Catalogna: presidente destituito invita alla resistenza  democratica

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Il leader secessionista catalano Carles Puigdemont ha accolto con un atteggiamento di sfida le misure prese da Madrid per destituirlo e assumere il controllo diretto della regione autonoma, invitando alla “resistenza democratica” contro il commissariamento imposto dal governo centrale per fermare l’indipendenza della Catalogna. In una dichiarazione trasmessa dalla tv pubblica locale, Puigdemont ha accusato Madrid di voler calpestare la volontà dei catalani indipendentisti che hanno festeggiato il voto di ieri del parlamento regionale in favore dell’istituzione di una repubblica indipendente. La risposta di Madrid, che ha preso il controllo della regione, revocando per la prima volta l’autonomia regionale dalla fine della brutale dittatura di Francisco Franco nel 1975, costituisce un “aggressione” ha detto Puigdemont, che ha aggiunto che l’“opposizione democratica” è l’unica risposta possibile. L’intervento di Madrid è “contrario alla volontà espressa dai cittadini dei nostro Paese nelle urne” ha detto Puigdemont. “In una società democratica, solo i parlamenti possono nominare o destituire i presidenti”. Puigdemont firma il suo discorso come “presidente del governo”.

È evidente che la Spagna è sul filo della più grave crisi costituzionale della sua storia contemporanea, innescata dal referendum illegale sull’indipendenza catalana del 1 ottobre scorso, macchiato dalle violenze della polizia spagnola e nel quale la maggioranza dei catalani non ha votato. Gettando il guanto di sfida i parlamentari catalani ieri hanno approvato una mozione, con 70 voti sui 135 seggi dell’assemblea regionale, nella quale si dichiara la repubblica catalana. I parlamentari d’opposizione hanno respinto il voto e lasciato l’aula. Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha riposto rapidamente destituendo il governo e il parlamento catalani e indicendo elezioni anticipate il 21 dicembre per sostituirli. Nel provvedimento pubblicato oggi sulla Gazzetta ufficiale spagnola la vice di Rajoy, Soraya Saenz de Santamaria, è incaricata di amministrare la regione. Saenz de Santamaria deve incontrare i sottosegretari che assumeranno la responsabilità dei vari ministeri regionali

Il mondo ora aspetta di capire se Puigdemont e i suoi si faranno da parte per far posto ai commissari inviati da Madrid. Gli analisti dicono he una rivolta è probabile e che i dipendenti pubblici potrebbero rifiutarsi di eseguire gli ordini o peggio. “Probabilmente vedremo altri significativi disordini, anche scioperi, oltre a gravi scontri tra polizia e indipendentisti” dice all’Afp Federico Santi, analista di Eurasia Group, think-tank con sede in Usa. “Continueremo a lavorare per costruire un Paese libero” ha detto Puigdemont. Ma questo va fatto “senza violenza, senza insulti e in modo inclusivo”, ha aggiunto invitando i sostenitori a rispettare l’opposizione degli unionisti, migliaia dei quali hanno sfilato a Madrid, chiedendo il suo arresto. Le strade di Barcellona sono rimaste vuote oggi dopo una notte di festeggiamenti illuminati dai fuochi d’artificio.

A Madrid varie migliaia di persone si sono raccolte in Plaza Colon, sventolando la bandiera spagnola tra gli altoparlanti dai quali uscivano la note della canzone “Y viva Espana”.

Rajoy ieri ha ottenuto dal Senato poteri amplissimi sulla base di un articolo della costituzione spagnola mai usato finora, che consente di soffocare le ribellioni delle 17 regioni spagnole, che beneficiano di diversi gradi di autonomia. Il premier ha usato questi poteri anche per licenziare Josep Lluis Trapero, il capo dei Mossos d’Esquadra, la polizia regionale catalana, che ora prende ordini dal ministero degli Interni di Madrid. Il governo spagnolo nel suo tiro alla fune con Barcellona ha sempre avuto il supporto degli Usa e degli alleati nell’Unione europea, che temono le spinte nazionaliste e secessioniste al suo interno, in particolare dopo la clamorosa decisione di Londra di divorziare. C’è molta preoccupazione anche per l’impatto economico della crisi e circa 1.700 aziende hanno già spostato la loro sede legale fuori dai confini della regione, che con i suoi 7,5 milioni di abitanti e un territorio pari a quello del Belgio, ha un pil equivalente quello del Portogallo.

Catalogna: presidente destituito invita alla resistenza democratica

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