Pasquale Preziosa, industria della difesa aerospaziale europea: quale futuro?

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Le recenti mosse fatte dall’Europa, in esito alla decisione della Gran Bretagna di lasciare il raggruppamento a 28, sono state caratterizzate dal rilancio della difesa Europea. Il tema trattato all’Almo Collegio Borromeo di Pavia da illustri studiosi, nell’ambito di un convegno istituzionale, sul futuro dell’Europa e della sua componente industriale per la difesa, ha messo in luce, tra le varie, che: non vi può essere una difesa europea senza una industria europea, i due concetti sono legati l’uno all’altro; non vi può essere una Europa unita e federata senza un grande progetto, frutto di una idea sul nostro futuro, dove è chiara la meta da raggiungere.

L’Europa integrata, federata è il grande progetto, la negoziazione tra gli stati da federare è il processo da seguire basato sulle convenienze e sulle convinzioni di ognuno (è la convenienza che crea la convinzione).

L’industria della difesa ha bisogno di conoscere tre elementi cardini discendenti dalla strategia di difesa europea:
– che cosa serve, ovvero il capability package, il defense planning europeo sincronizzato con quello NATO e Nazionale,
– quali sono le risorse finanziarie europee e nazionali assegnabili e per quali progetti,
– quali sono le tempistiche attese.

Prima di partire per qualsivoglia analisi è necessario chiedersi cosa sia l’Europa da un punto di vista geopolitico?
Due dati sono significativi per fissare meglio questa analisi geopolitica:
– Le monete utilizzate per gli scambi globali commerciali (currency) sono determinanti per le economie dei paesi;
– Gli investimenti nella ricerca e sviluppo, nel campo della difesa, sotto certe condizioni, possono essere propulsivi per il mantenimento della traiettoria tecnologica di un paese.

In termini aggregati, l’Europa sarebbe da considerarsi una super potenza per dimensione di tutti i parametri di potenza.
Qualche volta questo concetto sfugge alla comprensione della nostra mente, il problema è l’aggregazione, il collante per l’Europa.
L’Euro, per esempio, è la seconda moneta di riferimento mondiale: detiene il 32,87% del mercato delle monete, vicina al dollaro che invece ne detiene il 40,72%.
Nel 1999 alcuni esperti (Alan Greenspan) riportavano che nel 2015 il dollaro sarebbe stato sostituito dall’euro.
All’epoca si riteneva che il marco tedesco e il franco francese e le altre monete poi confluite nell’euro fossero, singolarmente molto piccole per sfidare il dollaro come moneta di riserva.
Già nel 2006 l’euro rappresentava il 25% delle riserve delle banche centrali e il 39% del credito liquido (66% e 43% rispettivamente per il dollaro).
Al momento, comunque, non vi è alcuna moneta che possa sostituire il dollaro nel mercato internazionale, ma l’euro non è molto distante dal dollaro, ma gli manca il “quid“.
Uno degli elementi importanti per rafforzare l’economia e la finanza europea è rappresentato dall’ industria aerospaziale che con i programmi di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie , così come fatto dagli USA, può aiutare l’Europa a intercettare la traiettoria tecnologica determinata dai nuovi progressi industriali.
In tal senso, l’annuncio franco tedesco di lanciare un velivolo caccia di nuova generazione è stato positivo per i settori industriali dei due paesi, ma ha lasciato interdetti tutti gli altri paesi, perchè fatto al di fuori della cornice europea di costruzione della casa futura per l’Europa federata.
Tale annuncio, non ha considerato che la Francia non ha mai voluto partecipare a programmi pregressi per velivoli da combattimento comuni europei. Sin dagli anni ‚70 sia col velivolo Tornado sia con l’EF 2000, lo sviluppo di questa componente è stata fatta con condivisione industriale tra: la Germania, la Gran Bretagna, l’Italia e per il Typhoon anche della Spagna.
La Francia, in passato per i velivoli da combattimento, per disaccordo con i partner Europei e in special modo inglesi, ha sempre scelto la soluzione nazionale, con grande dispendio di risorse finanziarie dovuta alla mancanza di economia di scala per la costruzione di piattaforme aeronautiche ( il velivolo Raphale è stato prodotto in bassissima quantità).
In questo nuovo progetto annunciato dai due paesi (Fr-GB) si nota: l’assenza inglese dopo la Brexit, che nel passato faceva da calmiere alle pretese di singole nazioni, e il lancio di un programma senza un senso europeo di partecipazione, sembra si sia tornati indietro, ai tempi della costruzione del velivolo Transal da trasporto.
Secondo lo studio Ambrosetti il settore dell’aerospazio è quello che assicura uno dei più alti moltiplicatori per l’economia delle nazioni, pertanto gli investimenti nell’aerospazio sono, in presenza di tecnologia e di economia di scala, i più remunerativi per lo sviluppo delle economie.
Il lancio del nuovo velivolo da combattimento europeo, sembra privo sia della necessaria tecnologia, (in Europa non è ancora matura la tecnologia per la quinta generazione) sia della economia di scala che, per progetti di tale fattura, deve poter contare sulle migliaia di velivoli.
Inoltre, i sistemi di comando e controllo dei velivoli da combattimento sono propedeutici per quelli destinati alle navi militari, i cui costi degli equipaggiamenti navali di combattimento, raggiungono il 60/70% del costo della nave stessa.
Pertanto, l’attivismo nazionalista francese, che si è manifestato per i nuovi velivoli da combattimento non va, quindi, disgiunto dall’attivismo già manifestato per i cantieri francesi acquisiti da FINCANTIERI: la Francia vuole conquistare con puro spirito nazionalista il futuro aerospaziale in Europa e ha messo sotto pressione non solo FINCANTIERI ma anche LEONARDO (ex FINMECCANICA), cioè la maggior parte dell’apparato produttivo e manifatturiero italiano, lo vuole fare a spese del nostro paese: è una strategia senza senso europeo per la costruzione di una industria per la difesa europea.
Il Capo di Stato Maggiore dell’aeronautica francese, Andrè Lanata, grande esperto e grande aviatore, ha riferito all’Assemblea parlamentare francese (formiche.net) lo stato dell’aviazione francese in relazione alle nuove sfide per il mantenimento della sicurezza nazionale francese.
Tra i vari punti trattati emergono i seguenti:
-è necessario prendere iniziative per sostituire le flotte da combattimento con velivoli di quinta generazione;
-è frustrante per la Francia che non solo gli USA abbiano capacità operative di primo livello per il combattimento aereo, ma anche partner di riferimento europei e extra europei (Italia, Paesi Bassi,Gran Bretagna, Australia, Giappone, Turchia,Norvegia, Corea del Sud, Israele), e non la Francia;
-l’F35 sarà lo standard di riferimento di tutto il mondo;
-l’F35 ha due punti di forza, la capacità di bassa osservabilità radar e l’elevata connettività del software di gestione.
Il Capo di Stato Maggiore francese, in altri termini, afferma che i velivoli di quarta generazione siano residuali, in termini di capacità di combattimento operativo, per i nuovi scenari di confronto geopolitico e desidera avere le stesse capacità degli alleati più importanti e meno importanti, per questo sostiene l’iniziativa del nuovo velivolo franco tedesco.
Questa posizione francese, di fatto, sostiene che le pianificazioni militari degli altri paesi sono state più accorte ed efficaci di quella francese che non ha saputo dare la giusta risposta alle nuove sfide.
Purtuttavia, il lancio di un nuovo velivolo da combattimento di quinta generazione, con soli due paesi partecipanti, appare avventato sotto il profilo finanziario e tecnologico.
Gli USA, in previsione degli alti costi di ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie per l’F35 hanno richiesto agli alleati di poter partecipare e finanziare (It. GB, NL lo hanno fatto) il nuovo velivolo sin dall’inizio, ciò avrebbe garantito anche una maggiore economia di scala per i costi di produzione.
Gli USA , inoltre, per garantire ancora di più l’economia di scala, hanno deciso di concentrare su una sola linea le capacità di combattimento aerotattico, ipotizzando una produzione di tremila velivoli circa.
L’Europa negli anni’80 non raggiunse una buona economia di scala per la costruzione dell’EF2000, infatti,parteciparono solo quattro paesi.
La Francia si dissociò e costruì il Raphale mentre gli svedesi il Grippen.
L’Europa perse il momento di una maggiore aggregazione finanziando i tre velivoli, dalle caratteristiche simili, con finanziamenti, da parte dei singoli paesi, molto elevati e diseconomici.
Ora la Francia propone di ripercorrere la stessa strada degli anni ’80 con il coivolgimento, per certi versi a sorpresa, della Germania che ha già avuto qualche disattenzione nella scelta della piattaforma UAV strategica, poi abbandonata con ripercussioni politiche importanti.
L’Europa tutta ha bisogno di un nuovo velivolo da combattimento per sostituire quelli di quarta generazione ora marginali per i nuovi scenari ed è necessario generare capitali, per i soli investimenti di ricerca e sviluppo, che non potranno essere inferiori a quelli dell’F35 (50/60 mld $ circa).
Il progetto franco tedesco, quindi, appare troppo grande per le economie pur rispettabili dei due paesi, appare essere un progetto senza senso finanziario ed economico.

Per l’Europa che vuole rilanciarsi, dopo la Brexit, nel campo della difesa comune, questa è l’ultima chiamata per la costruzione di una casa comune più sicura e per consolidare una industria della difesa europea.
Correre dietro alle sirene del nazionalismo francese vuol dire rinunciare ad una industria federata e alla difesa europea, per mancanza di fiducia reciproca, vuol dire avallare i sentimenti che hanno condotto alla Brexit.
La Spagna dà segni di impazienza e guarda a ovest,  il gruppo di Visegrad attende i fondi europei di sviluppo ma guarda a ovest per ricevere sicurezza.
Speriamo che le elezioni tedesche possano portare saggezza e chiarezza nel settore della difesa comune.
In ultimo, il Gen Lanata ha dichiarato che la Germania deve spendere di più per la difesa: non so a che titolo; qualora la Germania (lo ha promesso) dovesse raggiungere il 2% richiesto dagli standard NATO, gli stanziamenti difesa passerebbero dagli attuali 40 mld di $ circa a 80 mld di $ circa ma la Francia è già al 2% con 43,6 mld di. $: non è chiaro quindi il motivo di tale affermazione, perchè con 80 miliardi, gli scenari possono cambiare notevolmente anche nel campo industriale della difesa.

di Pasquale Preziosa

Pasquale Preziosa, industria della difesa aerospaziale europea: quale futuro?