Simulazione war games: gli americani sconfitti dai cinesi in mare

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Taipei è certa, le forze militari cinesi stanno simulando l’invasione dell’isola. La Difesa di Taiwan monitora con caccia e navi militari le mosse dell’esercito popolare cinese. La Cina oltre al lancio di missili ipersonici, utilizzo di droni spia e uso massiccio di forze speciali starebbe provando in azione nuovi armamenti, un modo per far capire che se volesse riuscirebbe a prendere l’isola in un batter d’occhio. Secondo la Cia, tuttavia, Xi sarebbe rimasto sorpreso dall’esperienza della guerra in Ucraina: la resistenza di Kiev e la mobilitazione della Comunità Occidentale, tutta schierata a difesa della Nazione invasa da Mosca.

Tornando alle operazioni militari a ridosso di Taiwan, sulle isole di Kinmen e Matsu sono stati individuati nella notte sette droni cinesi mentre ad est di Taiwan, la flotta di Pechino ha fatto prove di attacco contro obiettivi americani e giapponesi.

Il governo taiwanese ha denunciato che queste manovre cinesi hanno cambiato unilateralmente lo status quo nello Stretto e nella regione.

A Pechino i media seguono passo, passo l’evoluzione dell’imponente esercitazione militare, un modo per dare una risposta “forte” all’opinione pubblica dopo la visita della rappresentante della Camera Alta americana, Nancy Pelosi. Il Quotidiano del Popolo ha lanciato sul web l’hashtag #La Cina Mantiene la Parola, citata per ben 500 milioni di volte.

La Casa Bianca auspica che Pechino rinunci alla retorica, denunciando, tramite il dipartimento di Stato, l’irresponsabilità cinese nell’aver sospeso le linee di comunicazione con i comandi militari americani nel teatro di operazioni.

La Settima flotta Usa è in zona senza interferire anche se al Pentagono stanno rivedendo i piani operativi mentre gli strateghi fanno già simulazioni di intervento.

Come scrive corsera, la risposta di questi giochi di guerra, negli ultimi anni, ha dato previsioni di sventura per le forze americane nella regione: sempre sconfitte dai «rossi» cinesi. Ha detto brutalmente l’analista David Ochmanek della Rand Corporation: “Nei nostri wargames, quando combattiamo contro i cinesi, il partito blu (il colore assegnato ai militari Usa) “gets its ass handed to it”, parafrasando l’espressione “volgare”: gli Usa vengono sconfitti in mare.

Tuttavia, dopo lo sbarco, la conquista cinese di Taiwan sarebbe problematica: due studi recentissimi sostengono che i cinesi dovrebbero muovere almeno 2 milioni di soldati (tra combattenti e logistica) per compiere l’invasione; servirebbero 30 milioni di tonnellate di equipaggiamento e 5 milioni di tonnellate di petrolio. Dopo aver perso tantissimi uomini, sull’isola ci sarebbe una guerriglia palmo a palmo dagli esiti molto incerti, specialmente laddove dovessero intervenire agli aiuti occidentali.

Simulazione war games: gli americani sconfitti dai cinesi in mare

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