Nato: Ammiraglio Di Paola, spendere meglio e di più per la Difesa

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I paesi europei membri della Nato devono “spendere meglio e di piu'” per la Difesa. Lo ha detto l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, ministro della Difesa tra il 2011 e il 2013 nel governo di Mario Monti, ex capo di Stato maggiore nonchè ex presidente del Comitato militare della Nato, in un’intervista rilasciata oggi a Bruxelles ad “Agenzia Nova”. Di Paola fa parte del comitato direttivo della Globsec Nato adaptation initiative (Gnai), di cui oggi è stato presentato il rapporto finale sul processo di adattamento della Nato durante una tavola rotonda ospitata dall’Atlantic treaty association (Ata) al Prince Albert club. “Ci rendiamo conto che, potenzialmente la nuova realtà dell’iniziativa di difesa europea può essere per molti paesi europei un veicolo più appropriato per investire in vere capacità militari. Quindi c’e’ la convinzione che ci debbano essere non aree di cooperazione, ma un vero partenariato strategico” tra le due organizzazioni.
Secondo Di Paola la Nato e l’Unione europea “sono due istituzioni in cui il core, al di là degli Stati Uniti, sono i singoli paesi”. È quindi necessaria “una cooperazione strategica, che vuol dire un vero e proprio rapporto di condivisione delle valutazioni di quali sono le minacce, di come evolve la situazione internazionale, di come reagire e quali sono gli strumenti piu’ utili”. Secondo Di Paola, “Consiglio atlantico e Consiglio europeo devono parlarsi a quel livello per capire quali sono gli strumenti, e quale l’organizzazione” in cui in “una particolare situazione “take the lead”, ossia debba assumere un ruolo di guida. Di Paola pone l’attenzione anche su un altro aspetto. “Non è che gli europei hanno capacità militari per l’Unione europea e capacità militari per l’Alleanza. Le capacità che servono sono quelle. Lo strumento dell’iniziativa di sicurezza europea può essere uno strumento per facilitare quegli investimenti e per costruire le capacità militari, che sono le stesse che devono avere nell’ambito della Nato. Ci vuole una vera convergenza della definizione di ciò che serve e di dove investire. Questo significa partenariato strategico”, aggiunge l’ex ministro della Difesa.
Non si tratta solo di “spendere meglio – sottolinea Di Paola -, ma bisogna anche spendere di più. Lo strumento militare, sia dell’Alleanza atlantica, che dell’Unione europea e dei singoli paesi, negli ultimi tempi ha avuto un disinvestimento notevole”, e “come in tutti i settori  quando vuoi riprendere terreno devi spendere meglio, non c’è dubbio, ma devi anche spendere di più, e non devi avere paura. Tutti e due gli aspetti sono necessari, nessuno dei due è sufficiente”, sottolinea Di Paola. Sul lavoro dell’Ue nella Difesa, l’ex ministro afferma che “è un lavoro che potenzialmente si muove nella giusta direzione. I principi sono quelli giusti, ma se questo veramente avverrà, se veramente ci muoveremo in questa direzione, ce lo diranno gli anni a venire e l’impegno dei singoli paesi”.
Per Di Paola “non c’è dubbio che i paesi più rilevanti dell’Unione europea, non solo Germania e Francia, ma anche Italia, Spagna e Polonia, devono essere leader in questo processo, e quindi investire. Non solo in termini d’idee, ma anche di risorse. Con tutto il rispetto parlando è chiaro che non si può confrontare il 2 per cento del Lussemburgo con il 2 per cento dell’Italia”. Per quanto riguarda l’elezione di Claudio Graziano a presidente del Comitato militare dell’Ue, Di Paola dichiara che “sicuramente e’ un’ottima notizia”, ricordando anche la presenza di Federica Mogherini come Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza. “Graziano come futuro presidente del Comitato militare – aggiunge – certo che è una buona notizia”, ed è “certo che possono aiutare in questa direzione. Al di là degli individui”, aggiunge tuttavia, è il “sistema politico” italiano “che non sono sicuro sia disposto a spingere nella direzione di costruire una difesa europea”. “Si tratta di costruire capacità vere” e non soltanto “gli aspetti soft”, spiega l’ex ministro della Difesa. “È li che il consenso politico italiano lo vedo più shaky”, ossia piu’ traballante.
Di Paola commenta anche la dichiarazione di ieri sera dell’ex presidente del Consiglio, e leader di Forza Italia (Fi), Silvio Berlusconi, rilasciata nel corso di un’intervista su “Rai 1”. Berlusconi ha fatto il nome del generale Leonardo Gallitelli, già Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, come l’esempio qualcuno che non viene dalla politica, ma che possa essere visto come una garanzia come premier. “Vuol dire – commenta Di Paola – che ritiene che nel mondo militare ci siano persone che hanno delle qualità e professionalità, e che ritiene che ciò sia percepito anche a livello elettorale: e’ significativo”.
Di Paola durante il servizio attivo ha sempre mostrato una vision non comune portando l’intero comparto della Difesa verso una ristrutturazione epocale in senso interforze. E’ stata  ridisegnata ,durante i suoi mandati da militare e da ministro della difesa, l’intera architettura del mondo militare razionalizzando funzioni e accorpando enti e reparti. Non dimentichiamo che Di Paola ha voluto la costituzione del Comado Operativo delle Forze Speciali – COFS – alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa. Nel COFS e’ inquadrata la Task Force 45, altra creazione dell’Ammiraglio Di Paola. Una componente altamente specializzata composta dalle forze speciali di tutte le forze armate. L’elite dell’elite delle Forze Speciali italiane che vengono impiegate nelle missioni “invisibili”.