Il Tar da ragione ai sindaci, stop allo spandimento agricolo dei fanghi

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(Paolo Titta) E’ notizia dello scorso luglio quella che vede il Tar della Regione Lombardia assecondare le richieste di cinquantuno sindaci del Lodigiano e del Pavese, a seguito dell’emanazione della delibera della Giunta Maroni, approvata l’11 settembre scorso, che ha aumentato di 200 volte i limiti degli idrocarburi presenti nei fanghi utilizzati in agricoltura.

Sono infatti trentuno i sindaci della provincia di Pavia che, uniti a ulteriori ventisei colleghi del Lodigiano, lo scorso 6 aprile hanno richiesto al Tar di invalidare la scelta del Pirellone. La tesi portata avanti dalle amministrazioni comunali è indirizzata ai concimi prodotti dai depuratori fognari. Il limite della soglia sarebbe infatti passato dai 50 mm/kg (decisi da una sentenza della Cassazione del gennaio 2017) agli attuali 10.000 mm/kg, troppi secondo questo gruppo di sindaci. E’ stato il Comune di Lodi Vecchio, raccogliendo adesioni da parte di Bertonico, Brembio, Camairago, Casaletto, Castelnuovo, Casale, Castiglione, Castiraga Vidardo, Cavacurta, Cervignano, Cornegliano Laudense, Corno Giovine, Crespiatica, Fombio, Graffignana, Casalpusterlengo, Merlino, Mairago, Orio Litta, Ossago, Pieve, San Martino in Strada, Somaglia e Tavazzano, a presentare l’istanza per chiedere la sospensione della delibera regionale.

“Una vittoria a tutela del territorio, della salute dei cittadini pavesi e lodigiani, contro limiti introdotti senza criterio da una Giunta regionale più impegnata a promuovere un uso sconsiderato dei fanghi su un territorio che sopporta lo spandimento dell’80% dei fanghi prodotti che ad entrare nel merito di un uso sostenibile delle risorse” si legge dalla dichiarazione di queste Giunte in seguito all’approvazione del Tar.

L’altro lato della medaglia vede questa limitazione come un serio danno per il sistema di gestione dei rifiuti da parte delle varie società interessate dalla sentenza sono in tutta la Lombardia. Per Andrea Mariani, direttore della Secam, ad esempio, in questo modo prevale “l’impossibilità tecnica ed autorizzativa di stoccare in loco oltre la produzione limitata di 2/3 giorni negli impianti presenti in provincia, con conseguenti produzioni odorigene e l’inevitabile successivo sversamento nei corpi idrici del refluo qualora non fosse revocata l’istanza”. Sono infatti già da tempo stati bloccati i ritiri dei container da parte delle discariche.

Inoltre i gestori dei siti di depurazione regionali hanno ricevuto una comunicazione d’urgenza a Milano da parte dell’assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo, al fine di elaborare un programma d’intervento anche in considerazione di quanto quest’ultimo ha precedentemente stabilito con il neo ministro all’Ambiente Sergio Costa. Da parte dei gestori si richiede, quindi, la sospensione dell’operatività della sentenza del Tar, ma innanzi tutto l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale su cui c’è già l’accordo, che rappresenta in questa condizione anche l’unico provvedimento in grado di risolvere la criticità che si è venuta a creare.

Contemporaneamente, l’Assessore all’Agricoltura Fabio Rolfi dichiara che la Lombardia sarà in grado di varare un logo fanghi-free al fine di segnalare l’agroalimentare che produce senza utilizzarli, bloccando allo stesso tempo gli incentivi all’utilizzo. Ulteriore provvedimento riguarderà lo stop ai fanghi provenienti da altre Regioni (la sola Lombardia ne smaltisce il 40% del totale nazionale). “Non siamo la discarica d’Italia” ha dichiarato il leghista, che quindi si dimostra in totale sintonia con le richieste dei sindaci del luogo. “Parliamo di 500mila tonnellate annue proprie e di 400mila tonnellate importate da altre Regioni, che hanno maglie più strette sullo smaltimento. In Lombardia, insomma si smaltisce una milionata di tonnellate di fanghi. Un carico impattante. Non sostenibile, nei numeri” ha concluso lo stesso Rolfi.

Questo problema da metà luglio si è espanso anche verso la Toscana, riguardando il governatore Enrico Rossi, tutti i prefetti della Regione, a partire da quello di Grosseto Cinzia Torraco, e soprattutto il presidente del Fiora e di Aquaser Emilio Landi. Avendo i giudici cancellato l’indicazione presente nella delibera sui limiti di accettazione degli idrocarburi nei suoli, per lo spandimento di fanghi o prodotti derivanti dal loro trattamento, i gestori degli impianti di conferimento lombardi a cui vengono avviati da tempo gran parte dei fanghi dei depuratori delle province di Siena e Grosseto (per citarne due) dal 23 luglio hanno cessato l’importazione di queste risulte. Bisogna qui considerare che nella sola area gestita da Acquedotto del Fiorase ne producono 15/20mila tonnellate all’anno, non senza affanno nello smaltimento. “La situazione per i gestori delle decine di impianti di depurazione diventa adesso estremamente critica, non disponendo di sbocchi immediati per il recupero e lo smaltimento dei fanghi, stimati in Toscana in oltre 10mila tonnellate al mese” ha affermato nel merito –Giuseppe Sardu, coordinatore di Confeservizi Cispel Toscana. “I gestori toscani” ha poi aggiunto Landi “sono impegnati in progetti di investimento per poter disporre nei prossimi anni di un sistema impiantistico adeguato e autosufficiente, ma il provvedimento del Tar della Lombardia rischia di produrre i suoi effetti già dai prossimi giorni con rischi per le acque marine. Noi, per esempio, già eravamo in difficoltà, costretti a rifiutare la depurazione ai campeggi e a calcolare con estrema attenzione gli stoccaggi. Questa novità ha una portata negativa enorme. Non voglio neanche pensarci”.

Nel caso in cui i gestori non rinvenissero un’area dove smaltire i fanghi residuali dei depuratori, quelle che si disperderebbero potrebbero essere delle acque sporche, con effetti immediati sulla balneabilità delle nostre coste.

Tanto che tra le ultime proposte si trova addirittura una richiesta di spedizione dei fanghi verso la Polonia, una soluzione che naturalmente farebbe lievitare i costi per la collettività che subirà uno scatto di prezzo dagli attuali 70 euro a tonnellata ai potenziali 300-350.

Il Tar da ragione ai sindaci, stop allo spandimento agricolo dei fanghi

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