Migranti, 40000 morti nel Mediterraneo, ma l’esodo è solo all’inizio

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(di Massimiliano D’Elia) Immaginate una diga immensa di acqua e piccoli fori sulle gigantesche pareti da dove fuoriescono piccoli rivoli d’acqua. Rivoli che preannunciano la rottura inevitabile del poderoso muro di cemento. Un pericolo per le valli sottostanti perché è solo una questione di tempo ma prima o poi le piccole lacerazioni da cui esce quell’acqua si romperanno e l’acqua invaderà le valli e la sua potenza inghiottirà ogni cosa al suo passaggio. Questo è lo scenario che si potrebbe verificare con le popolazioni del centro africa che stanno spingendo la fragile cortina dei paesi nordafricani per attraversare il mediterraneo ed arrivare in un posto migliore. Blocchi navali, porti chiusi e quant’altro non fermeranno mai e poi mai l’esodo di massa che si sta cercando di arginare. Occorrerà attuare nuove politiche inclusive all’interno dei confini nazionali e di aiuto vero verso i paesi africani. Sembra fantascienza ma è l’unica soluzione di fronte ad un invecchiamento precoce della popolazione europea con indici di nascita intorno allo zero. Verosimilmente abbiamo bisogno della gioventù africana per continuare standard di vita accettabili. Questo è uno dei timori degli altri continenti che pochi hanno capito. Se l’Europa che ha già il più alto Pil a livello mondiale dovesse iniziare politiche inclusive e rigeneranti a livello demografico, non ce ne sarebbe per nessuno. Difesa Comune, Economia Comune e nuova forza lavoro sarebbero una miscela nuova ed unica per ridare al vecchio continente lo splendore di un tempo. Purtroppo al momento, invece, attira più quello che nuocerà al nostro futuro e che  arricchisce, invece, le tasche di pochi come i trafficanti di esseri umani.  I trafficanti stanno sfruttando la disperata voglia dei migranti di partire prima che, da parte dell’Europa, ci siano ulteriori giri di vite sugli attraversamenti del Mediterraneo”, ha dichiarato il capo della missione dell’Oim in Libia, Othman Belbeisi. Un altro naufragio di migranti, stavolta di un gommone e ancora un bilancio con oltre un centinaio di “dispersi” che in queste condizioni vuol dire quasi sicuramente “annegati”. Il tutto nel nuovo quadro creato dalla chiusura dei porti italiani ed europei. I trafficanti di essere umani per non interrompere i loro sporchi introiti mandano allo sbaraglio barconi fatiscenti. Come già per il naufragio da 63 vittime segnalato domenica sera, anche stavolta è stato l’Unhcr – l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati – a denunciare con un tweet che “ci sono 16 sopravvissuti di un’imbarcazione che portava 130 persone, delle quali 114 sono ancora disperse in mare”. Circa 10 i bambini annegati. Sulla “rotta mediterranea centrale”, quella tra Italia e Libia le cifre totali delle vittime aumentano di ora in ora: l’Oim, l’Agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione, dall’inizio dell’anno al 27 giugno scorso aveva contato la morte di 653 migranti su questo tratto del Mediterraneo che nel complesso, calcolando anche i settori ovest ed est, ha inghiottito nel 2018 quasi mille disperati. L’ecatombe peraltro sta continuando da anni: 15 mila le vittime nel Mediterraneo tra il 2014 e il 2017 e quasi 38 mila se si risale al 2000 sempre solo fino all’anno scorso (dati Oim).

 

Migranti, 40000 morti nel Mediterraneo, ma l’esodo è solo all’inizio

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