Alternativa Popolare andrà da sola, nessuna alleanza, obiettivo programmi e 3%

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In Alternativapopolare vince la linea di Maurizio Lupi: da soli alle prossime elezioni, senza la zavorra del Pd, puntando sui programmi. A dare la misura del peso che l’ex ministro ha ora nel partito, dopo i risultati negativi delle elezioni siciliane, è la chiusura politica affidatagli proprio oggi al termine della conferenza programmatica di AP, all’hotel Marriott di Roma. “Stare insieme” è il motto di Lupi, e questo riguarda anche Angelino Alfano e Beatrice Lorenzin, tra i più vicini all’alleanza con Matteo Renzi, ma con un’altra prospettiva politica. La strategia è quella che i cosiddetti ‘nordisti’, tra cui figura anche Roberto Formigoni, sostengono come un mantra da mesi, ancor prima della corsa verso Palazzo d’Orleans: un riavvicinamento al centrodestra moderato e liberare, verso quindi quell’emisfero che si chiama Ppe. La nuova era di Ap guarda quindi a Forza Italia, con il progetto di aprirsi un varco verso Arcore, dopo essersi scrollata di dosso l’alleanza con il centrosinistra di Matteo Renzi. Una sorta di ritorno alle origini, che deve riacquisire la forza persa sul territorio, riscoprendo la propria identità. Non si pensi però che l’obiettivo sia la ‘quarta gamba’ o ‘quarto petalo’ perché, avverte Lupi “i petali muoiono, noi dobbiamo costruire un fusto che viva, resista e lavori per il Paese”.Il partito oggi si trova comunque a combattere un momento di crisi, con la riunione di oggi che poteva trasformarsi in un processo contro Alfano. In molti sono, infatti, hanno la valigia pronta per uscire dal partito, alcuni rimetteranno la maglia azzurra, a fine legislatura, come Giuseppe Torrisi e Pippo Pagano, altri si sono fermati sulla porta, viene raccontato, proprio perché “Lupi ha preso in mano il movimento” e attendono quale programma e quali idee intende seguire. Il D-day è fissato per il 24 novembre, quando si svolgerà la Direzione nazionale, e quando sarà illustrato un progetto da mettere ai voti. “Sarà quella la sede – spiegano alcuni centristi – per sapere davvero dove vuole andare il partito”. Ecco allora la scelta di affidare il futuro di Ap a una sorta di garante, Lupi, che dovrà rinvigorire l’essenza del partito, partendo proprio da una rinascita dalle fondamenta del centrodestra. La linea da seguire per il coordinatore nazionale è chiarissima: “Siamo pronti ad andare da soli, con un simbolo nostro” perché “seguire le alleanze penso che sia una stupidata”. La linea di Alfano però non è così netta. Il titolare della Farnesina una porta la lascia aperta: “Siamo pronti a un confronto con altre forze politiche sul programma, partendo dalle nostre idee, e siamo anche pronti ad andare da soli”. Il ministro degli Esteri vuole avere le mani libere: il riavvicinamento a Forza Italia non lo convince, soprattutto per il connubio che Berlusconi ha ormai stretto con Matteo Salvini.


Il pensiero di Angelino Alfano


Seguire un percorso politico che parte “da noi stessi” dalle cose buone fatte per l’Italia in 5 anni di governo. Si può fare, anche da soli, aperti al confronto con tutte le forze politiche, tranne quelle “di una certa destra”. Angelino Alfano parla a quasi 2000 delegati, dopo la delusione delle elezioni in Sicilia, e suona la carica: “Se noi non siamo più Ncd ma Alternativa popolare è perché abbiamo capito che con una certa destra non possiamo stare. Gli ideali li abbiamo chiari e non li abbiamo mai traditi”. “Noi vogliamo essere un movimento europeista, noi non abbiamo aderito al Pd, o siamo passati a sinistra – ha aggiunto – ma abbiamo chiaro che non vogliamo uscire dall’euro e con questi qui non possiamo stare” riferendosi a Matteo Salvini. Il ministro degli Esteri difende quindi la sua creatura da chi l’ha data per morta fin dalla nascita e promette:”Siamo qui nel novembre del 2017 e siamo pronti ad esserci anche nel novembre del 2022″. Alternativa popolare quindi è pronta a ripartire da quella soglia del 3 per cento ampiamente superata in Sicilia e che può riportarla in Parlamento alle prossime elezioni politiche. Un programma condiviso e la presenza attiva sul territorio. E’ questa la ricetta per rinvigorire AP. “Vogliamo tornare in tanti in Parlamento, ma vogliamo tornare anche al governo in questo Paese perché non vogliamo che venga distrutta la legge sui vaccini, la riforma del lavoro” dice Beatrice Lorenzin. “Se siamo uniti – ribadisce il ministro – non prendiamo il 3%, prendiamo molto di più. Ripartiamo da chi siamo noi e cosa vogliamo fare. Quello che ci interessa di più non è un parlamentare in più, ma incidere di più”. Il percorso insomma è già tracciato e porterà il partito alle elezioni del 2018. E’ per questo che Maurizio Lupi annuncia proprio nel corso della conferenza programmatica la convocazione per 24 novembre della direzione nazionale durante la quale, afferma: “Decideremo la strada da percorrere”. Il contenitore verso cui tendere resta comunque l’universo del PPE, dice Lupi perché “si vince solo col centro, si vince solo con i moderati”. Attenzione però a voler credere che questa nuova era di Ap voglia puntare a far parte di quella ‘quarta gamba’ del centrodestra che si sta attrezzando in questi giorni: “I petali muoiono – avverte Lupi – quello che vogliano costruire è un fusto”. Insomma l’identità di AP va preservata, come forza autonoma, forte e determinante. Ecco allora che l’ex ministro torna a puntare i piedi su temi di strettissima attualità: “Sia ben chiaro, non voteremo la legge di bilancio se non verrà reintrodotto il bonus bebè. Siamo contenti che anche il Partito democratico stia seguendo questa strada”. E sulla legge che regola la cittadinanza cancella qualsiasi dubbio: “Il Pd se lo scordi non voteremo fiducia” sulla Ius Soli. “Noi sullo non abbiamo cambiato idea. Bisogna fare una buona legge, questa non lo è quindi non la si vota” conclude.

 

 

 

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