Non tutti sanno che il primo lancio italiano nello spazio risale al 1964, il terzo al mondo dopo Usa e Russia, grazie all’italiano dell’aeronautica militare Luigi Broglio

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Luigi Broglio era un ufficiale ingegnere dell’Aeronautica militare italiana nato nel 1911 è deceduto nel 2001 che ha scoperto un innovativo metodo di calcolo strutturale che aveva il pregio di semplificare moltissimo i calcoli di strutture complesse variamente sollecitate, noto in seguito come Metodo delle Forze Bilanciate.

Successivamente il Metodo delle Forze Bilanciate consentì a Broglio, per la prima volta nella storia dell’aeronautica, di calcolare efficacemente le sollecitazioni su una struttura alare a freccia.

Grazie alla notorietà acquisita grazie ai suoi innovativi metodi di calcolo, Broglio venne notato dalla NASA e dal mondo accademico. Il suo princiali estimatori furono Stepan Timoshenko, E. F. Bruhn e Hugh Dryden, poi divenuto direttore della NASA.

L’avvicinamento alla NASA fece crescere in lui la passione per lo spazio, a cui si dedicò per il resto della vita.

Broglio, quindi, diede vita alla Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza” ed ideò ilProgetto San Marco, un progetto di cooperazione tra Italia e USA che ha portato alla messa in orbita del primo satellite italiano, il San Marco 1, che fu anche il primo satellite al mondo lanciato, in autonomia, da un Paese diverso da Usa e Urss. Il lancio fu effettuato il 15 dicembre 1964 dalla base di Wallops Island negli Stati Uniti, grazie ad un razzo vettore Scout. Il vettore venne costruito con materiali dismessi dalla NASA e con l’aiuto dell’Aeronautica Militare Italiana. Broglio ha poi gestito l’attuale Centro spaziale Luigi Broglio di Malindi (Kenya) fino al 1988, quando la base poi non è stata più utilizzata.

Esiste, quindi, da sempre una stretta correlazione tra Aeronautica Militare italiana ed astronautica. Una Forza Armata che mette a disposizione il personale migliore come gli astronauti che sono o sono stati ufficiali piloti dell’Arma azzurra, Nespoli, Vittori, Cristoforetti, Parmitano, oppure ingeneri e medici con le stellette che svolgono studi e ricerche di altissimo e comprovato livello per la sperimantazione in ambiente aerospaziale.

Non è da sottaciere un’altro aspetto che merita la necessaria attenzione, alla luce dei cambiamenti della geopolitica che, come oramai conclamato, è sempre più proiettata verso lo Spazio. Da anni si parla di Space Economy, peccato che da circa un decennio Stati Uniti, Russia e Cina sono passati già ai fatti. Francia e Germania sono più avanti all’Italia e stanno studiando e mettendo in pratica programmi per l’affermazione nello spazio in funzione di difesa della propria sovranità sulla Terra.

Ma cos’è la Space Economy

3mila miliardi fra vent’anni, questa la cifra che Goldman Sachs, Morgan Stanley e anche Bank of America prevedono per la Space Economy. Meryl Lynch e l’agenzia spaziale per l’organizzazione delle Nazioni Unite sono le più fiduciose e vanno oltre le previsioni. Fra i 500 imprenditori più ricchi al mondo ben 16, da Elon Musk a Jeff Bezos, investono nel settore, ma c’è anche un fiorire di Agenzie spaziali, startup innovative e Pmi molto creative che si danno molto da fare, al riguardo.

La direttrice dell’agenzia spaziale dell’Onu con sede a Vienna, Simonetta Di Pippo, a Brema al recente convegno mondiale dell’astronautica, Iac2018 ha confermato le previsioni dell’indotto di circa  3000 miliardi entro il 2040. Gli Stati Uniti, con 40 miliardi di dollari all’anno in media guidano la classifica, seguiti da Cina e Russia.

Sono comunque più di 80 le Agenzie spaziali nel mondo, tra cui figurano anche due in Algeria e Bolivia che stanno guardando sempre di più alle opportunità del un nuovo concetto economico applicato allo spazio.

Una notevole scossa al mercato dello spazio potrebbe venire dalla decisione del presidente Usa Donald Trump di far nascere una nuova Forza Armata, la “Space Force” dedicata allo Spazio.

Nel mondo privato Elon Musk, ad esempio è molto attivo con SpaceX. Il mercato, infatti, sarà appannaggio dei  privati per il 75% e il numero di satelliti in orbita potrà salire dagli attuali 1500 a circa a 2000.

Il pilota dell’Aeronautica Militare ed Astronauta Roberto Vittori al riguardo ha detto, “oggi si intende come Space Economy una serie importante di attività, che però si fanno dalla Terra per lo spazio, ma la vera accezione riguarda quello che si farà andando nello spazio, sulla Luna o Marte o sugli asteroidi, per estrarre minerali o impiantare industrie manifatturiere, basi di lancio e altro“.

Il valore della fascia asteroidale fra Marte e Giove, di metalli e pietre rare, è stimato, difatti, in quintiliardi di dollari, 30 zeri dopo la prima cifra.

Non tutti sanno che il primo lancio italiano nello spazio risale al 1964, il terzo al mondo dopo Usa e Russia, grazie all’italiano dell’aeronautica militare Luigi Broglio