Peter Thiel, fondatore di Palantir e tra gli investitori più influenti della Silicon Valley, ha trasferito temporaneamente la famiglia a Buenos Aires per osservare da vicino l’esperimento libertario del presidente argentino Javier Milei. Affascinato dalle riforme economiche e dalla riduzione dell’inflazione, Thiel vede nell’Argentina un laboratorio politico unico, mentre il Paese continua a confrontarsi con forti tensioni sociali ed economiche
di Andrea Pinto
L’arrivo a Buenos Aires del miliardario americano Peter Thiel, fondatore di Palantir Technologies e tra i più influenti investitori della Silicon Valley, non è soltanto una curiosità di costume o una notizia legata al mondo della tecnologia. È soprattutto un segnale politico. Thiel ha infatti deciso di trasferire temporaneamente la propria famiglia nella capitale argentina, attratto dall’esperimento libertario del presidente argentino Javier Milei, l’economista anarco-capitalista che dal 2023 sta tentando di ridisegnare dalle fondamenta il ruolo dello Stato nel Paese sudamericano.
Secondo indiscrezioni, Thiel trascorrerà inizialmente circa tre mesi in Argentina. Ha iscritto i figli a una scuola privata di Buenos Aires, acquistato una villa nel prestigioso quartiere di Palermo Chico e comprato un terreno nei pressi di Punta del Este, una delle mete più esclusive frequentate dalle élite economiche dell’America Latina. Nel frattempo ha cercato di immergersi nella vita locale, assistendo al celebre Superclásico tra le due grandi squadre della capitale e partecipando persino a un torneo di scacchi cittadino.
Ma dietro questa scelta c’è molto più del fascino di Buenos Aires. Thiel è una delle figure più influenti del capitalismo tecnologico contemporaneo. Co-fondatore di PayPal, primo investitore di SpaceX e tra i sostenitori iniziali di OpenAI, ha costruito negli anni una rete di relazioni che attraversa il mondo dell’innovazione, della finanza e della politica americana. Convinto sostenitore di molte cause repubblicane, ha finanziato campagne elettorali e iniziative politiche conservatrici negli Stati Uniti.
L’incontro tra Thiel e Milei appare quasi naturale. Entrambi condividono una profonda diffidenza verso l’intervento statale nell’economia e una visione che attribuisce all’iniziativa privata il ruolo principale nello sviluppo della società. Dopo un incontro avvenuto ad aprile presso il palazzo presidenziale argentino, Milei ha definito il colloquio come una riunione tra due “anarco-capitalisti”. Tra i temi affrontati vi sarebbero stati la sostenibilità delle riforme economiche argentine e il dibattito sulla tassazione dei grandi patrimoni.
Particolarmente significativa è stata la posizione espressa dal presidente argentino sulla cosiddetta wealth tax, la tassa sui grandi patrimoni. Secondo Milei, l’idea di tassare i super-ricchi sarebbe motivata principalmente dall’invidia sociale. Una dichiarazione che riflette perfettamente la filosofia economica del leader argentino, secondo cui le tasse rappresentano una forma di espropriazione della ricchezza prodotta dagli individui.
I risultati economici ottenuti finora da Milei spiegano in parte l’interesse di Thiel. L’inflazione argentina, che aveva raggiunto livelli drammatici sfiorando il 290% annuo, è stata drasticamente ridotta fino al 32,4% registrato nell’aprile scorso. Per i sostenitori del presidente si tratta della prova che una drastica riduzione della spesa pubblica e delle regolamentazioni può produrre effetti concreti anche in un’economia profondamente instabile.
Tuttavia, la realtà argentina rimane più complessa delle statistiche macroeconomiche. La cura Milei ha comportato costi sociali significativi: aumento della disoccupazione, riduzione del potere d’acquisto dei salari e crescente malcontento in ampi settori della popolazione. Nonostante il presidente continui a essere considerato il favorito in vista delle prossime elezioni, il suo consenso ha mostrato segnali di flessione negli ultimi mesi.
La presenza di Peter Thiel in Argentina assume quindi un valore simbolico che va oltre la semplice scelta personale. Per la prima volta da molti anni, non sono soltanto i capitali a spostarsi verso un Paese in cerca di opportunità economiche. Si spostano anche le élite intellettuali e imprenditoriali che vedono nell’Argentina di Milei un laboratorio politico da osservare da vicino.
Se nel Novecento Buenos Aires guardava all’Europa per trovare modelli di sviluppo, oggi sembra accadere il contrario: una parte dell’élite tecnologica globale guarda all’Argentina per capire se sia davvero possibile costruire uno Stato minimo, ridurre drasticamente il peso della burocrazia e affidare al mercato la maggior parte delle funzioni economiche e sociali.
La domanda che resta aperta è se questo esperimento libertario riuscirà a trasformarsi in un modello duraturo oppure se rappresenterà soltanto una parentesi destinata a scontrarsi con le profonde fragilità economiche e sociali del Paese. Intanto, il fatto che uno degli uomini più influenti della Silicon Valley abbia deciso di trasferirsi temporaneamente a Buenos Aires dimostra che la sfida lanciata da Milei non sta passando inosservata. E quando i miliardari iniziano a seguire le idee, oltre che i profitti, significa che qualcosa di importante si sta muovendo nello scenario politico globale.

