Il fenomeno Trap raccontato con Achille Lauro

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(di Francesca Proietti Cosimi) Non a caso penso che sia un fenomeno generazionale perché rappresenta giovani che non hanno più interesse in niente, perfino nel credere in qualcosa. È una generazione disillusa perché da subito già esposta a tutte le esperienze e le percezioni possibili (sempre ovviamente percepite attraverso la simulazione del piccolo schermo di uno smartphone), con un bagaglio di conoscenze e simulazioni di vita tale da aver già provato tutto, già visto tutto. E si annoia.

Questo causa l’odio, il disprezzo di chi più vecchio non ha avuto “tutto quello che avete voi” e non lo capisce.

La trap però a differenza del rap non ti canta la tua riscossa, la tua vittoria perché sei uscito dalla strada , no avvicina i ragazzi ad avere valori, arriva dalla cultura indie. Il personaggio del momento è Achille Lauro che si è presentato a Sanremo, uno spazio dimensionale il festival è trionfo, chino nel suo conformismo borghese, politically correct, nazionalpopolare fino al midollo, senza polemiche perché sennò… Già di per sé uno come Achille Lauro è un elemento dirompente: stonato, coi tatuaggi in faccia, con un passato (?) da “drogato”, da trapper… tutto storto, tutto sbagliato.

Però Rolls Royce non è trap, non è disturbante. Se Achille Lauro non l’avesse portata a Sanremo non avremmo mai calcolato il brano, noi di un’altra generazione perché i 13enni che ci piaccia o no questa musica l’ascoltano dagli auricolari dei loro smartphone facendoli balzare sulle classifiche dei brani più scaricati.

Il fenomeno Trap raccontato con Achille Lauro

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