Siamo in guerra contro un nemico asimmetrico

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11/03/2004 – Madrid 192 morti
07/02/2015 – Parigi 12 morti
09/02/2015 – Vincennes  4 morti
18/03/2015 – Tunisi  24 morti
26/06/2015 – Spiaggia Riu Imperial (Susa)  39 morti
13/11/2015 – Parigi -Bataclan  130 morti
28/12/2015 – California 14 morti
22/03/2016 – Bruxelles  31 morti
28/06/2015 – Instabul  41 morti
01/07/2016 – Dacca  29 morti
14/07/2016 – Nizza  86 morti
29/12/2016 – Berlino  12 morti
22/03/2017 – Londra  5 morti
03/04/2017 – San Pietroburgo 14 morti
07/04/2017 – Stoccolma  5 morti
09/04/2017 – Tanta e Alessandria d’Egitto 44 morti
22/05/2017 – Manchester  22 morti
03/06/2017 – Londra  7 morti
17/08/2017 – Barcellona 14 morti

Il bollettino dei morti e degli attentati parla chiaro. Siamo in guerra anche se nessuno lo ammette pubblicamente.  L’ISIS sul terreno è stato sconfitto, ha perso il 60% del territorio conquistato nel 2014 che andava dall’Iraq alla Siria. All’epoca, in migliaia da tutto il mondo accorrevano verso il califfato per supportare la causa. Le coalizioni anti ISIS erano composte da fazioni più disparate, anche quelle storicamente in guerra si erano unite per combattere e cacciare, gli uomini neri che erano riusciti a conquistarsi una porzione di territorio importante. Avevano imposto le loro leggi ed erano in grado di portare avanti l’economia del Califfato. Ora si è allo sbando perchè non avendo più un territorio, un riferimento statuale, in migliaia sono i giovani che sono fuggiti verso l’Europa, verso il mondo civilizzato, il mondo degli infedeli. Tanto il loro risentimento e la rabbia del fallimento. L’odio sta crescendo sempre più in loro, l’odio atavico contro di Noi, gli infedeli, viene enfatizzato sempre verso di Noi, perchè visti come coloro che hanno contribuito alla perdita della loro Terra. Da qui la propaganda dell’ISIS che continua in maniera incessante di colpire gli infedeli, Noi, in ogni parte del mondo. A tal proposito sulla rivista ufficiale in Inglese Dabiq, l’ISIS dà le istruzioni di come compiere un attentato e di come scegliere i luoghi. Consigli volti a far il maggior numero di vittime. Consigli per destabilizzare e punirci. Consigli per farci vivere nel terrore

Il punto è che di fronte abbiamo un nemico asimmetrico, difficile da combattere e annientare. L’ISIS è soprattutto una ideologia, è odio verso il mondo intero, verso gli infedeli, Noi. Come si fa a sconfiggere una ideologia malata?

La loro forza  e dove reclutano maggiori proseliti è la politica di emarginazione che probabilmente per nostra incapacità, abbiamo attuato nei confronti delle popolazioni provenienti dall’Africa con i flussi migratori. Lasciare centinaia di migliaia di persone al loro destino nelle nostre società è stato un errore a cui dobbiamo porre rimedio subito. L’integrazione è la parola d’ordine. Oramai ci sono, vivono con noi. I loro figli giocano e vanno a scuola con i nostri. Non possiamo continuare ad ignorarli.

La ricetta è attuare a livello “Comunitario”, politiche serie di integrazione e fermezza assoluta nell’allontanare chi si radicalizza e mostra segni di insofferenza verso la nostra società. Rimpatri immediati, alla prima avvisaglia e non attendere che si organizzino per ammazzarci. La magistratura deve essere più determinata e non applicare il metodo utilizzato nel foro ordinario. L’ideologia perversa si combatte con le stesse armi, ovvero creare una nuova ideologia ispirata all’integrazione. Questa è la fase uno. Poi si dovranno attuare politiche, condivise, per stabilizzare l’intero Nord Africa. Politiche economiche espansive per creare circoli virtuosi verso l’Europa. La Cina è già lì da più di dieci anni per curare i propri interessi. Noi invece ci facciamo la guerra l’uno con l’altro. E’ inimmaginabile che ogni paese europeo badi solo ai  propri interessi, andando a coltivarsi il proprio orto, in Libia, Nigeria, Congo etc..

L’Europa deve  decidere se continuare con l’Unione Europea, oppure lasciar perdere. La nostra  divisione, i nostri nazionalismi sono la forza dell’ISIS e di altri attori internazionali che spingono per avere una Europa divisa, una piccola Europa insomma. Una Europa che non potrà mai salire a rango di super potenza. Una Europa Usa dipendente, Russia dipendente e Cina dipendente.

“Divide et impera”  era  una volta la nostra filosofia, peccato che l’abbiamo applicata su noi stessi.

di Massimiliano D’Elia

Siamo in guerra contro un nemico asimmetrico