Coronavirus: “Alla fine siamo noi gli untori”

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(John Blackeye) Allora, ad un certo punto di un inverno nemmeno tanto freddo, giunge in ritardo dalla Cina la notizia che un virus letale sta contagiando la popolazione di Wuhan che per noi era una emerita città sconosciuta ma che abbiamo capito a nostre spese, essere un grande polo commerciale, con più di undici milioni di abitanti.

Del tutto impreparati ad un evento di questa gravità e di questa portata, tutto il mondo ha acceso i fari dell’informazione puntandoli su quella parte del pianeta e, poi, il resto, è storia recente. Il virus ha superato i confini cinesi, ha contagiato prima alcuni paesi asiatici e poi è giunto in Europa ed in particolare nel nord Italia dove la comunità cinese è molto ma molto diffusa per gestire gli affari economici che questo colosso mondiale amministra come in ogni parte del mondo: cioè facendo solo i propri interessi.

Quindi, cerchiamo di tenere a mente un punto fermo di tutta questa storia: il virus viene dalla Cina. Infatti, con tutti i mezzi e con tutte le forze a propria disposizione, i media ci vogliono far ingoiare la bufala che il contagio in Italia sia giunto dalla Germania. Chissà perché dobbiamo scagionare a tutti i costi la Cina. Ma non è questo l’oggetto della disamina, andiamo avanti.

Ancora oggi, le informazioni che riceviamo dalla Cina sono quelle che ci passano i cinesi. Non ci sono organismi internazionali in grado di entrare in Cina, battere il territorio a tappeto e monitorare direttamente in quella sterminata landa quale sia la reale portata dell’epidemia scoppiata all’improvviso in mezzo ad un miliardo di abitanti. Se i cinesi ci dicono che loro hanno ottantamila contagiati, noi lo prendiamo per buono, se loro ci dicono che non ci sono più contagi, noi lo prendiamo per buono. Ma nessuno sa cosa succede realmente in quel Paese. Nessuno è in grado di verificare le notizie e capire se corrispondano alla reale situazione sul campo.

Tuttavia, a nostre spese, abbiamo capito cosa portava con se il virus. Abbiamo purtroppo capito in “presa diretta” che la malattia veniva a portarci in Italia migliaia di morti ed in aggiunta a questi, che sono sufficienti per definire il tutto come una “calamità” nazionale, veniva a modificare l’assetto della società mondiali, con i suoi usi, abitudini e costumi secolari.

Infatti, per fronteggiare il virus le società moderne fatte di comunicazione, spostamenti, shopping ed incontri, sono state costrette ad andare in letargo e con queste, sono state costrette ad andare in letargo anche le economie di ogni paese. Miliardi di euro di danni ovunque il virus metta piede.

Tralasciando il problema dei morti, come se le persone fossero numeri iscritti all’anagrafe e non fossero cellule viventi di una società basate sulla famiglia, sugli affetti, sui sentimenti e sulla storia di ognuno, alcune nazioni investite da questo “tsunami” dei tempi moderni, hanno ritenuto opportuno mettere subito in sicurezza l’economia nazionale. Il sistema per poterlo fare, visto quello che è successo in Italia, era quello di minimizzare l’impatto del virus ed i suoi innumerevoli danni, attribuendo le cause di migliaia di morti ad altre patologie.

L’Italia, non ha reagito come hanno reagito altre nazioni. Sarà perché da noi, come in uno stato democratico che si rispetti, i mezzi d’informazione hanno i taccuini spianati per tirare fuori ogni notizia o sarà pure che l’occhio vigile della Magistratura è sempre pronto ad intervenire in ogni settore del Paese, sta di fatto che da noi non abbiamo mentito – che è cosa buona e giusta – e così, dicendo pane al pane e vino al vino, l’Italia ha fatto la conta dei danni, con tanto di contagiati, morti e guariti che corrisponde alla realtà dei fatti. Risultato? Economia nazionale in bilico. Si, perché in questi casi, i tuoi alleati europei o i partner internazionali, partono con un’azione di sciacallaggio che se la tua economia si piega o è in ginocchio, loro vengono a darti il colpo di grazia.

Per evitare questo trattamento di favore perpetrato ad opera degli “illuminati” della Finanza, Germania, Inghilterra, Francia e altre nazioni stanno ancora facendo finta di niente, fornendo al mondo intero dati sul contagio che sono in contrasto con la realtà italiana.

I soliti professoroni poi, supportati dai mezzi di informazione nazionali, sono arrivati a proporre nuove teorie scientifiche, probabilmente non dimostrate, secondo cui, proprio in Italia – ma guarda un po’ -, forse perché c’è il Sole e il mare, il virus avrebbe subito mutazioni e sarebbe diventato più letale che in altri paesi.

Ma dico, ma noi italiani abbiamo l’anello al naso?

A rigor di logica, in una nazione come la Cina in cui vivono più di un miliardo di anime e in cui solo la città di Wuhan conta undici milioni di abitanti. La dove la sola regione dell’Hubei, in cui è inserita la città del contagio, conta una popolazione grande quanto quella dell’Italia, è mai possibile che il contagio sia così contenuto? È mai possibile che abbiano già messo tutto a posto? Sono giorni che i soliti telegiornali dei circuiti di informazione internazionale e nazionale (purtroppo) vanno dicendo a tutto il mondo che in Cina si sono fermati i contagi. Anzi, pare che quelli che si registrano, sono quelli che vengono dall’estero. Ma che peccato, da untori a vittime.

Ma vogliamo scherzare? In una terra sconfinata come quella del dragone e con una popolazione di un miliardo di persone, possibile che il contagio si sia fermato così all’improvviso e per magia?

In altri Stati sarebbero partite inchieste giornalistiche per cercare di capire la verità ma in questo caso non è possibile, dall’altra parte dei confini cinesi non ci sono interlocutori, diciamo così, ben disposti a dirti cosa sta succedendo.

Qualcuno, cerca di giustificare quei dati provenienti dalla Cina, che sembrano farlocchi, attribuendo il merito al sistema di regime vigente e al conseguente uso della forza che ha consentito di evitare o contenere i movimenti delle persone e, quindi, la diffusione del contagio.

Ma abbiamo dimenticato che dalle prime notizie giunte in Europa, emergevano situazioni di contagio anche a Pechino e in altre parti del Paese? Possibile che siano stati così tempestivi da bruciare sul tempo il virus nella sua corsa al contagio? Eppure non possiamo parlare nemmeno di miracoli visto che le religioni in Cina sono state messe al bando dallo Stato sovrano.

O forse è possibile che la Cina e la stragrande maggioranza degli altri Paesi come la Sud Corea, la Germania, la Francia, l’Inghilterra, l’Iran ed altre nazioni stiano spudoratamente mentendo sui dati?

È verosimile – infatti – che su una popolazione di un miliardo di persone, applicando il vero tasso di mortalità da virus – che è quello italiano – pari all’otto per cento dei contagiati, la Cina stia fornendo dati che non corrispondono alla realtà dei fatti.

Se quell’otto per cento di deceduti è in relazione alla letalità del virus e non è in relazione al luogo in cui il virus uccide, è forse realistico pensare che in Cina i contagiati siano milioni invece che degli ottantamila dichiarati. È forse realistico pensare che i morti cinesi ammontino ad alcune centinaia di migliaia di persone e non ai quattromila dichiarati.

Ma sappiamo che le regole dell’economia mondiale richiedono alla Cina di rimettersi in piedi al più presto e se per fare questo occorre sottostimare il problema, ben venga, avranno pensato i funzionari di partito dall’altra parte di quei confini del mondo.

Ma le regole dovrebbero essere le stesse per tutti, non vi pare?

Così, in questi giorni vediamo la Cina che piano piano cerca di sprofondare nella classifica dei contagi tra le nazioni di tutto il mondo e che, continuando a fornire dati probabilmente farlocchi, sarà presto superata dall’Italia, poi dagli USA e forse da altri Paesi, fino ad arrivare al punto di chiedersi, ma sto virus, da dove è venuto fuori? Così troveremo i cinesi che con le braccia allargate e con uno sguardo di stupore ci chiederanno: ma siete stati voi? Alla fine saremo costretti pure a chiedergli scusa.

Il virus, è venuto fuori dalla Cina, non dimentichiamolo e le regole dell’economia e della finanza mondiale non potranno mai cancellare l’unica verità che viene dal paese del dragone.

Quindi, se i dati italiani sono quelli veri, quelli forniti alla luce del sole da tanti medici e infermieri che stanno sacrificando le proprie vite per cercare di salvare gli italiani contagiati da un virus cinese, e se la mortalità da noi è così alta, significa che in Cina il problema è di proporzioni enormi e nasconderlo è un delitto davanti agli occhi del mondo perché non consente all’umanità intera di conoscere effettivamente il virus.

Ma questa è la Cina. Potente e cinica. Tutta l’economia mondiale e sotto il loro controllo. Se non abbiamo mascherine e il contagio in Italia galoppa è anche dovuto al fatto che i nostri imprenditori hanno smesso da tempo di produrle perché quelle cinesi costavano due lire. Tutto ciò che viene prodotto in Cina costa due lire. Ma oggi comprendiamo quanto sia importante avere una autonoma capacità produttiva in ogni settore, sia per questioni di occupazione sia per questioni di indipendenza in casi come questi. Speriamo che almeno il virus ci insegni questo.

Chiaro, la Cina non la si può combattere, la si deve subire.

Ma noi italiani, popolo di Santi, di scienziati, di navigatori e di eroi…non abbiamo l’anello al naso.

Coronavirus: “Alla fine siamo noi gli untori”