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(di John Blackeye) Emblematico mi è parso un commento fatto per le strade di Roma, ieri sera, da un energumeno che di economia e politica deve saperne ben poco ma che probabilmente si affanna a sbarcare il lunario per mettere assieme il pranzo con la cena. Guardando il suo compagno di sventura ha salomonicamente detto: “..a fa ‘n Governo come questo…so’ bono pure io”.
E come dargli tutti i torti a questo italiano medio rimasto deluso dallo scorrere dei sottotitoli in uno dei telegiornali nazionali che riportava i nomi dei nuovi ministri.
Alla fine l’elefante ha partorito il topolino.
Si è parlato per settimane della necessità di risollevare l’Italia dall’emergenza sanitaria, di un piano vaccinale che non sta funzionando, di ridare ordine ed efficienza ad un sistema sanitario nazionale allo stremo e poi in quei sottotitoli vediamo scorrere il nome dello stesso ministro che sino ad ora sembrava avere fatto solo disastri …che viene confermato nell’incarico.
Vedere confermata al dicastero dell’Interno la stessa figura di spicco nazionale che ha però affrontato il problema dell’invasione di migranti senza porsi il problema dell’invasione dei migranti, ha lasciato più di qualcuno a bocca aperta mentre i cronisti di turno dei grandi telegiornaloni nazionali cercavano di capire perché – aspettandoci tutti, i fuochi d’artificio – alla fine ci siamo dovuti accontentare delle stelle filanti.
Era auspicato da tutti un Governo di unità nazionale, un governo di tecnici che fossero in grado di mettere da parte i politici che sino ad ora, secondo quanto dicevano i giornali, avevano fallito e invece ci ritroviamo una famiglia allargata con gli stessi ministri del governo precedente in aggiunta a vecchie conoscenze del centrodestra che non mi pare abbiano risolto i problemi degli italiani quando sono stati ministri nei governi precedenti.

E quindi? Dov’è il salto di qualità? Dov’è la squadra vincente?
Probabilmente molti tra politici, tecnici, cronisti, addetti ai lavori e popolo qualunque, sono ancora li – attoniti – di fronte alle televisioni ponendosi questa domanda che sino ad ora non ha avuto una risposta: e quindi?
Ma non doveva essere un forte governo di scopo?

Però se ci riflettiamo probabilmente di un governo di scopo si tratta, solo che probabilmente lo scopo non è proprio quello che si aspettavano gli italiani ma è un altro.
Non si deve essere infatti analisti politici per capire che un governo di questa caratura accontenta tutti.
Tutti parteciperanno, con progetti, consigli, programmi e crono programmi alla distribuzione di duecento miliardi di euro che cadranno dalle nuvole europee come coriandoli. Nessuno rimarrà fuori dalla spartizione della torta europea.
Non si farà in tempo a pianificare l’impiego di tante risorse che purtroppo pare siano orientate solo sul verde, sull’ecologia, sul green…e non sul lavoro dei giovani, che arriverà l’appuntamento con la scadenza del mandato al Quirinale. Ops!
A quel punto il nuovo capo del governo si farà trovare pronto all’appuntamento con un quadro politico nazionale che lo vede intento a distribuire risorse finanziarie a destra e a manca. Tutti contenti e tutti soddisfatti (speriamo che lo siano pure gli italiani) i politici potrebbero votare all’unanimità la sua nomina nella prima carica istituzionale.
Allora un dubbio sorge spontaneo. Ci aspettavamo grandi stravolgimenti e abbiamo constato che non è cambiato nulla ma che alla squadra di governo si sono aggiunti quelli del centrodestra e qualche altro nome del “sistema” che si dichiara pronto a risolvere i nostri problemi.
Gli equilibri sociali sono stati messi in sicurezza e l’auspicata pace sociale dovrebbe far capolino. Non si sa cosa ne sarà della pandemia ma credo che tutti sperano che passi come sono passate tutte le pandemie – da sole – visto che non siamo sino ad ora stati in grado di fare più di tanto.
E allora si capirà che dopotutto di un governo di scopo si trattava…speriamo davvero che non si tratti di un governo di “scopo personale”….
Che Dio salvi l’Italia.

Un “piccolo” governo Draghi

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