🎥 Teheran risponde alle accuse di Israele: Netanyahu è un “infame bugiardo”

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato di  presunte “prove” di ambizioni segrete dell’Iran nello sviluppo di armi nucleari, informazioni assunte dal Mossad, i servizi segreti israeliani, dall’esame di documenti iraniani segreti di cui sarebbero entrati in possesso. Tale affermazione ha provocato reazioni scettiche da parte dei sostenitori dell’accordo del 2015 tra Teheran e il gruppo 5+1, fra cui le nazioni europee che ritengono l’intesa sia più importante che mai.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha dichiarato che valuterà ogni nuova informazione significativa, citando però la sua valutazione di tre anni fa secondo cui non esistevano “indicazioni credibili” di nessuna attività per sviluppare armi nucleari in Iran dopo il 2009. Il discorso di Netanyahu in diretta televisiva lunedì notte è arrivato in vista del 12 maggio, data scelta dal presidente americano Donald Trump come scadenza per decidere se confermare o meno l’impegno americano nell’intesa del 2015 tra Iran, Regno Unito, Cina, Francia, Germania, Russia e Stati Uniti. Il premier ha detto che decine di migliaia di documenti recuperati di recente dall’intelligence israeliana “provano” l’esistenza di un programma segreto di Teheran per sviluppare armi nucleari. La presentazione ha subito attirato critiche, che affermano si tratti di un’azione concertata con la Casa Bianca, mentre Trump decide la sua posizione sull’accordo. Alcuni analisti hanno anche criticato la mancanza di dettagli e prove del fatto che Iran non starebbe rispettando l’accordo. Tra le voci critiche si è alzata quella del ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson: “Il discorso del premier israeliano sulla passata ricerca nella tecnologia delle armi nucleari dell’Iran sottolinea l’importanza di mantenere i vincoli dell’accordo”, ha affermato, sottolineando che l’intesa non si basa “sulla fiducia”, ma su “rigide verifiche” in cui l’Aiea ha “accesso senza precedenti” al programma di Teheran.

L’alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, ha dichiarato di non aver “visto, per il momento, dal premier Netanyahu argomenti sul mancato rispetto, vale a dire sulla violazione, da parte dell’Iran dei suoi impegni” legati all’accordo. Anche la Francia ha sottolineato l’importanza dell’intesa, aggiungendo che “le informazioni” di Israele “dovranno essere valutate nel dettaglio”. Netanyahu martedì è poi intervenuto alla Cnn, difendendo la sua presentazione ma anche rifiutando di rispondere alle domande sulle capacità nucleari del suo Paese. La comunità internazionale ritiene che Israele sia l’unica nazione dotata di armi atomiche in Medioriente, ma Israele non l’ha mai ammesso. E l’Iran è intervenuto tramite il portavoce del ministero degli Esteri, che ha risposto a Netanyahu definendolo un “infame bugiardo”. Subito dopo l’intervento del premier israleiano, il ministro Mohammad Javad Zarif aveva già parlato di lui come del “ragazzo che urla al lupo”. Trump, tuttavia, ha accolto bene la ‘denuncia’ dell’alleato israeliano, così come l’ha fatto il segretario di Stato Mike Pompeo, che ha incontrato Netanyahu a Tel Aviv.

La Casa Bianca ha anche aggiunto confusione con le sue dichiarazioni, prima dicendo che l’Iran “ha” un programma segreto, e poi correggendo con “aveva”. “Questi fatti sono coerenti con ciò che gli Usa sanno da tempo: l’Iran aveva un solido, clandestino programma di armi nucleari che ha tentato invano di nascondere al mondo e al suo popolo”, ha affermato. Per Trump e i suoi alleati in Medioriente, in primis Israele, l’intesa approvata nell’era Obama non è abbastanza rigida e va sostituita con una soluzione più permanente e vincolata a maggiori controlli sul programma missilistico di Teheran. L’Iran ha sempre smentito di avere mire sulle armi nucleari, affermando che il suo programma abbia sempre avuto scopi non militari. Pompeo ha definito anche il materiale citato da Netanyahu “autentico” e affermato che in gran parte costituisca novità per gli esperti americani. Diversa l’opinione di Dan Shapiro, ambasciatore americano in Israele nell’era Obama, che su Twitter ha scritto che quelle “informazioni non sono nuove”, aggiungendo che saranno però “utili a Trump quando annuncerà l’abbandono dell’accordo il 12 maggio. Credo che lo abbia già deciso. Questa presentazione, concordata con il suo team, sarà citata come prova per giustificarlo”.