La “coda” del Weinstein-gate colpisce il “recidivo” Roman Polanski, contestato a Parigi in occasione della sua retrospettiva

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Il cosiddetto Weinstein-gate sembra avere un pericoloso e devastante effetto domino.
Dopo le recenti accuse di pesanti molestie sessuali mosse da Anthony Rapp nei confronti di Kevin Spacey, reo secondo il “Paul Stamets di Star Trek Discovery”, di averlo importunato sessualmente quando l’attore aveva 14 anni, torna alla cronaca, per motivi simili e si cui si è già abbondantemente discusso in passato il regista polacco Roman Polanski.
Ieri infatti la retrospettiva organizzata dalla Cinémathèque Française in onore di Polanski, come era ampiamente prevedibile è stata fortemente contestata. Tra le più attive promotrici della protesta assume un ruolo molto importante la Segretaria Generale del Collettivo Femminista contro il Cyberbullismo, Laure Salmona che alla vigilia del citato evento aveva lanciato una petizione on-line sul sito change.org che aveva raccolto oltre 28.000 firme per la cancellazione della retrospettiva. “È urgente mobilitarsi per far annullare la retrospettiva. Roman Polanski merita il disonore, non gli onori”, queste le dure parole della francese nei confronti dell’organizzazione dell’evento e chiaramente dello stesso regista chiamato di nuovo in causa dopo il reportage del New York Times sui numerosi casi di molestie che stanno coinvolgendo Weinstein. Nello stesso reportage sarebbe finito anche il regista polacco accusato recentemente da una donna californiana, Marianne Barnard, di averla violentata nel 1975 quando la stessa aveva solo 10 anni.
Accusa non verificata e molto probabilmente non più verificabile, ma comunque inquietante se accostata a quella per la quale Polanski patteggiò nel 1977 per lo stupro della tredicenne Samantha Geimer che lo costrinse a fuggire dagli Stati Uniti d’America.
GB
Foto: evilbeetgossip.com

 

 

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