Iraq: al via la campagna elettorale,  25 settembre il referendum sull’indipendenza del Kurdistan

Aperta oggi la campagna elettorale per il referendum sull’Indipendenza del Kurdistan iracheno previsto per il 25 di questo mese. La campagna terminerà il 22 settembre e secondo la Commissione elettorale di Erbil saranno 5,5 milioni di persone gli aventi diritto al voto. Si voterà anche in alcune città controllate dalle forze curde Peshmerga come Kirkuk. L’Ufficio elettorale di Kirkuk ha reso noto oggi che oltre 900 mila persone hanno diritto al voto nella provincia, dove sono stati allestiti 43 seggi. La Commissione elettorale e quella del referendum hanno completato tutti i preparativi per la consultazione nella regione del Kurdistan ha detto Ali Al Shawani, direttore dell’ufficio elettorale di Kirkuk. Al voto parteciperanno 926 mila elettori della provincia (di Kirkuk). Il Consiglio provinciale di Kirkuk ha votato lo scorso 29 agosto a favore della partecipazione al referendum per l’indipendenza della regione autonoma del Kurdistan iracheno che si terrà il prossimo 25 settembre. Alla votazione erano presenti 26 consiglieri su un totale di 41, pari al 67 per cento del Consiglio, numero che ha garantito il quorum del 51 per cento necessario per la validità del voto. La riunione è stata boicottata da una parte delle minoranze arabe e turcomanne. Hanno votato a favore della mozione 24
consiglieri, mentre due si sono astenuti. Tra i voti favorevoli figurano anche quelli di alcuni rappresentanti
delle minoranze: due turcomanni, tre arabi e un cristiano. Il Consiglio provinciale di Kurkuk è dominato dai due
partiti curdi, l’Unione patriottica del Kurdistan (Puk) e il Partito democratico del Kurdistan (Kdp) che insieme
detengono 26 seggi. Gli altri partiti che compongono il Consiglio sono il Fronte turcomanno con 8 seggi, il Partito
repubblicano iracheno della minoranza araba, con 5 seggi. I restanti due seggi sono occupati dalla Coalizione islamica e turcomanna e dall’Assemblea nazionale. Il Fronte turcomanno, che insieme alla componente araba ha boicottato la riunione, è fortemente contrario all’organizzazione del referendum sull’indipendenza curda nella regione di Kirkuk. Intervistato dalla “Rudaw” a fine luglio, il leader del Fronte turcomanno, Arshad Salihi, ha osservato che la principale richiesta alla componente curda e’ quella di escludere le zone contese con il governo centrale di Baghdad, in particolare quelle a maggioranza turcomanna, da un possibile referendum per l’adesione della provincia di Kirkuk ad un futuro Stato del Kurdistan. Nonostante sia controllata dai curdi dal 2014 (ai tempi della prima fase della guerra contro lo Stato islamico, che peraltro è ancora presente nel distretto meridionale di Hawija), la provincia di Kirkuk è formalmente sotto il controllo del governo federale iracheno di Baghdad. Lo scorso marzo il Consiglio provinciale aveva votato una disposizione che consentiva la possibilità di issare la bandiera curda sugli edifici amministrativi locali accanto a quella nazionale; il Tribunale amministrativo iracheno, tuttavia, ha annullato tale decisione a meta’ agosto. L’articolo 140 della Costituzione irachena, approvata nel 2005, prevede che si tenga un referendum nelle aree arabizzate (Kirkuk, Khanaqin, Sinjar, Sheikhan) affinche’ gli abitanti si pronuncino sull’annessione o meno alla regione del Kurdistan. Doveva tenersi alla fine del 2007, poi nel giugno 2018, nel dicembre 2010 ma e’ sempre stato rimandato. Lo scorso 20 agosto Karim ha ribadito al rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Iraq, Jan Kubis, che la provincia intende partecipare al referendum sull’indipendenza della regione autonoma del Kurdistan iracheno. Situato a cavallo
tra la provincia a maggioranza sunnita di Salah al Din e il Kurdistan iracheno, nel governatorato di Kirkuk viene
estratto il petrolio oggetto di un contenzioso tra Baghdad ed Erbil. Lo scorso marzo il Consiglio provinciale aveva
votato una disposizione che consentiva la possibilita’ di issare la bandiera curda sugli edifici amministrativi locali
accanto a quella nazionale; il Tribunale amministrativo iracheno, tuttavia, ha annullato tale decisione a meta’
agosto. Lo scorso 22 agosto il presidente Barzani ha sottolineato che la decisione sull’indipendenza della regione autonoma del Kurdistan dall’Iraq spetta al popolo curdo. Parlando in un discorso ufficiale tenuto durante un incontro con alcuni funzionari regionali, il leader curdo ha dichiarato che il referendum “è una decisione del popolo della regione del Kurdistan”, aggiungendo che chi si oppone alla consultazione popolare va contro la volontà dei cittadini. Se i rapporti con Baghdad dovessero peggiorare, ha aggiunto il presidente curdo, il
governo federale potrebbe chiedere il ritiro delle forze Peshmerga dalle aree contese dove si sono posizionate negli ultimi anni nel contesto della guerra contro lo Stato islamico (Is). A Kirkuk (a nord di Baghdad), in particolare,
i Peshmerga hanno assunto la gestione della sicurezza a partire dal 2014, anno dell’inizio dell’avanzata dell’Is nel
nord dell’Iraq. Dopo averlo paventato per anni, i leader della regione autonoma del Kurdistan iracheno hanno
fissato per la prima volta una data per il referendum sull’indipendenza da Baghdad. Il presidente curdo Barzani ha annunciato lo scorso 7 giugno che la consultazione è prevista per il 25 settembre. Sulla questione pesano però molte incognite, prima tra tutte eventuali azioni concrete da parte del governo di Baghdad contrario al referendum. Altra incognita è quella relativa alla zona contesa di Kirkuk, a sud di Erbil, dove per altro sono presenti importanti giacimenti petroliferi. In tale contesto va anche considerata la posizione della Turchia, che pur intrattenendo buoni rapporti con i Barzani, ha confermato di essere fortemente contraria ad un Kurdistan iracheno indipendente, dati i suoi problemi interni con il Partito dei lavoratori del Kurdistan.

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