Yemen, partita offensiva finale della calizione sunnita contro il porto di Hodeidah

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La coalizione a guida saudita e emiratina ha lanciato l’attacco finale alla città portuale di Hodeidah, roccaforte sul Mar Rosso della resistenza Houthi filo-iraniana in Yemen. Scaduto l’ultimatum di 48h lanciato lunedì scorso da Abu Dhabi, alle prime luci dell’alba sono partiti intensi bombardamenti da terra e dal mare contro le postazioni sciite, che rispondono al fuoco con lanci di razzi e missili. Una nave saudita sarebbe stata colpita, ma Riad non conferma, mentre i ribelli fanno sapere che l’accerchiamento navale si sarebbe allontanato dalla costa. Inutili tutti i tentativi di mediazione condotti dall’Onu per evitare questo scontro finale, che si preannuncia come il più sanguinoso dell’intero conflitto, in corso ormai da oltre tre anni e già costato la vita a decine di migliaia di persone. Decine di migliaia i decessi anche fra la popolazione civile, soprattutto bambini, per malattie e malnutrizione, causati dal perdurare della guerra. In particolare, un’epidemia di colera ha colpito un milione di persone. Che tutti “gli strumenti diplomatici si fossero esauriti” lo ha ammesso lo stesso presidente yemenita Abdrabbuh Mansour Hadi, cacciato dagli Houthi dalla capitale Sanaa nel febbraio 2015, mentre il vice ministro degli Emirati arabi, Anwar Gargash alla vigilia dell’attacco ha detto che la Coalizione “ha finito la pazienza”. E all’interno della coalizione sunnita del Golfo è proprio Abu Dhabi ad aver spinto nelle ultime settimane sull’acceleratore, nella speranza di dare il colpo di grazia ai ribelli sciiti. Alla vigilia dell’attacco, l’Unicef ha lanciato l’allarme sul rischio che la crisi umanitaria già in atto si trasformi in una catastrofe senza precedenti. Dal porto di Hodeidah passano infatti quasi tutti gli aiuti sanitari e alimentari destinati ai quasi 11 milioni di yemeniti intrappolati nel conflitto. “Milioni di bambini in tutto lo Yemen dipendono per la loro stessa sopravvivenza dai beni umanitari e commerciali che passano per quel porto ogni giorno – afferma l’Unicef in una nota – Senza importazioni alimentari, una delle peggiori crisi di malnutrizione al mondo non potra’ che aggravarsi. Senza le importazioni di carburante, essenziali per pompare l’acqua, l’accesso all’acqua potabile si ridurra’ ulteriormente, portando ad un numero ancora maggiore di casi di diarrea acuta e colera acquosa, che possono essere letali per i bambini piccoli. Soffocare questa àncora di salvezza avra’ conseguenze devastanti per ognuno di loro”.

La Coalizione, appoggiata da Stati Uniti e Paesi europei, sostiene di essere intervenuta per rimettere al potere il presidente legittimo Hadi, mentre gli Houthi sostengono di essere “una forza popolare” che difende il Paese “dall’invasione straniera” e di aver abbattuto il “regime” di Hadi a causa della corruzione e il malgoverno. Teheran ha sempre sostenuto gli Houthi, ma ha sempre negato di fornire loro assistenza logistica e aiuti militari. Abu Dhabi e Riad dal canto loro sostengono invece che Hodeidah, principale porto del paese, è il terminale di un intenso contrabbando di armi. Fallito l’ultimo tentativo di mediazione Onu per mettere il porto sotto “controllo neutrale”, anche le principali organizzazioni umanitarie stanno abbandonando il paese, mentre a parlare sono ora solo le armi.

Yemen, partita offensiva finale della calizione sunnita contro il porto di Hodeidah

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