Ridotta la mortalità per cancro del sangue: novità dal congresso di ematologia USA

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(Nicola Simonetti) Da San Diego (Usa) l’American Society of Hematology (ASH) riunita per il “più importante evento scientifico dell’anno in materia”, afferma che, grazie alle nuove terapie, la mortalità per neoplasie del sangue risulta ridotta.

Attualmente, la maggior parte di queste patologie presenta una diagnosi infausta ma, negli ultimi decenni, sono stati fatti passi da gigante nell’allungamento della prospettiva di vita e nel miglioramento della qualità di quest’ultima, grazie soprattutto all’introduzione di terapie di prima linea che vedono l’impiego di combinazioni di trattamenti classici (chemio) con l’immunoterapia. E fanno ormai testo i progressi, a livello biologico e terapeutico, in tema di linfomi, CAR-T cell, leucemie acute, leucemia linfatica cronica, mielodisplasie e mieloma multiplo.

Se ne fanno portavoce anche gli oncoematologi italiani e stranieri di fama internazionale nel post-ASH di Bologna.

Anche per gli oltre 33 mila gli italiani che, ogni anno, sono colpiti da un tumore ematologico, certezze e speranze a portata di mano.

Numerosi studi hanno validato l’impiego di anticorpi monoclonali in associazione ai classici farmaci chemioterapici. L’uso della tecnica chiamata CAR-T, ancora su un numero basso di pazienti, ha aperto la strada – dice Pier Luigi Zinzani, professore ematologia, università Bologna che ne è stato uno dei primi utilizzatori presso l’ist. Seràgnoli” dell’università di Bologna – a una promettente strategia di cura che potrebbe rivoluzionare il decorso e la prognosi di queste neoplasie maligne. Le risposte globali e complete sono soddisfacenti.

“La CAR-T, acronimo dall’inglese Chimeric Antigen Receptor T-cell, si riferisce ad un procedimento che riguarda il prelievo dal paziente di alcune cellule del sistema immunitario (linfociti T), alla loro modifica genetica in laboratorio per addestrarle a riconoscere le cellule tumorali e poi alla reinfusione delle cellule, così istruite, nello stesso paziente. Queste cellule attivano la risposta immunitaria e distruggono il tumore. Confermata anche l’attività delle CAR-T nei linfomi ad alto grado il cui controllo dura anche dopo due anni di follow-up senza necessità di fare ulteriori trattamenti.

Rilevati segni di efficacia nel mieloma multiplo con malattia ricaduta e refrattaria, e studi in corso per l’uso nel linfoma di Hodgkin, linfoma anaplastico e leucemia linfatica cronica. CAR-T in associazione ad altri farmaci che ne potenziano l’attività e talora riducono gli effetti collaterali” (prof. Paolo Corradini, università Milano e presidente Società italiana ematologia).

Nei linfomi (diagnosi che include oltre 30 malattie diverse), che sono le più frequenti malattie oncoematologiche si è passati – dice Zinzani – dalla convenzionale chemioterapia a quella combinata con l’introduzione della chemioimmunterapia. “In questo ambito ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale l’anticorpo anti-CD20… Gli anticorpi monoclonali, inoltre, hanno dato buoni risultati anche nel linfoma di Hodgkin, nei linfomi di derivazione T-linfocitaria, nel linfoma primitivo del mediastino, nel linfoma mantellare e nei linfomi follicolari. Il nuovo approccio terapeutico rappresentato dalle CAR-T ha dato una svolta fondamentale nell’ambito dei linfomi diffusi a grandi cellule. Al congresso di San Diego sono stati presentati anche i risultati delle terapie per il linfoma di Hodgkin con un anticorpo “drug conjugate” [cioè collegato a un farmaco biologicamente attivo] anti-CD25 e la combinazione a tre farmaci con anticorpi monoclonali. Anche nell’ambito degli altri linfomi le combinazioni tra chemio terapie e immunoterapia con anticorpi monoclonali si sono mostrate efficaci”.

La leucemia acuta e la linfoblastica – dice il prof. Fabrizio Pane, università, Napoli Federico II e presidente della Società – costituiscono l’ultimo gruppo di patologie neoplastiche del sangue che hanno iniziato a beneficiare dell’introduzione nella terapia dei farmaci biologici… Le novità presentate all’ASH riguardano, per la leucemia mieloide, farmaci a bersaglio molecolare intracellulare. Per la leucemia linfoide invece la fanno da padrone le immunoterapie.

“Sono terapie basate su anticorpi monoclonali recentemente modificati rispetto a quelli già utilizzati in passato in modo da aumentarne l’efficienza. Numerosi studi – continua Pane – sulle tecniche di immunoterapia attiva che utilizza linfociti del paziente che sono modificati nella loro specificità antigenica e in grado di riconoscere antigeni espressi sulle cellule leucemiche (CAR-T). Hanno un’efficacia molto elevata anche in malati plurirefrattari a tutte le altre terapie. L’aspettativa di sopravvivenza con terapia intensiva e anticorpi monoclonali è superiore al 50%”.

Il mieloma, malattia tuttora considerata inguaribile, fa registrare, negli ultimi 20 anni, ad aumento della sopravvivenza da poco più di 2 anni a medie vicine ai 7, anche nelle fasce di età avanzate.

“Presentati, all’ASH, risultati molto interessanti, in termini di miglioramento della sopravvivenza libera da malattia, della terapia con un anticorpo monoclonale in associazione ai farmaci classici testati in prima linea di terapia in pazienti non candidabili al trapianto. I risultati di numerose nuove combinazioni di farmaci innovativi di 2° e 3° generazione, utilizzati sia in prima linea sia in pazienti ricaduti o refrattari, hanno permesso di carpire preziose informazioni per identificare i profili molecolari associati alla scomparsa del residuo minimo di malattia, da cui dipende poi la prognosi di ciascun paziente. Anche i trattamenti con la tecnica CAR-T sono risultati sorprendentemente efficaci in pazienti pluritrattati e non più controllabili con altri farmaci” (prof. Giovanni Pizzolo, università Verona).

Le novità dell’ASH riguardano anche le malattie clonali che si sviluppano nelle cellule staminali ematopoietiche come la policitemia vera (PV), la trombocitemia essenziale (TE), la mielofibrosi (PMF). “Per queste malattie sono stati presentati studi sui nuovi metodi e criteri di diagnosi e prognosi – dice il Prof. Angelo Michele Carella (azienda ospedaliera Universitaria San Martino di Genova) . i trattamenti, in particolare per la mielofibrosi, prevedono l’uso di inibitori per bloccare quelle proteine mutare alla base delle malattie”.

Ridotta la mortalità per cancro del sangue: novità dal congresso di ematologia USA

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