Caso Weinstein: spie e giornalisti sul libro paga del produttore per soffocare le accuse

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Secondo quando riportato dal New Yorker, Harvey Weinstein aveva sul suo libro paga giornalisti, ex spie e militari che usavano false identità per mettere a tacere le donne che intendevano accusarlo pubblicamente di molestie sessuali.

La notizia è stata data dopo che la Television Academy, che assegna gli Emmy Awards, ha espulso “a vita” il produttore cinematografico, seguendo l’esempio della Academy of Motion Picture Arts and Sciences, titolare degli Oscar.

Tra le agenzie di sicurezza private pagate dal produttore, la “Black Cube”, gestita da ex ufficiali dell’intelligence israeliana e il colosso “Kroll.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, due investigatori della Black Cube incontrarono l’attriche Rose McGowan,  prima che lei muovesse pubblicamente le sue accuse di stupro contro Weinstein, con lo scopo di acquisire informazioni.

La spia, fingendosi un attivista per i diritti delle donne e dichiarando di possedere già del materiale contro il produttore, registrò segretamente le conversazioni avute con l’attrice con l’obiettivo di conoscere i nomi delle altre donne che parlavano con i media e raccontando gli abusi e le violenze subite dal produttore.

Weinstein e i suoi investigatori fecero uso anche di giornalisti per ottenere dettagli dalle donne che lo accusavano di stupri e molestie compilando profili personali con indicazioni sulle loro storie sessuali o personali con l’obiettivo di contraddire, screditare o intimidire le accusatrici.

Caso Weinstein: spie e giornalisti sul libro paga del produttore per soffocare le accuse

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