Cipro,Turchia, Europa e Italia: una partita geopolitica sull’energia e non solo

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(di Pasquale Preziosa) Guerra di comunicati tra l’Unione Europea e la Turchia: Tusk e la Commissione europea, hanno lanciato un “warning” alla Turchia per il rispetto delle sovranità nazionali, dopo che le navi della Marina turca hanno impedito, alla nave noleggiata dalla nostra ENI, di proseguire il cammino verso l’area economica esclusiva appartenente ai greco ciprioti, per esplorare l’eventuale presenza di gas sottomarino.

L’Italia ha invitato i turchi alla negoziazione.

La Grecia ha reagito appellandosi al rispetto delle leggi internazionali, e ha invitato la controparte a desistere da ogni azione di forza.

Per la storia, la parte turco cipriota dell’isola ha il solo riconoscimento della Turchia, mentre quella greco cipriota ha il riconoscimento della maggior parte dei paesi al mondo e fa parte dell’Unione europea: nel 1974 la Turchia inviò le proprie truppe a Cipro a supporto dell’etnia turca (22%) a seguito del colpo di stato che depose l’arcivescovo greco ortodosso Makarios e fece fallire il “Trattato di Nizza”.

Per la storia più recente, la Turchia, dopo il tentato golpe del 2016, ha cambiato radicalmente la sua politica estera, con un avvicinamento sostanziale alla Russia, all’Iran e alla Siria e una presa di distanza dall’Arabia Saudita e dagli USA: non è con questo regime che l’Unione europea potrà confrontarsi.

Erdogan desidera più supporto economico per i rifugiati siriani nel proprio territorio e sta giocando la sua partita energetica nel mediterraneo.

La Turchia di Erdogan ha invertito il percorso di modernizzazione intrapreso da Ataturk, quest’ultimo accostato, in occidente, alla figura del Gen. De Gaulle francese (Fabio Grassi-Il fondatore della Turchia moderna).

La sostituzione delle istituzioni religiose cristiane con quelle laiche portò in Europa verso la Rivoluzione industriale (Ariel Durant- The lesson of history).

L’azione turca verso Cipro ci riporta indietro nel tempo, nell’era della politica delle cannoniere: una mossa tatticamente perfetta ma, strategicamente errata perché lede il rapporto di fiducia tra le diplomazie.

I tentativi di riunificazione delle due componenti etniche dell’isola cipriota, sono stati fatti ripetutamente ma senza esiti, l’ultimo si è concluso nel Gennaio 2017 a Ginevra con un nulla di fatto.

Il problema insormontabile sembra essere la salvaguardia di pari diritti alla minoranza turco cipriota e le compensazioni per le terre e proprietà abbandonate ai tempi dell’invasione dell’isola.

Non solo, per i turchi: Cipro e la comunità turca rappresentano un punto di onore per la salvaguardia della reputazione del paese.

Per la Russia, che non era presente a Ginevra, la riunificazione delle due comunità cipriote non presenta positività, in quanto rappresenterebbe una vittoria dell’Unione europea e favorirebbe l’ingresso dell’isola nella NATO; per anni la piazza finanziaria di Cipro è stata impiegata per non chiare attività finanziarie delle compagnie russe (safe Heaven), la Russia, inoltre, percepisce Cipro come punto nevralgico per il controllo militare del mediterraneo e per la strategia della distribuzione del gas naturale.

Sotto il profilo energetico Gazprom sta spingendo per accelerare la pipeline “TurkStream” per servire gas alla Turchia e all’Europa per posizionarsi bene nella prossima competizione sulle fonti energetiche.

Israele con i pozzi di Zohr, l’Egitto, Israele con Tamar e Leviathan e Cipro con Aphrodite e Calypso hanno scoperto importanti giacimenti di gas naturale negli ultimi dieci anni, con riserve provate di 3500 miliardi di metri cubi (bcm) e stimate di 10 mila bcm (fonte Limes) che potrebbero alimentare sia la Turchia sia il sud est dell’Europa.

La piccola isola di Cipro rientra tra i grandi giochi per l’energia nel teatro sud europeo e ha già concluso con l’Egitto e Israele intese per creare una grande rete integrata di gasdotti sottomarini integrati.

L’Europa, compresa l’Italia, è molto interessata al Gas proveniente dall’area del Levante sia per diversificare gli approvvigionamenti,oggi provenienti principalmente dalla Russia (350 bcm/anno), sia per coprire una diminuzione di produzione della Norvegia, Paesi Bassi e UK, sia per alimentare la maggiore richiesta interna dovuta alla crescita economica (addizionali 40/60bcm/anno).

La Turchia è fortemente interessata al gas cipriota, attualmente importa 48 bcm/anno, dista solo 600 km dall’area di interesse e vi sono progetti di pipeline in fase di completamento (Azerbaigian, Turchia, Tana attraverso la Turchia stessa, Tap verso l’Italia, e la Russia che vorrebbe collegarsi attraverso il futuro TurkStream.

Questo è il quadro di riferimento, molto complesso, che meriterà l’attenzione degli aventi causa.

La ripartizione delle risorse tra le due comunità cipriote è uno dei fattori del contenzioso in atto unita alle rotte di transito dei gasdotti.

Il comportamento di forza della Turchia di Erdogan non è nuovo nel panorama geopolitico dell’area mediterranea e Medio Orientale.

Con la Russia, nel 2015 la Turchia iniziò una prova di forza abbattendo un velivolo Su-24, l’evento destò molta preoccupazione a livello NATO, era dal 1952 che non si registravano abbattimenti di velivoli russi.

Le diatribe con la Grecia sono all’ordine del giorno sia sul mare sia nello spazio aereo di competenza.

I rapporti con gli USA sono ai ferri corti (Cavusoglu) anche per i fatti di Afrin e per l’imam in esilio, Gulen.

A Soci, in Russia i turchi si sono incontrati con Putin e il presidente iraniano Rohani per parlare del futuro della Siria: una mossa non condivisa dai sunniti che fanno capo all’Arabia Saudita.

Il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele da parte degli USA ha provocato la reazione di Erdogan :“Gerusalemme rappresenta la linea rossa per i musulmani”.

Queste ripetute divergenze politiche rendono ogni giorno più flebile il legame con la NATO.

L’ingresso della Turchia nell’Unione europea non è all’ordine del giorno.

Vi sono tutti gli elementi per un “incendio geopolitico” nell’area sia mediterranea che Medio Orientale.

La Turchia ha assunto un brutto carattere geopolitico con la presidenza di Erdogan, meno diplomatico e più votato alla prova di forza.

Al di fuori degli USA e della Russia, oggi non vi sono leader in grado di gestire la prova di forza voluta da Erdogan.

I paesi europei sono uniti nei messaggi, ma nazionalisti nei comportamenti. Cipro non potrà gestire, da sola, il problema della zona economica esclusiva.

L’Eni non potrà muoversi prima di aver chiarito la diatriba. L’Italia è in piena campagna elettorale e quindi in un momento di debolezza politica e il futuro non si presenta roseo per l’assenza, nei programmi elettorali, dei lineamenti di politica estera e di difesa per la prossima legislatura.

Sotto il profilo storico geopolitico, l’Italia ha sempre negoziato e mai avviato azioni diverse per il riconoscimento dei propri diritti (missili su Lampedusa, cantieri STX,…..).

La Grecia ha avuto già una motovedetta speronata da naviglio militare turco.

La Germania è alla ricerca di equilibri politici interni.

La Francia di Macron ha offerto a Erdogan il livello di partenariato con l’Europa ma non è stato accettato.

L’Europa e quindi anche l’Italia sembrano vivere in una realtà storica parallela a quella reale, la geopolitica è ripartita a grande velocità ma i nostri movimenti geopolitici sembrano bradipi non curanti dei grandi problemi che ci circondano.

Non è un buon momento.

“De escalation” sarà la parola magica attendendo la prossima tempesta.

 

 

Cipro,Turchia, Europa e Italia: una partita geopolitica sull’energia e non solo