Riina: figlia ai cronisti, vi denuncio!

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Totò Riina fa parlare anche da morto. Tutti sono interessati alla sua morte nel bene e nel male. A Corleone, paese del boss incontrastato di Cosa Nostra, gli anziani sono a lutto e i giovani si dimostrano indifferenti. Sui social centinaia le offese indirizzate al Capo dei Capi, alla persona che ha ispirato film e fiction di successo. Stranamente nel condannare la figura  e  soprattutto le azioni di un malavitoso, lo stesso, nell’immaginario pubblico crea fascino e ammirazione. Una persona in grado di comandare famiglie della mafia con un carisma unico e con metodi di una volta, senza scrupoli, anche uccidendo un bambino sciogliendolo nell’acido.

Oggi ci sono stati momenti di tensione all’ospedale Maggiore di Parma dove, alla medicina legale, è prevista l’autopsia sul corpo di Totò Riina. “Non posso parlare, ho dei figli minori da tutelare, tre bambini piccoli che vedono la foto della madre sui giornali. Vi denuncio“: è lo sfogo di Maria Concetta Riina, figlia maggiore del boss di Cosa Nostra, circondata e incalzata a più riprese da giornalisti, fotografi e operatori delle tv all’ingresso del reparto di medicina legale dell’ospedale parmense. La donna non ha risposto ai cronisti che la interrogavano sull’immagine pubblicata ieri su Facebook che ritrae una rosa nera sovrastata dall’indice di una ragazza che indica il silenzio.

Riina non si è mai pentito” ha detto un cronista rivolgendosi all’avvocato Luca Cianferoni difensore del boss di Corleone. “Ma come si permette – ha replicato il legale – qui c’e’ un cadavere, ve ne dovete andare. Questa non è stampa. Questo è scandalismo”.

Totò Riina sarà sepolto nel cimitero comunale di Corleone (Palermo), dove già si trovano Michele Navarra, Luciano Liggio e le ceneri di Bernardo Provenzano: il gotha della mafia corleonese che ha spadroneggiato dal dopoguerra. Nel cimitero c’è anche l’urna coi resti di Placido Rizzotto, il sindacalista della Cgil ucciso nel ’48 da Luciano Liggio e dai suoi sgherri (i cui resti furono recuperati nel 2009 negli anfratti del cimitero di mafia a Rocca Busambra). Per i funerali del sindacalista, nel maggio 2012, venne a Corleone anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel cimitero di Corleone aleggiano anche i misteri della tomba in cui furono trovati due scheletri: uno dei due crani ha un buco, segno di un colpo di arma da fuoco. Quel cadavere, nella sepoltura che una volta era stata di Bernardino Verro, sindaco socialista ucciso dalla mafia, sarebbe di Calogero Bagarella, ucciso nella strage di viale Lazio e cognato di Riina. Un cadavere sepolto di nascosto e in fretta e furia. Al cimitero, e forse a quei due scheletri senza nome, sarebbe legato anche l’omicidio nel 1976 dell’impresario di pompe funebri Francesco Coniglio. Uno che del cimitero e delle sue tombe conosceva ogni segreto.

 

 

 

 

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