Vedi Napoli e poi muori

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(di John Blackeye) Le notizie delle ultime ore registrano un’ottima iniziativa del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca indirizzata al Prefetto di Napoli. Una richiesta tesa a favorire la predisposizione di un massiccio servizio di controllo da parte delle forze di polizia e delle forze armate in alcune realtà dove si registrano elevati picchi di contagio e dove la gente continua ad uscire di casa anche se non strettamente necessario.

In buona sostanza, nella richiesta si valutano necessari almeno 300 militari in più in supporto delle forze di polizia. Quello che non si riesce a fare con i messaggi forse sarà possibile ottenerlo con la deterrenza.

Speriamo, davvero, che il calorosissimo popolo campano (davvero una minima parte)  prenda coscienza dell’emergenza e che questa encomiabile ed ennesima iniziativa del Presidente della Regione, che va ad incastonarsi in un mosaico di numerose altre iniziative, possa risultare efficace e risolutiva. A quanto pare De Luca non sa più cosa altro fare: sono oramai diventati virali sui social i suoi interventi video, molto coloriti e diretti.

 

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Goethe fu così impressionato della bellezza della città di Napoli che inventò una frase o un invito, che per noi italiani è poi diventato un vero e proprio proverbio: “VEDI NAPOLI E POI MUORI”. Con questo, il grande scrittore tedesco non intendeva augurare la morte a nessuno ma semplicemente avrebbe voluto ricordare all’intera umanità che prima di morire si dovrebbe aver visto Napoli almeno una volta.

Tutti possiamo immaginare il variegato palcoscenico napoletano che aveva colpito il cuore dello scrittore che, magari, aprendo la finestra del suo albergo, di primo mattino, aveva scoperto un cielo terso che faceva da sfondo al Sole sempre presente e pronto a riscaldare le giornate dei napoletani che si muovono come formiche indaffarate nelle proprie attività quotidiane.

Folle rumorose di venditori ambulanti e di acquirenti che si aggirano per le case colorate del centro che ospitano le bancarelle a cielo aperto.

Chi urla da una parte, chi urla dall’altra. I bambini giocano in festa al centro della piazzetta mentre gli adulti fanno quello che devono fare, non si sa cosa di preciso, ma il meridionale e il napoletano in particolare, hanno sempre qualcosa da fare.

Qualcuno, gesticolando vistosamente, sta sostenendo un discorso ad alta voce con una persona che lo sta ascoltando sorridente. Pare che da un lato ci sia l’attore sul palcoscenico e dall’altro ci sia un unico spettatore compiaciuto. E nel parlare, il primo, urla non perché il suo interlocutore sia sordo ma perché questo tipo di comunicazione serve a convincere il proprio dirimpettaio di avere ragione su tutto mentre dall’altro, tono di voce e mimica, hanno lo scopo di coinvolgere nella questione, se fosse possibile, anche altri soggetti interessati, pure sconosciuti, così che quel confronto possa diventare la giustificazione di una giornata passata senza lavoro, in un vicolo della città partenopea. Quegli stessi vicoli, tanti e tutti uguali, che dalle prime ore dell’alba sino al tramonto, osservano il passaggio di centinaia di napoletani che si muovono freneticamente da una parte all’altra.

Le donne dai balconi danno indicazioni ai bambini mentre gli anziani, immobili nella loro postazione di osservatori, dispensano consigli e critiche spesso molto colorite.

Questa è la Napoli del Sole, della bella gente all’aperto, del frastuono e della confusione che deve avere ammaliato Goethe. Ma, purtroppo, questa è anche la Napoli che in alcune zone  – e siamo in piena pandemia –  si è presentata sotto gli occhi di una troupe di giornalisti inviati da un telegiornale nazionale.

Qualcuno potrebbe eccepire: “Embè, questa era la Napoli del passato e questa è la Napoli del presente, non è cambiato nulla, viva le tradizioni”.

A questa osservazione ci potremmo aggiungere pure un applauso seguito da un grande sorriso di accompagnamento, perché è vero che queste è Napoli.

Purtroppo, pare – e parlano i fatti – che le Ordinanze e i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri si siano fermati ad “Eboli” e che a una parte ristretta di Napoli  non siano proprio arrivati. Eppure, anche la Campania  registra quasi 2mila contagiati e conta decine di deceduti.

Il punto è che, nonostante i proclami del Presidente della Regione Campania, non si riesce a far capire ad una parte minima della popolazione che  questa volta, la disobbedienza potrebbe costare cara a tutta la città e a tutta la Regione.

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Pubblicato da Vincenzo De Luca su Venerdì 3 aprile 2020

 

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