Non bastano allarmi e segnalazioni, il nostro mare è sempre più inquinato

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(Ammiraglio Giuseppe De Giorgi) Dopo essere rientrata in porto da un viaggio iniziato il 22 giugno dalla Liguria e terminato pochi giorni fa in Friuli Venezia Giulia la Goletta Verde di Legambiente ci riporta il bilancio annuale di salute dei nostri mari e delle nostre coste: critico il risultato di queste analisi con quasi l’8% delle acque italiane più inquinate rispetto allo scorso anno; il 48% dei campioni prelevati dai nostri mari risulta infatti “fortemente inquinato” (39%) ed “inquinato” (9%). Il nostro mare risulta quindi sempre meno pulito, nonostante allarmi, denunce e segnalazioni, riguardo alla situazione di peggioramento continua in cui versano da tempo le nostre acque.

Il monitoraggio di Goletta Verde prende in considerazione i punti a “maggior rischio” di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e dei cittadini attraverso il servizio SOS Goletta ed analizzati tramite parametri microbiologici (come Enterococchi intestinali ed Escherichia coli). Sono stati così considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010). Mentre sono “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo. Dalla campagna 2018 della barca a vela di Legambiente che ogni estate naviga lungo i 7.500 km delle coste italiane per monitorare la salute del Mediterraneo, sono così emersi dati davvero poco incoraggianti. A fronte del 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere italiane entro i limiti di legge, il restante risulta inquinato per, in pratica, un punto ogni 59 chilometri. Risultati negativi che sicuramente possiamo attribuire, secondo il report di Legambiente, alla mala depurazione di cui ancora soffrono vaste aree del nostro Paese e per la quale l’Unione europea ci ha presentato un conto salatissimo. Non dimentichiamo infatti che l’Italia proprio sul tema della depurazione ha subito ad oggi due condanne, ed è già avviata una terza procedura d’infrazione, su oltre 909 agglomerati urbani sparsi per tutto il territorio della penisola (25% in Sicilia con 231 agglomerati, 143 in Calabria pari al 16%, ed infine 122 in Campania ossia il 13% del totale). Il completamento della rete fognaria e di depurazione delle acque reflue è una delle grande opere, a mio avviso, che più manca al nostro Paese, la mala depurazione è, infatti, un’emergenza ambientale che va affrontata con estrema urgenza(vale la pena ricordare che per la multa UE abbiamo pagato inizialmente quasi 25 milioni di euro che si sommano ai 30 milioni che ogni sei mesi dovremo aggiungere al conto finché non ci metteremo in regola). L’anno scorso la regione più inquinata d’Italia era il Lazio. Dopo 5 anni di segnalazioni i litorali di Lazio, Calabria, Campania e Sicilia, non hanno migliorato la loro situazione, anzi. La Sicilia è però quest’anno in testa per numero di campionamenti risultati oltre i limiti: 21 punti ‘fuori legge’ sui 26 campionamenti totali effettuati lungo le coste della regione (17 “fortemente inquinati”, 4 “inquinati”). Seguono la Campania con 20 punti oltre i limiti (19 “fortemente inquinati”) su 31 campionamenti effettuati; il Lazio con 17 punti oltre i limiti sui 24 monitorati (12 sono “fortemente inquinati”), e la Calabria con 15 su 22 (12 “fortemente inquinati”). Nonostante poi la cartellonistica informativa obbligatoria ormai da anni per i comuni, la carenza di informazione ai cittadini riguarda anche i punti ufficialmente interdetti alla balneazione. Negligenze che si traducono in “alta presenza di bagnanti” in 3 degli 8 punti campionati ufficialmente interdetti alla balneazione e “media presenza” in altri 3.

I quasi due mesi di viaggio del vascello ambientalista sono serviti anche a denunciare le illegalità ambientali, le trivellazioni petrolifere, il problema dei rifiuti in maree. Le foci dei fiumi, dei canali, dei corsi d’acqua, gli scarichi sospetti e altri punti critici sono i luoghi dove si concentrano le maggiori criticità: su 149 foci monitorate, 106 (il 71%) sono risultate “fortemente inquinate” (il 61%) e “inquinate” (il 10%). Il 43% dei punti campionati sono, invece, spiagge. Su 78 spiagge monitorate sono poi stati trovati in media 620 rifiuti ogni 100 metri. Dopo la cattiva gestioni dei rifiuti e le discariche illegali è il turismo balneare infatti una delle fonti principali di plastica in mare, oltre un terzo dei rifiuti che possiamo trovare sui nostri lidi è riconducibile infatti proprio a questo turismo. Rifiuti “dimenticati” in spiaggia ogni giorno dai turisti o dispersi a causa della limitata capacità di gestione dei rifiuti delle località balneari, spesso insufficiente a fronteggiare l’alta affluenza estiva. Ogni oggetto lì dimenticato e non raccolto finisce inevitabilmente per sbriciolarsi con il tempo, anche per questa ragione alcune zone del Mediterraneo, un mare praticamente chiuso, hanno la più alta concentrazione di micro-plastiche al mondo. E dei 300 milioni di tonnellate di materie plastiche che ogni anno vengono prodotti, almeno 8 milioni, come ormai ben sappiamo, finiscono nell’oceano.

Non solo riciclo quindi, che da solo può non bastare, ma anche un’educazione diversa ed una modifica dei nostri comportamenti per sensibilizzare tutti i cittadini sia contro l’abbandono dei rifiuti sia nel limitarsi nell’uso dei prodotti monouso: una volta compromessa la “risorsa mare” non sarà infatti più possibile rinnovarla” (citando il neo Ministro dell’Ambiente al lancio della campagna #iosonoambiente).

Non bastano allarmi e segnalazioni, il nostro mare è sempre più inquinato

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