Previsioni geopolitiche per il 2018

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( di Pasquale PREZIOSA) Le previsioni sono lo strumento principe per pianificare il futuro. Le trasformazioni delle tendenze globali e le nuove direttrici dei comportamenti degli stati possono essere individuati attraverso l’analisi geopolitica.

La geopolitica può individuare il che cosa potrà accadere e il quando, con le dovute limitazioni che fanno capo al complesso comportamento degli esseri umani.

Il 2018 sarà caratterizzato principalmente dal problema della Corea del Nord, dalla coalizione in consolidamento della Cina con la Russia in contrasto agli Stati Uniti, dalla nuova politica USA di revisione di tutti gli accordi sul libero commercio, del prezzo del petrolio legato alle quote stabilite di barili per giorno per ogni paese produttore e il classico problema del medio oriente che ciclicamente diventa rilevante in funzione degli interessi strategici degli attori principali internazionali e dell’Unione Europea.

I problemi legati al terrorismo, dopo la sconfitta dell’ISIS in Siria sono da ritenersi sopiti ma non eliminati.

Su un piano differente, saranno trattati i due paesi che evidenziano livelli di debito elevati, quali la Cina e l’Italia (il Giappone fa storia a parte).

Le buone notizie iniziano con i livelli di crescita globali previsti dall’OECD (organizzazione per la cooperazione economica e sviluppo) che segnala, per il 2018 una crescita superiore al 3’5% su base annua, con l’attenzione che la crisi finanziaria passata ha lasciato grossi problemi in alcuni paesi che potrebbero, in qualche modo, influenzare, negativamente, i livelli di crescita indicati.

Per gli aspetti di interesse dell’Europa sembra sopito l’attacco di Trump alla NATO dopo la pubblicazione della National Strategy americana.

La Corea del Nord rimarrà centrale nel contenzioso geopolitico futuro, dove la Corea da una parte, ha intrapreso la via per divenire una potenza nucleare entro il 2018 e sono stati effettuati progressivi test atomici e missilistici, dall’altra gli USA che contrastano tale aspirazione.

La potenza delle bombe nucleari sperimentate ha fatto registrare potenze via via in amento da 2 Kilotoni nel 2003 ai recenti presunti 200 kilotoni nel settembre 2017.

Teniamo presente che Hiroshima fu distrutta da un ordigno nucleare di 16 kilotoni.

Non si percepiscono interventi risolutivi sul governo coreano da parte della Cina o della Russia.

Trump, ha iniziato una politica interna di rinnovamento infrastrutturale degli usa e di sostegno dell’industria militare con un bilancio di 700 miliardi di $ per il 2018.

L’economia americana sta correndo e trascinando anche le altre, prevedibilmente la crescita del PIL USA sarà superiore al 3’5% per il 2018.

Il livello di occupazione nel paese è ai massimi livelli.

La rivisitazione degli Accordi sul commercio sta portando beneficio all’economia americana.

Il rientro del manifatturiero entro i confini nazionali, inizia a dare i primi frutti. La nuova politica isolazionista di Trump con queste previsioni di crescita può solo essere danneggiata da un conflitto che non porterebbe vantaggio per nessuno: in Corea del Nord non c’è nulla da conquistare.

Il 2018 sarà cruciale per il problema coreano, probabilmente prevarrà la retorica sulla realtà e la Corea del Nord raggiungerà il suo obiettivo.

Seguirà poi la politica del contenimento della Corea del Nord, con aumento dell’instabilità globale e rinnovata strategia basata sulla capacità antimissile, i cui leader tecnologici sono gli USA. La nuova strategia basata sulla capacità antimissile, coniugata con l’”abbandono” dei trattati sul controllo delle armi saranno un forte collante per la Russia e la Cina che già stanno collaborando in funzione anti USA sul civile e sul militare.

I primi segni di questa collaborazione sarà nell’aero spazio, con l’avvio di grosse produzioni di velivoli da trasporto passeggeri cinesi per rompere il monopolio occidentale.

L’Asia si rafforzerà nel campo economico come già previsto, la nuova collaborazione russo cinese potrebbe ulteriormente rafforzarla con la suddivisione dei compiti di forza alla Russia e finanziari alla Cina.

Nella nuova politica di Trump nulla è dato per scontato: Taiwan sarà di nuovo un punto caldo rientrando nell’orbita americana insieme a India, Australia, Giappone e i tradizionali paesi del blocco occidentale.

Non sarà una nuova guerra fredda, sarà tutto ibrido, un insieme di Cooperazione dove conviene e competizione ove necessario

Basti pensare che gli Stati Uniti hanno volumi di scambio commerciale globale pari a 3,699 trilioni di $, scambiano con la Cina 597 miliari di $ di cui l’81% sono le importazioni dalla Cina .

Il protezionismo americano non è frutto della nuova dottrina Trump, è sempre stato un punto di forza di tutte le amministrazioni: basti citare il “Buy American Act” emanato nel’33 da Roosevelt.

La Cina sarà il centro dell’attenzione di Trump per riequilibrare la bilancia commerciale tra i due paesi e rallentare la corsa cinese verso il primato economico globale, al riguardo sono state già emanate investigazioni presidenziali per le importazioni di alluminio dalla Cina.

Nessuna misura però, metterà la Cina nell’angolo, le due economie hanno bisogno l’una dell’altra.

I problemi interni cinesi sono legati alla ridistribuzione della ricchezza, al debito pubblico molto elevato e al debito delle imprese a conduzione semi statale: la Cina comunque possiede tutti i mezzi per gestire questo grosso problema al proprio interno, non dovrebbero esserci impatti sul mercato internazionale.

Nel campo della estrazione petrolifera, i maggiori produttori di greggio tenteranno di ribilanciare le quote di estrazione assegnate.

A giugno 2018 saranno rivisti i parametri e in quella sede saranno esaminati i problemi tecnici estrattivi legati alla instabilità politica della Libia, della Nigeria e dell’Iraq.

Gli incrementi estrattivi nel 2017 sono stati per US, Nigeria e Libia, mentre i tagli (doppi degli incrementi) sono stati prevalentemente assorbiti dall’Arabia Saudita, Russia, Venezuela,Messico, Iraq, Kuwait,UAE, e altri.

L’Arabia Saudita condurrà la battaglia per rinegoziare le quote e diversificare il proprio assetto energetico con l’aiuto della Russia, il 14 dicembre scorso è stato già firmato un accordo con la Rosatom russa, per l’istallazione di reattori nucleari in Arabia.

I paesi produttori di petrolio stanno già pensando al futuro mitigando il rischio energetico col nucleare.

Il mercato, comunque, è in espansione, nel breve e medio periodo, con la richiesta di auto a trazione elettrica e batterie al Litio (elemento che abbonda in Argentina).

Il problema dell’Iran rimarrà vivo e la retorica del Presidente Trump sarà vivace, ma non vi sono elementi a sostegno che l’accordo sul nucleare con l’Iran potrà essere rivisto, anche in considerazione della “querelle” con la Corea del Nord: nulla si può dare per scontato in questo settore che andrà seguito continuamente

Nella partita medio orientale e in particolare per Israele, l’Arabia Saudita sta lavorando per indebolire l’Iran e la sua influenza in Libano con gli Hezbollah.

L’Iran comunque riceverà il supporto russo in funzione anti USA e qui l’Europa potrebbe giocare un ruolo di mediazione molto importante. La situazione in Yemen continuerà a drenare risorse sia all’Iran sia all’Arabia, senza una via d’uscita politica sul terreno: la situazione di instabilità potrebbe permanere per molto tempo ancora.

Non è escluso che Israele sia costretta a combattere l’ennesima guerra di prossimità ( proxy war), ma se ciò dovesse accadere la Russia potrà solo operare, come già fatto in Siria, consolidando le sue alleanze in Medio Oriente, Turchia compresa.

Per l’Europa, la Francia di Macron opererà al pari della Germania ancora alla ricerca della coalizione giusta, per influenzare gli altri paesi a considerare gli interessi della fascia sud dell’Europa. Macron si adoprerà per la riforma della eurozona.

Per l’Italia, si attendono le elezioni politiche, che al momento, si pensa oltreoceano, non potranno portare molta chiarezza al quadro politico futuro.

Si parla di possibili coalizioni di vincenti non omogenee che potrebbero portare più confusione di quella già presente (messy Coalition), vi è tempo fino a marzo per trovare soluzioni più convenienti per il paese.

I problemi legati all’Italia sono di tre ordini: il primo legato all’euro scetticismo che serpeggia tra i partiti e che porterà molto nervosismo in Europa.

Il secondo è legato all’eccessivo debito pubblico la cui cura non fa parte di nessun programma elettorale.

Il terzo è legato alle varie leggi finanziarie annuali, compresa l’ultima che privilegiano i consumi agli investimenti, incrementando di fatto il debito pubblico, riversando quindi sulle spalle delle nuove generazioni la responsabilità di saldare i conti col passato.

Oltreoceano non prevedono che l’Italia possa abbandonare l’Euro.

Per l’America latina la situazione è molto complessa soprattutto per il Venezuela. In questo paese le condizioni sociali potranno solo peggiorare col tempo in assenza di riforme sostanziali politiche e istituzionali e una dura lotta ai cartelli della droga e alla corruzione dilagante.

In Brasile, Messico e Colombia vi saranno nuove elezioni e il pericolo è sempre il populismo che non porta grandi riforme.

Il Brasile e l’Argentina potrebbero, qualora accelerassero le riforme interne, procedere a consolidarsi nell’accordo per il commercio del sud America (Common Market of the South).

Il 2018 quindi, presenta una situazione geopolitica complessa ma, allo stesso tempo con indicazioni sui trend globali più definiti.

Il mondo oggi è più interconnesso e i confini materiali sono considerati non una divisione tra gli stati.

Non solo via aerea o via nave o via terra è possibile raggiungere un altro paese, oggi il cyberspazio unisce i più in tempo reale.

Questa nuova realtà influenza il comportamento di paesi lontani e non interessati direttamente agli eventi che si dovessero manifestare in un determinato luogo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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