Vuoi entrare in Usa? Dacci login e psw dei tuoi account social!

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Social Network sempre nell’occhio del ciclone. La sicurezza in Usa non ha limiti di privacy. A chi vuole entrare nel Paese verra’ chiesto di consegnare le chiavi di accesso ai propri profili Facebook, Twitter, Google. Le autorita’ potranno cosi’ ricostruire tutta la storia online di una persona e verificare, per esempio, eventuali segnali di di radicalizzazione o attivita’ di proselitismo. La misura, contenuta in una serie di nuove regole messe a punto dal Dipartimento di Stato, non riguardera’ i cittadini di Paesi amici come l’Italia, la Francia, la Germania, il Regno Unito, il Giappone, la Corea del Sud o il Canada. Ma interessera’ una platea ben piu’ ampia rispetto all’ipotesi iniziale: quasi 15 milioni di persone. Si applichera’ infatti non solo a chi fa richiesta di un visto di immigrazione, ma anche chi vuole entrare negli Usa per turismo o per motivi di studio e di lavoro. Interessera’ dunque anche Paesi come Brasile, Cina, India e Messico. Nessun social media sara’ trascurato: anche Instagram, Flickr, LinkedIn, Reddit, Youtube. Poi i siti cinesi Douban Sina Weibo o Youku, e il network russo VK. I controlli ‘rafforzati’ pero’ non si limiteranno solo alle informazioni contenute su queste piattaforme. Le autorita’ americane chiederanno ai richiedenti il visto anche i numeri dei vecchi passaporti, i vecchi numeri di telefono e l’accesso agli indirizzi email. I richiedenti dovranno anche presentare i documenti dei precedenti viaggi e riportare se siano mai stati espulsi dagli Usa o se abbiano violato le leggi sull’immigrazione. Saranno chieste anche informazioni sui parenti per verificare se ci sia qualcuno coinvolto in attivita’ terroristiche. “Dobbiamo adeguarci alle nuove minacce”, sottolinea il Dipartimento di stato, spiegando come le nuove procedure e i nuovi controlli serviranno per avere la massima certezza sulla identita’ di chi entra negli Usa. Ma le associazioni per la difesa dei diritti civili non ci stanno: “Questo tentativo di raccogliere in maniera massiccia informazioni personali sui social media,afferma l’American Civil Liberties Union,  e’ un piano inefficace e profondamente problematico, che viola i diritti degli immigrati e dei cittadini Usa, colpendo la liberta’ di parola e di associazione, con le persone che d’ora in poi dovranno stare attente a non pubblicare online cose che potrebbero essere male interpretate e fraintese dal governo”. Critiche anche da Facebook, in queste settimane nell’occhio del ciclone per lo scandalo della raccolta dei dati personali sulla sua piattaforma: “Ci opponiamo a ogni sforzo teso a costringere i viaggiatori a svelare le informazioni dei loro profili personali, comprese le password.

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