Francia, Notre-Dame in fumo il simbolo della cristianità europea

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Secondo le prime indagini, l’incendio si sarebbe sviluppato da un’impalcatura presente sul posto per i lavori di restauro. Durante i lavori, sono state rimosse 16 sculture in rame, raffiguranti Gesù, i 12 apostoli e i simboli degli evangelisti, che dovrebbero tornare al loro posto nel 2021.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato: “Notre-Dame in fiamme. Emozione di un’intera nazione. Un pensiero per tutti i cattolici e per tutti i francesi. Come tutti i nostri compatrioti, sono triste stasera nel vedere questa parte di noi che brucia”. In tarda serata aggiunge: “Il peggio è stato evitato, ma la battaglia non è vinta completamente. Grazie al coraggio dei pompieri la facciata e le strutture non sono crollate. Ricostruiremo Notre Dame insieme“.

In queste ore drammatiche, l’Italia intera si stringe con sincera amicizia e vivissima partecipazione al popolo francese“. Lo scrive il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, in un messaggio a Macron. L’Unesco è “al fianco della Francia per salvare e ripristinare questo patrimonio inestimabile”, ha affermato il direttore generale dell’organismo Onu, Audrey Azoulay. Notre Dame è diventata patrimonio dell’umanità dell’Unesco nel 1991.

La procura indaga per rogo accidentale. Ieri è intervenuto su twitter anche Donald Trump: “perché non usano degli aerei per spegnere il fuoco?”

Gli addetti ai lavori hanno però spiegato che l’utilizzo di velivoli tipo Canadair avrebbe rischiato di distruggere tutto» con una bomba d’acqua troppo potente per una cattedrale con novecento anni di Storia. Non si sa cos’abbia fatto scoppiare il fuoco, probabilmente un incidente: sarà la procura di Parigi a chiarire le responsabilità. E a stabilire se c’entri qualcosa quel cantiere così unico, piazzato intorno alla guglia a 92 metri da terra, un’altezza proibitiva per un intervento tempestivo ed efficace: «Siamo bravi quando possiamo entrare nell’edificio e lavorare dall’interno — racconta un ex funzionario della Protezione civile italiana, Piero Moscardini — ma in una situazione del genere non potevano fare più di così. I pompieri sparavano acqua con lo snorkel, un cannone: al tetto quasi non ci arrivavano».

Si tratta del primo grave incendio che ha colpito la cattedrale, costruita a partire dal 1163 nella parte orientale dell’Île de la Cité, nel cuore della capitale francese, nella piazza omonima. Notre Dame rappresenta una delle costruzioni gotiche più celebri del mondo, e in base alla Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, è proprietà dello Stato francese, come tutte le altre cattedrali fatte costruire dal Regno di Francia, e il suo utilizzo è assegnato alla Chiesa cattolica. La storia racconta che durante la Comune di Parigi del 1871, nella cattedrale, da poco restaurata e riaperta al culto, vennero incendiate alcune panche e sedie, senza gravi danni. Il tempio è stato risparmiato durante le due guerre mondiali.

La corona di spine di Cristo e la tunica di San Luigi, custodite nella Cattedrale, sono state salvate dalle fiamme, ha detto il rettore della cattedrale. Salvate anche le 16 statue di rame, raffiguranti Gesù, i 12 apostoli e i simboli degli evangelisti, rimosse proprio per consentire i lavori di restauro: erano posizionate a ridosso della guglia crollata.

Il tetto della cattedrale, crollato nell’incendio, era ancora quello originario, che aveva sostituito la copertura provvisoria dei tempi del vescovo Maurice de Sully, che promosse la costruzione del tempio. Il tetto venne terminato nel 1326 con l’installazione delle tegole, costituite da lastre di piombo con uno spessore di 5 millimetri; il suo peso totale è di 210mila chili. Il telaio di sostegno della copertura è in legno di quercia; è stimato che per realizzarlo siano state necessarie circa 1.300 querce, corrispondenti a 21 ettari di foresta.

La storia della costruzione

Il vescovo Maurice de Sully, fin dal suo insediamento nel 1160, promosse la costruzione di una nuova e più ampia cattedrale, risultando quella di Santo Stefano in rovina e la chiesa di Nostra Signora insufficiente per la popolazione in crescita. Le due chiese vennero demolite e la prima pietra venne posata alla presenza di papa Alessandro III, che soggiornò a Parigi dal 24 marzo al 25 aprile 1163, sotto il regno di Luigi VII il Giovane. La struttura, a cinque navate con doppio deambulatorio intorno all’abside, venne portata a termine nel 1182; il 19 maggio dello stesso anno, Henri de Château-Marçay, legato pontificio di papa Lucio III, consacrò l’altare maggiore, e nel 1185, nel corso della prima celebrazione all’interno della cattedrale, il patriarca di Gerusalemme Eraclio di Cesarea convocò la Terza Crociata.