano di opposizione di centro-sinistra, o CHP. Ince ha corteggiato la folla con una campagna elettorale inaspettatamente coinvolgente e le sue manifestazioni nelle tre principali città turche di Istanbul, Ankara e Izmir hanno attirato un gran numero di persone.

Anche Erdogan ha un suo cavallo di razza, l’ex ministro degli Interni di 61 anni, Meral Aksener. L’unica candidata alle presidenziali femminili che  si staccò dal principale partito nazionalista della Turchia per dare il suo sostegno a Erdogan costituendo il partito nazionalista di centro-destra.

Selahattin Demirtas, il candidato del Partito Democratico Popolo filo-curdo, o HDP, è stato costretto a condurre la sua campagna elettorale dal carcere, dove è detenuto per presunte accuse legate al terrorismo. Demirtas nega ogni illecito affermando che la sua è una detenzione politica.

La Turchia eleggerà anche 600 deputati al parlamento, 50 in più rispetto alla precedente assemblea. I cambiamenti costituzionali hanno permesso alle parti di formare alleanze, spianando la strada alla coalizione dei partiti di Ince e Aksener  uniti  ad un piccolo partito islamista nella “Nation Alliance”.

L’HDP filo-curdo è stato escluso dall’alleanza con Erdogan e deve superare una soglia del 10% per ottenere seggi in parlamento. Se dovesse riuscire  potrebbe costare all’AKP di Erdogan e al suo alleato nazionalista nell’Alleanza popolare dozzine di seggi che lo  porteranno  a perdere la maggioranza parlamentare.

La copertura della campagna elettorale  è stata sbilanciata a favore di Erdogan che controlla direttamente o indirettamente la maggior parte dei media turchi. Sono anche temute possibili irregolarità, tant’è che l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa sta monitorando le elezioni con ben 350 osservatori.

Turchia al voto. 350 gli osservatori internazionali schierati per le temute irregolarità

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