Italia e Unione europea, tante le partite aperte da trattare in autunno. Made in Italy, Bilancio e Immigrazione, i nodi cruciali

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Tante le questioni aperte con l’Unione europea che saranno alla base di prossimi scontri autunnali. Nel frattempo l’Italia è sulla graticola. Giorni fa il ministro della difesa  Elisabetta Trenta ha ricevuto un sonoro NO sugli sbarchi dei migranti salvati dalla missione «Sophia e sull’eventualità di far ruotare i porti di sbarco. Se ne discuterà prossimamente durante altri incontri a livello comunitario. Il punto gira tutto intorno al Trattato di Dublino. Il governo italiano contesta l’onere, per il paese di primo approdo, di dover  gestire tutti gli ingressi  e accogliere chi arriva. Altro capitolo è quello sul bilancio e sulla tutela dei marchi, tutte partite che si dovranno affrontare in autunno con la trattazione della manovra finanziaria. Luigi Di Maio e Matteo Salvini parlano di sforamento del 3%  (Giorgetti farebbe riferimento solo per le opere publiche) del rapporto deficit/Pii per realizzare flat tax e reddito di cittadinanza. La commissione Ue, dal canto suo, è pronta a dare battaglia sui conti pubblici italiani e  non si esclude la procedura di infrazione nei confronti di Roma per eccesso di deficit. Anche in politica estera l’Italia non è vista bene, considerati i rapporti “promettenti” con Putin e Trump.

Per lo sforamento  il commissario europeo per gli Affari economici e del Bilancio Pierre Moscovici ha detto, “difficoltà che non voglio neppure immaginare”. Il ministro dell’economia e delle finanze italiano Giovanni Tria, in risposta, ha detto che chiarirà i propri orientamenti il 7 e 1’8 settembre nelle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. Poi, entro il 27 settembre, presenterà l’aggiornamento al Def (Documento di economia e finanza) ed entro metà ottobre la legge di Bilancio.A novembre si pronuncerà la commissione Ue

La protezione del Made in Italy è anche uno degli obiettivi del governo gialloverde. Il tutto si fonda dalla necessità  di contrastare la contraffazione e la falsificazione dei prodotti del Made in Italy. L’Italia è vittima del fenomeno noto come «italian sounding» che porta alla commercializzazione di prodotti che suonano come italiani ma non lo sono, tipo il parmesan e  le mozzarille. Il mercato del falso agroalimentare Made in Italy, scrive il Corriere della Sera, vale 100 miliardi di euro, ed è in crescita vertiginosa. “Scandaloso“, che nel recente trattato tra Ue e Giappone, si consenta allo stato nipponico l’uso della parola «parmesan». Occorre bloccare anche le “etichette a semaforo“, quelle per le quali, come dice il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, la dieta mediterranea è a semaforo rosso mentre la diet-coke è verde. Il 15 aprile 2014 il Parlamento europeo ha approvato il pacchetto legislativo per la tutela dei consumatori europei da prodotti falsi e nocivi.  L’art. 7 impone di apporre il «Made in» sia ai prodotti realizzati in Europa sia a quelli extra-Ue.  Questione Ceta (Comprehensive economie and trade agreement) con il Canada, l’accordo commerciale tra l’Unione europea e il Canada non si deve ratificare secondo il governo italiano.  Il testo è già stato approvato dal Consiglio europeo e successivamente, nel febbraio 2017, dall’Europarlamento. Ora si attende la ratifica degli stati membri. Il timore dell’Italia è che diversi prodotti di qualità del Made in Italy siano «lasciati indietro» rispetto a una lista di 143 indicazioni geografiche, per via delle divergenze comunitarie  in politica estera. Il Ceta prevederebbe l’abbattimento dei dazi e la tutela di prodotti agroalimentari, fissando dei parametri di tutela più stringenti.

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