di Andrea Pinto
Il segretario di Stato americano Marco Rubio sarà a Roma giovedì e venerdì prossimi per una delicata missione diplomatica che intreccia Santa Sede, governo italiano e rapporti transatlantici. Una visita che, secondo diverse fonti italiane e internazionali, punta apertamente a un “disgelo” dopo settimane di forti tensioni tra l’amministrazione Trump, il Vaticano e, indirettamente, anche Palazzo Chigi.
L’agenda del capo della diplomazia americana non è ancora stata definita nei dettagli, ma al momento prevede almeno tre incontri istituzionali di alto livello. Il primo sarà con il cardinale Pietro Parolin, figura centrale della diplomazia vaticana e interlocutore chiave nei rapporti con Washington. Successivamente Rubio incontrerà il ministro degli Esteri Antonio Tajani e parteciperà a un pranzo con il ministro della Difesa Guido Crosetto. Resta invece ancora incerto un faccia a faccia con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, anche se fonti riportano che Rubio avrebbe espresso il desiderio di incontrarla personalmente.
La visita arriva in un momento particolarmente delicato nei rapporti tra Stati Uniti e Santa Sede. Nelle ultime settimane il presidente americano Donald Trump ha attaccato duramente Papa Leone XIV, criticandone le posizioni considerate troppo morbide su immigrazione e politica internazionale, soprattutto dopo le prese di posizione del Pontefice contro l’escalation militare in Medio Oriente e il conflitto con l’Iran. Secondo Reuters e AFP, proprio queste tensioni avrebbero spinto Washington a inviare Rubio in una missione di ricucitura diplomatica.
Il nodo Vaticano rappresenta oggi uno dei dossier più sensibili per la Casa Bianca. Papa Leone XIV, primo pontefice americano della storia, ha assunto negli ultimi mesi posizioni molto nette sui temi umanitari, sulla guerra e sulla gestione delle migrazioni, entrando progressivamente in collisione con la linea più dura dell’amministrazione Trump. Le critiche pubbliche del presidente statunitense hanno provocato irritazione Oltretevere e preoccupazione anche nelle cancellerie europee.
Ma la missione romana di Rubio guarda anche al fronte politico italiano. I rapporti tra Washington e il governo Meloni, considerati fino a pochi mesi fa solidissimi, hanno attraversato una fase di raffreddamento dopo le divergenze sulla crisi iraniana e sul ruolo europeo nel conflitto. L’Italia resta però un alleato strategico fondamentale per gli Stati Uniti nel Mediterraneo, sia sul piano politico sia su quello militare. Reuters ricorda che il nostro Paese ospita circa 13 mila militari americani e rappresenta uno snodo essenziale per le operazioni Nato nell’area euro-mediterranea.


Non è un caso che Rubio incontri anche il ministro Crosetto. Sul tavolo potrebbero finire diversi dossier strategici: dalla sicurezza del Mediterraneo all’Ucraina, fino alla redistribuzione delle forze americane in Europa dopo le recenti indiscrezioni sul possibile ridimensionamento della presenza Usa in Germania.
Per Rubio si tratta della terza visita italiana in meno di un anno. Lo scorso maggio aveva partecipato agli incontri di Villa Madama con i vertici del governo italiano, mentre a febbraio era tornato in Italia insieme al vicepresidente J. D. Vance in occasione dell’inaugurazione delle Olimpiadi invernali. Inoltre, nel maggio 2025, Rubio aveva già incontrato Papa Leone XIV durante le celebrazioni inaugurali del pontificato.
Dietro la visita romana emerge quindi un obiettivo politico più ampio: evitare che le tensioni personali e ideologiche esplose nelle ultime settimane compromettano l’asse strategico tra Washington, Roma e il Vaticano. Un equilibrio delicato, soprattutto in una fase internazionale segnata da conflitti aperti, instabilità energetica e crescente polarizzazione diplomatica. Rubio arriva a Roma con il compito di riaprire canali di dialogo e riportare i rapporti su un terreno più pragmatico. Ma molto dipenderà anche dalla disponibilità delle controparti italiane e vaticane ad accettare il tentativo di mediazione americana.
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