Economia circolare, concetto ancora troppo confinato alla teoria

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(di Andrea Grossi Gruppo Green Holding) Ormai da tempo si sente parlare di economia circolare ed anche a livello europeo, la Commissione Europea[1] la considera un obiettivo primario per i prossimi anni adottando un pacchetto di misure “per aiutare le imprese e i consumatori europei a compiere la transizione verso un’economia più forte e più circolare, in cui le risorse siano utilizzate in modo più sostenibile”. Nelle intenzioni della Commissione si arriverà a  “chiudere il cerchio” del ciclo di vita dei prodotti, incrementando il riciclaggio e il riutilizzo in grado di portare vantaggi sia all’ambiente che all’economia. I piani mirano a fare il massimo uso di tutte le materie prime, i prodotti e i rifiuti e a ricavarne il massimo valore, favorendo i risparmi energetici e riducendo le emissioni di gas a effetto serra. Le proposte della Commissione riguardano l’intero ciclo di vita dei prodotti: dalla produzione e dal consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato delle materie prime secondarie. La transizione è sostenuta finanziariamente dai Fondi strutturali e d’investimento europei (fondi ESI), che comprendono 5,5 miliardi di euro per la gestione dei rifiuti. Inoltre, viene fornito un sostegno di 650 milioni di euro nell’ambito di Orizzonte 2020 (il programma di finanziamento dell’UE per la ricerca e l’innovazione) e da investimenti nell’economia circolare a livello nazionale. Anche in Italia si è mosso il ministero dell’Ambiente[2], soprattutto per inquadrare e misurare nel concreto gli effetti e gli obiettivi di una autentica economia circolare.

A novembre del 2017 era stato pubblicato il documento “Verso un modello di economia circolare per l’Italia”, redatto congiuntamente dal Ministero dell’Ambiente e Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) con l’obiettivo di fornire un inquadramento generale dell’economia circolare nonché di definire il posizionamento strategico sul tema, costituendo il primo passo per la realizzazione di quello che sarà il vero e proprio “Piano di Azione Nazionale sull’Economia circolare”. Era emersa da più parti la necessità di misurare la circolarità al fine di dare maggiore concretezza alle azioni perseguire in materia. «Pertanto – scrive il ministero dell’Ambiente – a seguito delle sollecitazioni ricevute da imprese, associazioni di categoria, consorzi, rappresentanti delle pubbliche amministrazioni, il Ministero dell’Ambiente ed il MISE, con il supporto tecnico e scientifico dell’ENEA, hanno avviato un “Tavolo di Lavoro” tecnico con l’obiettivo di individuare adeguati indicatori per misurare e monitorare la circolarità dell’economia e l’uso efficiente delle risorse a livello macro (sistema paese), meso (regione, distretto, settore, ecc.) e micro (singola impresa, organizzazione, amministrazione). Gli indicatori elaborati dal “Tavolo di Lavoro” tecnico  non sono, tuttavia, da considerarsi esaustivi ma rappresentano la base di partenza per arrivare, in futuro, all’individuazione delle migliori soluzioni disponibili per il sistema Italia in termini di massimizzazione dei benefici economici e di salvaguardia delle risorse». Proprio da quest’ultimo passaggio si comprende come siamo ancora all’interno di concetti piuttosto aleatori. L’economia circolare sarebbe importantissima ma bisogna cominciare a metterla in pratica, se ne sente parlare ancora troppo a livello di teoria. Dovrebbe essere invece resa fattibile e non limitarla a dibattiti o studi. Da sempre io ho unapproccio tutto orientato alla praticacome dimostra la mia storia imprenditoriale. Vedo un governo ancora non focalizzato sulle vere esigenze delle aziende, temo quindi che anche questa iniziativa congiunta di Ministero dell’Ambiente e Mise possa rimanere confinata a qualcosa di scarsa applicazione pratica.

 

Economia circolare, concetto ancora troppo confinato alla teoria

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