Migranti, Tajani, servono 6 miliardi per fermare rotta libica

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“Sono stati fatti dei passi in avanti, come il codice di condotta per le Ong, ma questo non significa che si è risolto il problema dei flussi migratorie degli sbarchi”. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, in una intervista al Messaggero, invita l’Italia e l’Europa a tenere la guardia alta sul problema dei migranti e dell’Africa e sostiene che l’accordo di Dublino va cambiato “perché Italia e Grecia sopportano un peso enorme”. Sottolinea che “si è cominciato a lavorare in Libia e questo lo ha fatto soprattutto l’Italia formando gli uomini della guardia costiera libica. Bene il lavoro di Frontex che ho toccato con mano visitando il centro di Pozzallo, ma ciò che si è fatto sinora sono solo misure temporanee”, occorre “lavorare con più velocità per trovare un’intesa in Libia. La stabilizzazione del Paese è importante e ciò può avvenire solo se si trova un’intesa tra Tripoli, Bengasi e le tribù del sud. Questo l’Europa lo può fare solo se si parla con una voce sola. A questo punto sarebbe un errore se l’Italia dicesse una cosa e la Francia un’altra”. Come si mettono d’accordo Serraj e Haftar? “Serve un lavoro unitario e credo che la soluzione sia nel dare a Tripoli la guida politica del Paese e a Bengasi quella militare. Inoltre occorre lavorare con Niger e Ciad per fermare i flussi migratori di coloro che arrivano anche da altri paesi creando dei campi di accoglienza gestiti dall’Unhcr”, “occorrono sei miliardi. La stessa cifra che è stata usata per chiudere il corridoio balcanico va impegnata sul corridoio libico. Per la formazione, il consolidamento politico, la realizzazione di campi nel sud della Libia in Niger e Ciad, per la protezione militare dei campi servono stanziamenti rilevanti e nella gestione vanno coinvolte anche le Nazioni Unite”, “l’Europa ha dato alcune centinaia di milioni, ma ora serve molto di più e occorre mettere sul tavolo la cifra usata per la Turchia”. “l’incontro di Parigi ha dimostrato che c’è disponibilità da parte della Francia, della Germania e della Spagna. Ora occorre ampliare questo consenso e tramutarlo in atti concreti altrimenti non si risolve nulla. Fatto questo non basta, perché l’Africa non è solo Niger e Ciad. L’Europa ha a lungo perso di vista questo continente senza rendersi conto che cambiamenti climatici e demografia avrebbero spinto l’Africa a bussare alla nostra porta. Nel 2050 ci saranno due miliardi e mezzo di africani, nel 2100 dieci miliardi di africani. Se non c’è una crescita economica che accompagna questa esplosione demografica inevitabilmente si creerà un flusso da sud a nord.

Migranti, Tajani, servono 6 miliardi per fermare rotta libica

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