La nuova LSS della Marina militare, fiore all’occhiello dell’industria militare italiana

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(di Massimiliano D’Elia) La nuova e prima LSS, Logistic Support Ship delle sei previste dalla Legge Navale sta per arrivare presso lo stabilimento di Fincantieri a Riva Trigoso. Inizia così il programma industriale militare che vedrà impegnate le maggiori aziende Italiane che operano nel settore e che a vario titolo verranno chiamare in causa nel processo di rinnovamento della flotta della Marina militare italiana.

Gli armadi che contengono il “cervellone” della nuova console in fibra di carbonio della citata unità chiamerà ad operare Leonardo che detiene la leadership mondiale di conoscenza tecnologica e manifatturiera nel settore specifico. Il tutto verrà fatto presso lo stabilimento campano di Fusaro dove i prodotti in lavorazione sono un puzzle di tecnologie con pezzi che arrivano dai siti di Genova e La Spezia. Il software su cui marcia la console di comando e controllo del comandante, per esempio, è per il 20% progettato e prodotto nei 13mila mq del sito Leonardo di Genova Sestri. Così come genovesi sono i sistemi di comunicazione e il software che fa funzionare il radar di tiro prodotto al Fusaro.
La Legge Navale ha finanziato con 5,4 miliardi di euro gli investimenti nelle forze armate: 1,8 miliardi di euro si tradurranno in lavoro per Leonardo. Entro la fine dell’anno saranno forniti a Fincantieri console, radar secondario e sistemi di comunicazione navale necessari a essere installati sulla unità logistica in costruzione a Riva Trigoso. Nei siti di Roma e Napoli, inoltre, è in fase avanzata la produzione del radar a 4 facce banda X: a differenza dei radar tradizionali ha 4 occhi, è capace di osservare tutto, davanti e dietro, senza bisogno di girare su se stesso: sarà consegnato a Fincantieri l’anno prossimo per essere montato sul primo (dei 4 in costruzione) pattugliatore polifunzionale di altura.
«Il radar a quattro facce è una tecnologia cui stanno lavorando tutti i gruppi europei, evidenzia con orgoglio un ingegnere napoletano, ma un conto è essere in fase avanzata di produzione come è Leonardo, altro conto è averlo su una slide».
In Europa la competizione tra società che producono sistemi navali si gioca su «tempi, costi e architetture» spiegano i manager. Nei prossimi cinque anni il mercato mondiale dei sistemi navali è stimato in 330 miliardi e Leonardo ambisce a conquistare «il 30%» di quel valore. La società guidata da Profumo non sottovaluta il rischio di un’eventuale esclusione dall’alleanza italo-francese tra Fincantieri e Naval Group (partecipata al 35% dal concorrente Thales), ma Angelo Pansini, direttore Strategie della divisione Elettronica per la difesa terrestre e navale, confida che Leonardo sarà nella partita.
Forse anche perché, alla fine, conviene a tutti, non solo al sistema-Italia. «Il vantaggio competitivo nel settore è il tempo – dice Pansini – e Leonardo, su molte tecnologie, è avanti».
«Leonardo ha anticipato l’evoluzione tecnologica del mercato e grazie al fondamentale contributo della Legge Navale e di un cliente all’avanguardia come la Marina Militare è riuscita ad accelerare rispetto ai concorrenti, anche francesi. – spiega il direttore – Questo ci dà un vantaggio non discutibile. I concorrenti stanno andando verso queste tecnologie, ma Leonardo le sta già producendo».
Nata dalla fusione di società attive in segmenti diversi (sistemi di comunicazione, sistemi di combattimento, sistemi per la sicurezza, radar) Leonardo è «l’unica azienda in Europa» in grado di fornire, contemporaneamente, singoli prodotti e sistemi integrati. «Sviluppiamo il 40 per cento dei componenti di una nave», chiude Pansini.

La partita tra Fincantieri e Naval Group deve essere portata avanti con l’inclusione nella Joint Venture di Orizzonti Sistemi Navali, società a partecipazione in quota parte sia di Fincantieri che di Leonardo. In questa partita il prossimo governo dovrà seguire la trattativa facendo valere il peso degli impegni nazionali di contingenti militari all’estero. Esempio l’impiego di circa 470 militari in Niger che andranno a sostituire i colleghi francesi.
Argomentazioni che peseranno anche nella redazione del Trattato del Quirinale dove i saggi italiani, chiamati a studiare e redigere l’accordo bilaterale con i francesi, dovranno esprimere al meglio la volontà italiana di partecipare attivamente alla nuova identità di Difesa Europea che, necessariamente, dovrà prevedere anche una partecipazione allargata dell’industria militare italiana.

La nuova LSS della Marina militare, fiore all’occhiello dell’industria militare italiana