Ucraina: pronti 2000 soldati italiani, mentre la guerra ibrida di Mosca ha già avuto inizio

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Il ministro della difesa Lorenzo Guerini, in audizione alle commissioni Difesa di Camera e Senato, l’8 febbraio scorso ha riferito sulla crisi in Ucraina:l’Italia potrebbe mandare fino a duemila soldati, ma ulteriori attività saranno ovviamente sottoposte al confronto parlamentare, unitamente a eventuali ulteriori altri momenti di confronto in relazione all’evoluzione della crisi“.

Guerini in Lettonia

Per poter decidere sul numero di militari da schierare dovremo attendere la riunione dei ministri della Difesa della Nato mercoledì prossimo, l’avallo del Parlamento italiano ed il placet dei paesi esteri ospitanti.

L’Italia, comunque, già fornisce un solido contributo all’Alleanza Atlantica, si è secondi solo agli Usa. In Lettonia sono presenti 250 alpini con il loro blindati Centauro. A Costanza, in Romania, ci sono i nostri caccia dell’aeronautica militare, Eurofighter con il compito di di proteggere lo spazio aereo in prossimità del Mar Nero presidiando i cieli di Estonia, Lettonia, Lituania, Islanda, Slovenia, Romania e Montenegro. Navi della nostra marina militare pattugliano, invece, il Mediterraneo orientale, dove oggi si registra alta la presenza di navi miliari russe.

Eurofigher italiani in Romania

La guerra ibrida di Mosca è già iniziata

Nelle ultime ore in Ucraina e’ atterrata una fornitura del sistema missilistico anti-aereo Stinger, mentre altre 180 tonnellate di munizioni le hanno trasferite gli Stati Uniti, per un totale di circa 1.500 dall’inizio della crisi.

Nel frattempo però è già iniziata la guerra ibrida di Mosca, fatta di pressione economica, cyberattacchi e la tattica dei falsi allarmi bomba. Il Wall Street Journal racconta l’obiettivo russo che, secondo fonti di Kiev, sarebbe quello di indebolire progressivamente il Paese, provocando malcontento e proteste simili a quelle fomentate nell’est del Paese nel 2014 per giustificare un intervento. Solo a gennaio, la polizia ucraina ha ricevuto quasi mille messaggi anonimi, soprattutto via email, con falsi allarmi su ordigni piazzati in circa 10.000 luoghi, dalle scuole alle infrastrutture essenziali: ogni volta, e’ una quotidianita’ che si spezza, ipotecando la vita dei cittadini comuni.

Conseguenza diretta dell’intensa attività di disinformazione è la reazione dei paesi occidentali che invitano i propri concittadini ad abbandonare l’Ucraina. Ieri una notizia ha dato il polso della situazione, il ritiro del personale dell’Osce dall’Ucraina.

A risentirne dei venti di guerra anche il traffico aereo. Dopo l’annuncio della compagnia olandese Klm di non volare più nello spazio aereo ucraino, anche altre compagnie evitano le tratte che potrebbero interessare il conflitto armato. Kiev, al momento, insiste nel non voler chiudere i suoi cieli. “Non ha senso e assomiglierebbe molto a un autoisolamento”, ha detto Mykhailo Podolyak, consigliere della presidenza ucraina. Il governo si impegna a “prevenire i rischi per le compagnie aeree”, ma allo stesso tempo sconsiglia di sorvolare il Mar Nero da lunedi’ a sabato, in concomitanza con la maxi-esercitazione navale russa.

Gli ultimi tentativi della diplomazia. Il timore di un’invasione armata cresce anche tra le cancelliere finora piu’ prudenti. A partire da Berlino, che alla vigilia delle visite a Kiev e Mosca del cancelliere Olaf Scholz alza i toni e parla di una situazione “critica”, minacciando sanzioni “immediate”. Una posizione ribadita anche dal neoeletto presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier nel suo discorso di insediamento: “Faccio un appello al presidente Putin: sciolga il cappio attorno al collo dell’Ucraina. Si unisca a noi nella strada che porta alla preservazione della pace in Europa. E non sottovaluti la forza della democrazia“.

“Nessuno dovrebbe sorprendersi se la Russia creera’ un incidente per giustificare l’azione militare che aveva pianificato da sempre”, ha ribadito il segretario di Stato americano Antony Blinken, tornando a lanciare l’allarme sul “falso pretesto” per invadere l’Ucraina.

La Casa Bianca ha ribadito che in caso di aggressione russa la risposta avverra’ “in modo rapido e deciso“, spiegando che i due leader hanno concordato “sull’importanza di continuare a perseguire la diplomazia e la dissuasione“.

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