ūüé§ūüé•Il Bandito e il Campione: le vite parallele di Vito Roberto Palazzolo e Peppino Impastato

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¬ęDue ragazzi del borgo cresciuti troppo in fretta,¬†un’unica passione per la bicicletta.
Un incrocio di destini in una strana storia
di cui nei giorni nostri si √® persa la memoria¬Ľ.

(di Rossella Daverio) Non sappiamo se i due protagonisti della ¬ęstrana storia¬Ľ che vorremmo¬†condividere amassero la bicicletta con la stessa passione di Sante Pollastri e¬†Costante Girardengo, nati a sei anni di distanza a Novi Ligure, tra la Liguria e il Piemonte, nella terra che dar√† pi√Ļ tardi i natali a Fausto Coppi.
Sappiamo invece che erano anche loro ragazzi di borgata. Una borgata che la carta ¬†geografica colloca molto pi√Ļ a sud di Novi: √® Cinisi, tra Palermo e San Vito Lo Capo.
E sappiamo che la differenza di et√† tra loro non √® di sei anni, ma di soli sei mesi: il¬†primo √® nato il 31 luglio 1947 e il secondo il 5 gennaio 1948. Sappiamo pure che hanno fatto insieme le scuole medie, seduti negli stessi banchi, all‚Äôascolto delle¬†stesse lezioni, con gli stessi libri davanti. E immaginiamo infine che anche loro siano ¬ęcresciuti troppo in fretta¬Ľ: la miseria e la mafia non consentono di restare¬†bambini a lungo.
¬ęUna storia d’altri tempi, di prima del motore¬†quando si correva per rabbia o per amore, ma fra rabbia ed amore il distacco gi√† cresce¬†e chi sar√† il campione gi√† si capisce¬Ľ.
Ai tempi dei due ragazzini di cui parliamo il motore c‚Äô√® gi√†… ma la voglia di correre ‚Äúper rabbia o per amore‚ÄĚ resta intatta. E il distacco tra chi sceglie l‚Äôuna o l‚Äôaltra¬†strada cresce fin dai banchi delle medie: √® una differenza fatta di sguardi rapidi, di¬†parole non dette, di attenzione o meno per gli insegnamenti dei professori, di¬†considerazione dei compagni di classe, che uno vede come futuri ‚Äúpicciotti‚ÄĚ e l‚Äôaltro come futuri cittadini. √ą forse anche una diversa passione per lo studio, che per il¬†primo √® un obbligo e per il secondo un riscatto: un modo di affermare la propria¬†autonomia rispetto agli esempi ricevuti in casa e percorrere una strada che¬†conduce alla libert√† di giudizio, di pensiero e di azione.
Chiss√† mai chi dei due √® stato considerato, fin da allora, ¬ęil campione¬Ľ: se quello¬†allineato alle leggi non scritte dell‚Äôomert√†, della connivenza e del disprezzo delle¬†vite altrui, o l‚Äôaltro che fin da allora le regole del gioco cercava gi√† di cambiarle.

Dipende. Dipende dalla sensibilit√† che ciascuno nutre o soffoca dentro di s√©, dai¬†suoi modelli esistenziali di riferimento, dal suo coraggio e dalla sua ¬ęetica dei¬†mezzi¬Ľ.

In sostanza dalla personale valutazione di che cos’è il successo nella vita: se consiste nei risultati visibili che si conseguono, o nel modo in cui li si raggiunge.
I due ragazzini di Cinisi hanno un nome: il ‚ÄúGirandengo‚ÄĚ del sud √® Peppino¬†Impastato, il ‚ÄúPollastri‚ÄĚ siciliano si chiama Vito Roberto Palazzolo. Del primo si √®¬†parlato troppo poco negli ultimi quarant‚Äôanni e molto in questi ultimi giorni, ma¬†solo perch√© il quarantesimo anniversario della sua morte ricorreva il 9 maggio¬†scorso, in concomitanza esatta con quello di Aldo Moro. Del secondo si sa poco o¬†niente. La stampa se ne √® occupata di rado, quasi esclusivamente in occasione del suo arresto, avvenuto a Bangkok il 30 marzo 2012.

Poi pi√Ļ nulla.

Peccato. La loro sarebbe una storia italiana esemplare, da approfondire,¬†comprendere e insegnare a scuola come esempio di che cosa significhi il ‚Äúlibero¬†arbitro‚ÄĚ, cio√® la virt√Ļ che permette a ogni essere umano di fare differenza anche¬†quando il suo destino appare segnato.
Nati entrambi in quello che fu considerato ¬ęil fondamentale snodo mafioso della¬†Sicilia occidentale¬Ľ, entrambi figli e nipoti di uomini ‚Äúpunciuti‚ÄĚ, entrambi sudditi¬†cresciuti nel regno del potentissimo Gaetano Badalamenti, hanno tuttavia un solo¬†punto di contatto: appunto le scuole medie frequentate insieme. Subito dopo¬†Peppino decide di rompere i ponti con il padre, di denunciare gli abusi di Don¬†Tano, di irriderne l‚Äôarroganza e di creare un‚Äôemittente, Radio Aut, dedicata alla¬†lotta contro la mafia.¬†Quanto a Vito Roberto ‚Äď soprannominato dai compagni di scuola ‚ÄúVitu u Pallunaro‚Ä̬†a indicare la precoce propensione a manipolare la realt√†, intraprende invece con¬†convinzione il cursus honorum rituale di Cosa nostra e lo percorre in tempi rapidissimi. √ą molto giovane quando diventa ‚Äúuomo d‚Äôonore‚ÄĚ e suo padrino di¬†affiliazione √® addirittura Bernardo Provenzano, maritato con una sua lontana¬†parente di Cinisi, la camiciaia Saveria Benedetta Palazzolo.
Della criminalit√† organizzata, ‚Äúu Pallunaru‚ÄĚ sperimenter√† tutte le declinazioni: pur¬†se considerato il maggior esponente della cosiddetta ‚Äúmafia pulita‚ÄĚ ‚Äď quella¬†incravattata, cosmopolita, mondana, capace di riciclare denari sporchi e farli¬†tornare limpidi come lenzuola profumate di lavanda ‚Äď non disdegner√†¬†collaborazioni occasionali ma significative con la ‚Äúmafia di guerra‚ÄĚ.

Per mostrare ai corleonesi la sua fedeltà alla causa della cupola, si renderà responsabile di un paio di omicidi e dell’importazione di quell’immensa partita di tritolo cui si devono la strage del treno di Natale (il rapido 904) e quella di via Mariano D’Amelio, di cui tutti abbiamo triste memoria.
Stabilitosi prima in Germania, poi in Svizzera, poi in Africa, cambier√† nome, si¬†finger√† nobile, diventer√† a tutti gli effetti il ‚Äútesoriere‚ÄĚ di Riina e Provenzano, far√†¬†fruttare i loro patrimoni (e i suoi), corromper√† decine di governi, commercer√† in¬†blood diamonds, droga e armi e collaborer√† con primarie aziende italiane che non¬†esiteranno ad assumerlo come consulente. La sua vicenda andrebbe raccontata per¬†intero. E forse lo sar√†. La figura di Vito Roberto Palazzolo √® infatti emblematica del¬†passaggio graduale dalla mafia di ieri a quella di oggi, le cui infiltrazioni nei gangli
del potere sono infinite. Quanto al suo arresto, contribuisce, per molte ragioni, a segnare la fine della seconda Repubblica e il suo graduale transito verso la terza, di cui tuttora viviamo gli effetti.

Che cosa resta dei due ragazzini di Cinisi? Peppino Impastato è morto a trent’anni, ucciso da coloro che aveva sfidato. Vito Roberto Palazzolo, benché incarcerato a Opera presso Milano, è vivo e potrebbe uscire di galera di qui a poco tempo.

Eppure…

Eppure in testa, sullo stradone della vita e della storia, c’è solo Peppino. Il campione è lui.

¬ęVai Girardengo, vai grande campione
nessuno ti segue su quello stradone.
Vai Girardengo, non si vede pi√Ļ Sante.
dietro a quella curva, √® sempre pi√Ļ distante¬Ľ.