Microdroni autonomi assassini, la nuova sfida globale

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(di Massimiliano D’Elia) Il Generale Pasquale Preziosa, Presidente di  PRP Channel ha trattato ampiamente giorni  fa la questione dei microdroni e il loro sviluppo duale, una tecnologia che ha attratto da subito frange importanti di gruppi terroristici

Al riguardo abbiano voluto approfondire l’origine di un video che ha lasciato tutti sgomenti. Lo scorso novembre si è tenuto il primo Convegno sulle armi convenzionali (CCW) dove un gruppo di esperti governativi sui sistemi letali di armi autonome, si è riunito presso le Nazioni Unite a Ginevra. Da tempo è attiva una campagna per fermare i robot assassini e ciò sta  incoraggiando le Nazioni Unite a portare avanti la regolamentazione internazionale delle armi autonome. Finalmente una buona notizia  perchè questa tecnologia assassina potrebbe cambiare  il futuro della robotica, della società e degli equilibri mondiali.
Tutti i presenti sono rimasti colpiti da un video che dimostra la preoccupazione crescente sulle armi autonome. Il video, chiamato “Slaughterbots” e prodotto con il supporto del Future of Life Institute di Elon Musk, combina la violenza grafica con una plausibilità tecnica sufficiente a immaginare uno scenario molto desolante: un immaginario futuro prossimo in cui i microdroni autonomi trasportano esplosivi e uccidono migliaia di persone intorno al mondo.
Così gli sviluppatori del micro drone assassino: “non abbiamo intenzione di far vedere il video completo  qui perché contiene una serie di scene violente, tra cui un attacco terroristico in una classe, tuttavia è possibile trovarlo sul sito Web Future of Life”.
Questa affermazione non ha convinto tutti gli intervenuti perchè le potenzialità del drone sono apocalittiche  e sembrerebbe rivolto, così come montato, ad un pubblico non proprio ordinario e pacifico. Molti hanno criticato il video e gli sviluppatori perché una tale dimostrazione mette in discussione l’intero indotto della robotica.
Alla domanda se il film faccia affidamento sulla paura, un collega, Toby Walsh, un professore di intelligenza artificiale dell’Università del New South Wales, non è d’accordo. “Non è una questione di paura”, dice. “L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite ha detto, invece che non dobbiamo preoccuparci di armi letali autonome perché sono troppo lontane dalla  produzione e dal loro  impiego sul campo. Al contrario, il film è stato progettato per dimostrare quanto siamo vicini alle armi autonome. Mostra cosa succede se si mettono insieme alcune tecnologie esistenti e gli eventuali abusi cui tale tecnologia potrebbe subire.
Alla fine del convegno tutti hanno criticato il video e hanno detto che occorre parlare solo degli aspetti benefici che tale tecnologia può sviluppare per il progresso dell’umanità e non proporre situazioni limite tendenti a colpire l’emotività del pubblico. Questo approccio fornisce al pubblico una visione distorta della robotica non favorendo, così, un suo sviluppo pacifico.
Quanto detto dagli esperti del settore è parzialmente condivisibile  perchè il video, invece, ha dimostrato fino a quanto si può arrivare con questa tecnologia che esalta l’autonomia del drone che, di fatto, non è comandato da remoto, ma viene preventivamente programmato per la missione. E’ stata dimostrata la realtà: perchè nasconderla?

L’utilizzo di una simile tecnologia già la troviamo sui campi di battaglia. L’esercito russo ha di recente subito in Siria un attacco da parte di droni artigianali con GPS incorporato. A quanto pare non erano teleguidati, ma seguivano una rotta prestabilita. Il fatto più sconvolgente è che tale drone può essere costruito interamente reperendo materiali dal web, compreso l’esplosivo.

A quanto pare, quindi, il futuro è già realtà.