Israele-Russia: Siria al centro dei colloqui tra Putin-Netanyahu

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Il conflitto siriano sarà al centro della quarta visita in Russia del capo dell’esecutivo israeliano, Benjamin Netanyahu, atteso oggi a Sochi, dove incontrerà il presidente russo, Vladimir Putin. Lo riferisce il quotidiano israeliano “Jerusalem Post”, sottolineando che Gerusalemme ha sempre ribadito che non tollererà mai la presenza diretta dell’Iran, o attraverso il gruppo affiliato libanese di Hezbollah, nell’area delle Alture del Golan e che non consentire il rafforzamento dell’arsenale militare del movimento libanese guidato da Hassan Nasrallah. Nel corso dell’incontro verranno affrontati anche il tema delle relazioni bilaterali e il meccanismo creato nel 2015, subito dopo l’impegno militare di Mosca in Siria, per evitare scontri tra velivoli russi ed israeliani sui cieli siriani. Da parte sua, la Russia ribadirà i propri interessi strategici in Siria, anche alla luce del fatto che Raqqa, roccaforte dello Stato islamico nel paese, si trova circa mille chilometri da Grozny, in Cecenia.

Gerusalemme non ha gradito l’accordo raggiunto lo scorso 7 luglio ad Amburgo tra Putin e il presidente statunitense Donald Trump per l’instaurazione di zone di sicurezza in alcune parti della Siria. Alla base della critica di Netanyahu verso questo accordo di cessate il fuoco vi è l’idea che non sono state tenute in considerazione le richieste del governo israeliano di fronte all’influenza in Siria di Teheran e di Hezbollah. Per cambiare questa situazione, la diplomazia israeliana, riferisce il quotidiano israeliano “Yedioth Ahronoth”, ha avviato in queste settimane intensi incontri bilaterali, con i russi da una parte e con gli statunitensi dell’altra, affinché nel prossimo accordo venga ridotta la presenza iraniana in Siria.

Lo scorso 9 agosto, il quotidiano israeliano “Haaretz” aveva riferito che Israele, Usa e Russia all’inizio di luglio hanno condotto dei negoziati segreti nei quali hanno discusso la tregua in Siria e la creazione di zone di sicurezza alle frontiere siriano-israeliane e siriano-giordane. Gli incontri si sarebbero svolti ad Amman e in una città europee. Ai negoziati la parte israeliana si è opposta agli accordi per le zone di sicurezza, dichiarando che Mosca e Washington non prestano abbastanza attenzione al ritiro delle forze iraniane dalla Siria. Le fonti anonime citate da “Haaretz” hanno dichiarato che i diplomatici e i rappresentanti delle forze militari di Israele, Russia e Stati Uniti hanno preso parte ai negoziati. La parte israeliana ha visto la partecipazione del ministro degli Esteri, della Difesa, dei rappresentanti del Mossad e delle Forze armate del paese. Gli Usa erano rappresentato dall’ambasciatore speciale per la Siria, il vice assistente del segretario di Stato Michael Ratni, e il rappresentante del presidente Usa nella coalizione anti Stato islamico, Brett Mcgurk. La delegazione russa era guidata dall’ambasciatore speciale del presidente per la Siria Aleksandr Lavrentiev.

Secondo i funzionari israeliani, la principale controversia era che gli statunitensi e i russi consideravano il cessate il fuoco e la creazione di zone di sicurezza come misure tattiche e pratiche per stabilizzare la situazione e come una opportunità di concentrare gli sforzi per combattere lo Stato Islamico e per mettere fine alla guerra civile in Siria. Israele ritiene che l’accordo debba essere considerato in prospettiva strategica a lungo termine e che dovrebbe concentrarsi sul grado di influenza iraniana in Siria dopo la guerra. Secondo “Haaretz”, Tel Aviv ha dichiarato agli interlocutori che l’accordo dovrebbe fornire una soluzione al problema della presenza dell’Iran in tutta la Siria. Gli israeliani hanno detto alla Russia e agli Stati Uniti che dovrebbero chiedere il ritiro dalla Siria delle truppe iraniane del corpo delle Guardie rivoluzionarie, del movimento libanese Hezbollah e delle milizie sciite. Altrimenti, Israele e Giordania potrebbero esserne minacciati.

Fonte Agenzia NOVA

Foto: it.sputniknews.com

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