Ben venga la “tazzulille e’ cafè” studi ne dimostrano i benefici: non oltre 3-5 tazze al giorno

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(di Nicola Simonetti) Caffè, un concentrato di principi attivi antinfiammatori ed antiossidanti come polifenoli, ecc. che, in dosi da tre a cinque tazzine al giorno, ridurrebbe fino al 15% il rischio di andare incontro ad infarti e ictus, ipertensione e la stessa mortalità da tali cause.

Lo conferma una recente ricerca eseguita presso la Queen Mary University di Londra su oltre 8 mila persone che dimostra che il caffè non danneggia le arterie né il cuore.

Analogamente, sul British Medicai Journal,  Ricercatori dell’università di Southampton, dimostrano che dosi moderate di caffè, come quelle sopra indicate, riducono del 17% la mortalità generale, del 19% quella per cause cardiovascolari e, del 18% i tumori del sangue (leucemie, ecc), del fegato, ecc.

Aumento modesto dei tumori del polmone? Sarebbe l’effetto della “sigaretta prima del caffè” e “caffè dopo la sigaretta”. Un rischio che si somma.

La dr Elina Hyppònen dell’Australian Centre for Precision Health, sulla base dell’osservazione di 350mila adulti, ha messo in guardia: mai oltre cinque-  sei tazzine al giorno poiché, dalla sesta-settima in poi, aumentando progressivamente, si abbassa analogamente anche l’effetto antinfiammatorio e quello antiossidante dei polifenoli e può aumentare la pressione arteriosa.

Ma  attenzione alle “tazzine”. Le varie specie di caffè, le miscele usate, la quantità di polvere ed acqua adoperate nella preparazione, il tempo di contatto polvere/acqua, la temperatura raggiunta condizionano la presenza di caffeina ed altre sostanze.

Il caffè all’americana (“filtrato”) presentato in tazze da 180-200 millitri, con tempo di contatto di 6 minuti circa, contiene 115-120 milligrammi di caffeina (per tazza.

Il caffè “bollito” dei Paesi scandinavi  ne contiene 145 milligrammi e questa preparazione è stata collegata, dalle ricerche scientifiche, con l’aumento del colesterolo nel sangue.

Il caffè dei nostri bar (20-35 millilitri di liquido in una tazzina) ne contiene 40-60 mg. mentre quello della moka casalinga, ben 60-80.

Infondati i pregiudizi che il decaffeinato faccia male, che gli over 70 anni debbano rinunziare al caffè: devono solo ridurlo a 2-3 (eccezionalmente 4) al dì, e che, al depresso in cura, il caffè sia inibito (tollerato fino a 3 tazze, sentito il medico, potrebbe, addirittura, dar benefici).

Cautela per le persone a rischio di cardiopatie, ipertensione, gravidanza.

Ben venga la “tazzulille e’ cafè” studi ne dimostrano i benefici: non oltre 3-5 tazze al giorno