Per ora la Lombardia non apra i confini

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(di John Blackeye) Il bollettino della protezione civile è arrivato puntuale anche stasera. La Lombardia guida la classifica italiani dei positivi, ben 27.679 casi, 10.702 in Piemonte, 5.852 in Emilia-Romagna e così via. Il bollettino se da un lato continua a mostrare segni positivi in termini di guariti, dimessi e ospedalizzati o in terapia intensiva, dall’altro mette in tutta evidenza che in Italia anche oggi sono stati registrati 875 nuovi positivi. Questo è il segno che non abbiamo messo il covid-19 dietro alle nostre spalle.

I dati però ci vengono forniti dai telegiornali nazionali che hanno oramai deciso, in coordinazione o in subordinazione con il sistema economico finanziario italiano che li alimenta, che è tempo di riaprire tutto.

Quindi, i dati della protezione civile vengono snocciolati in senso positivo come se stessimo parlando di una passeggiata di salute.

Sui 875 nuovi positivi, invece, poche parole tombali per non riaccendere l’attenzione dei sessanta milioni di italiani che vengono bombardati quotidianamente da dosi massicce si positività verso il futuro in un contesto reale in cui gli italiani sono stati lasciati davvero e soltanto allo sbando.

L’unica arma nelle mani della popolazione è la mascherina, l’igiene e il distanziamento sociale ma è chiaro che con la riapertura totale di tutte le attività, si ritornerà al contatto ravvicinato, ponendo il fianco alla riacutizzazione della pandemia causata da un virus che non ci ha lasciati, che non è stato sconfitto e che ci aspetta li fuori, invisibile e subdolo.

In tutta questa confusione generale in cui il Governo non dà indicazioni chiare e che ha  delegato le Regioni a fare quello che vogliono e aprire già da lunedì attività commerciali e i confini  la gente potrà  spostarsi senza alcuna giustificazione da una parte all’altra dell’Italia.

Un caso fra tutti è quello della Lombardia che ad oggi registra oltre 27 mila nuovi positivi. Il Professor Ricciardi ha detto al riguardo che i numeri della Lombardia non sono confortanti, tali da consigliare una normale riapertura di attività commerciali e soprattutto dei propri confini.

La Lombardia, la grande malata d’Italia, non può e non deve aprire i propri confini. Se è vero che in Europa si sta perseguendo una soluzione che vede ogni nazione aprire i confini alle nazioni che hanno lo stesso livello di contagio, la stessa cosa dovrebbe essere fatta all’interno del territorio italiano.

Se consentiamo alla popolazione lombarda di muoversi liberamente in un momento storico in cui quella Regione non ha risolto assolutamente il problema dei contagi e dei contagiati, stiamo condannando a morte il resto d’Italia perché la Lombardia diverrà un’area di esportazione della malattia.

Il mese di luglio è alle porte e l’autostrada del Sole diventerà a breve quella via di comunicazione che ogni anno porta dal Nord al Sud milioni di vacanzieri che affolleranno le spiagge della Puglia, della Calabria e della Sicilia. Ciò non potrà far altro che agevolare il contagio in Regioni che sino ad ora hanno avuto la situazione Covid-19 sotto controllo con l’unica differenza che, in caso di nuovi e intensi focolai come quelli lombardi, il Sud non avrebbe le stesse strutture sanitarie per combattere le emergenze.

Il premier Conte nel mese di aprile affermò davanti a milioni di italiani che occorreva iniziare ad aprire e che per fare questo occorreva prendersi delle responsabilità. Sappia il Presidente del Consiglio che le responsabilità devono tradursi in sanzioni all’occorrenza perché consentire alla Lombardia di aprire i propri confini e lasciare che i lombardi possano spostarsi in tutta Italia equivale a firmare un grande atto di irresponsabilità.

Per ora la Lombardia non apra i confini

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