Dice la medusa: una mia carezza ti brucerà ma se io son dei tropici ti può uccidere

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Dice la medusa: una mia carezza ti brucerà ma se io son dei tropici ti può uccidere

(di Nicola Simonetti) Non pungono, non mordono, non graffiano ma carezzano. Una carezza uriticante, quella della meduse. Basta sfiorarne i tentacoli fascinosi per avvertire dolore, irritazione cutanea, gonfiore e arrossamento. A volte esse non carezzano nemmeno ma inviano il proprio messaggio che “brucia” a mezzo del liquido liberato attraverso i loro filamenti.

Cosa fare? I pediatri dell’ospedale Bambin Gesù di Roma forniscono suggerimenti per quanto riguarda i bambini ma – essi dicono – che valgono anche per i grandi (“Attenzione alle meduse” – Argon media). La prima cosa da fare è tranquillizzare il bambino e farlo respirare normalmente. Se si è vicini alla riva, farlo uscire dall’acqua. Se ci si trova a largo, sorreggere il bambino e richiamare l’attenzione per farsi aiutare, specie se anche l’accompagnatore è venuto a contatto con la medusa. Verificare che non vi siano parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e, nel caso, eliminarle delicatamente con le mani. Se non si dispone di medicamenti, può essere utile far scorrere acqua di mare sulla parte interessata per tentare di diluire la sostanza tossica non ancora penetrata. La medicazione corretta della parte irritata consiste nell’applicazione di Gel astringente al cloruro d’alluminio. Il Gel astringente ha un’immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine. Un gel, questo, che sarebbe opportuno portare con sé e che può essere utile anche per le punture di zanzara. In mancanza di questa pomata, si può usare una crema al cortisone anche se ha un effetto più ritardato (entrano in azione dopo 20-30 minuti dall’applicazione), cioè quando il massimo della reazione si dovrebbe già essere spenta naturalmente. Evitare di grattarsi o di strofinare la sabbia sulla parte dolorante. Non usare medicazioni estemporanee con ammoniaca, aceto, alcool o succo di limone: peggiorerebbero la situazione.

Se immediatamente dopo il contatto, la reazione cutanea si diffonde e compaiono difficoltà respiratorie, pallore, sudorazione e disorientamento, chiamare il 118 e spiegare di cosa si tratta: si riceveranno le istruzioni sul da farsi in attesa che arrivi il personale di Pronto Soccorso.

L’area di pelle colpita dalle meduse rimane sensibile alla luce solare e tende a scurirsi rapidamente. Per evitare che la pelle si macchi, è bene evitare pomate antistaminiche e occorre tenere coperta, o ben protetta da uno schermo solare, l’area colpita, fino a quando la razione infiammatoria non sia scomparsa (non più di due settimane).

Attenzione particolare alle specie tropicali più pericolose che possono anche rilasciare veleno persino letale. I loro tentacoli contengono, all’interno di specifiche cellule, milioni di nematocisti, che vengono depositate sulla pelle della vittima in seguito al contatto. La rottura di queste cisti libera una miscela di proteine che, penetrando nei tessuti, può dare diversi effetti, a seconda del tipo di medusa. La pericolosissima “vespa di mare” (classe cubo meduse) rilascia un veleno con effetti emolitici, cardiotossici, dermoneurotici. Il contatto con i tentacoli provoca subito dolore urticante, gonfiore, eritema, vescicole e bolle molto intensi, figure che hanno spesso l’aspetto di frustate e possono esitare in necrosi cutanea. Così come alcune piccole meduse australiane, le vespe di mare possono causare effetti sistemici su cuore e apparato cardiorespiratorio. Anche la “caravella del mare”, con la quale ci si può imbattere, raramente, anche nel Mediterraneo (si muovono in processione lunga decine di metri e sono facilmente individuabili per non finirci vicino), può causare sintomi rilevanti cutanei ed a cario di altri organi fino a far rischiare la morte. Non ci si allarmi e si bagni la cute con ACETO ed acqua di mare e rimuovere (meglio se con pinzette) gli eventuali residui di tentacoli. Non temere, comunque, di usare le mani nude (magari bagnate con aceto) poiché se ne avranno, al massimo, sintomi “marginali”. Quindi, somministrare analgesici locali o per bocca, impacchi di ghiaccio o bicarbonato di sodio da applicare sulla cute. Meglio non usare, nei nostri mari, l’aceto che può provocare effetti avversi.

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