I villaggi Valtur simbolo di eccellenza italiana nel mondo rischiano concretamente la chiusura

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Come ormai noto da circa un mese, i Villaggi Valtur, simbolo di eccellenza del turismo italiano nel mondo, stanno per chiudere.
La società infatti, nonostante il vertiginoso aumento delle prenotazioni, attestatosi su un eccezionale +108% solo nelle ultime tre settimane, ha chiesto il concordato fallimentare aprendo di fatto la procedura di licenziamento collettivo per i 108 dipendenti a tempo indeterminato e 123 a tempo determinato, ma mettendo a rischio i circa 1500 posti di lavoro garantiti dall’indotto.
La società sta negoziando la restituzione delle singole strutture ricettive e a conferma che si sta facendo sul serio, stando così le cose, quest’estate non apriranno villaggi di Capo Rizzuto, Favignana, Ostuni, Porto Rosa, Torre Chia, Simeri, Garden Club Toscana e Colonna Beach. E sarà interrotta l’attività dei villaggi invernali Pila Marilleva, Sestriere e Principe di Marmolada.
Nel frattempo, al Ministero dello Sviluppo Economico sono cominciate ad arrivare richieste di informazioni da parte di imprenditori, sia italiani che stranieri, interessati a rilevare il marchio e la gestione dei villaggi che hanno contribuito in tutti questi anni all’accrescimento del marchio Italia nel campo del turismo di alta qualità. Il ministro Carlo Calenda, a tal proposito ha annunciato che incontrerà la proprietà nei prossimi giorni “per favorire una soluzione di continuità per tutto il complesso aziendale”.
Qualche giorno fa, nel corso di un incontro sulla spinosa vicenda, tenutosi al mise alla presenza di tutte le sigle sindacali coinvolte, il ministero ha ribadito all’azienda di dover “impegnarsi direttamente nella ricerca di un investitore interessato a mantenere unito il perimetro aziendale e occupazionale e che offra inoltre concrete prospettive di continuità nel lungo periodo a una delle maggiori realtà italiane del settore del turismo e ai suoi lavoratori”.
Il Mise, al riguardo, ha sottolineato con decisione Il suo “No a soluzioni di liquidazione per parti separate delle attività che attualmente operano a marchio Valtur”.
Fronte comune quello dei sindacati che dati alla mano richiamano alla responsabilità del fondo investitore (il tour operator acquisito due anni fa dal gruppo Investindustrial di Andrea Bonomi). Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil hanno denunciato la gravità del comportamento di una azienda che sviluppa occupazione prevalentemente stagionale per circa 1.500 persone.
L’allarme lanciato dai sindacati è che “Si concretizza il rischio vendita a `spezzatino´ paventato con l’avvio della fase liquidatoria ed è purtroppo evidente che non c’è alcuna intenzione di salvaguardare il perimetro aziendale di una azienda che rappresenta l’Italia nel mondo e che nel Mezzogiorno ha rappresentato una risorsa occupazionale ed economica fondamentale”.
Ma quali sono questi numeri alla mano prodotti dai sindacati?
Il primo dato, forse il più significativo, ci dice che se Valtur dovesse chiudere, l’Italia perderebbe oltre un milione di turisti l’anno.
Luca De Zolt della Filcams-Cgil ha affermato che “In più di 50 anni Valtur ha ospitato nei suoi villaggi oltre 60 milioni di turisti e nel 2017 ne ha ospitati 1,1 milioni, con una media di stranieri del 20%”.
Lo scorso inverno le presenze sono salite del 20,1% e il fatturato del 24% e l’estate precedente rispettivamente del 19,3% e del 32,6%, ma per il fondo Investindustrial di Andrea Bonomi tutto questo non basta.
Ora tutti guardano al tavolo previsto tra qualche giorno al Mise ed al riguardo, sempre De Zolt conferma “trattative con soggetti interessati”, ipotesi questa che tiene accesa la speranza dei lavoratori di poter “continuare a fare per altri 50 anni quello che abbiamo fatto finora”.
Foto: Ansa

 

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