Fake news, ma cosa sono?

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Le fake news sono notizie false, oppure falsate, ad esempio ritagliando opportunamente un audio o giustapponendo cose che non c’entrano – al fine di suscitare una reazione emotiva o sociale”. È quanto evidenzia a Cyber Affairs Stefano Zanero, professore associato del DEIB, il dipartimento di computer engineering del Politecnico di Milano. “Gli scopi della loro diffusione”, rileva l’esperto, “sono sostanzialmente propagandistici, creare rumore nei social media e nei media tradizionali innescando un dibattito inesistente. Ovviamente, alla lunga le fake news vengono smontate da qualche doveroso fact checking, ma per una grande parte di popolazione ormai il danno è fatto. Si pensi ad esempio alla lunga raffica di fake news di cui è stata oggetto, negli anni, la presidente della Camera Laura Boldrini. Anche se le singole notizie sono state smontate, ormai per molte persone è passata un’immagine della presidente – peraltro completamente difforme dal vero – che non è possibile contrastare”. Per Zanero “non vi sono studi scientifici” che dimostrino che le fake news colpiscano alcuni Paesi più di altri, “ma sembra logico assumere che i fattori che aumentano la vulnerabilità includano: il livello di uso dei social media; il livello di conoscenza dell’informatica e della tecnologia che si utilizza; la forza o l’assenza di filtri di fact-checking nei media tradizionali; il livello di analfabetismo funzionale”. E, rileva, “semplicemente a livello di deduzione logica e senza pretese di scientificità, l’Italia non sembra avere gli anticorpi necessari a resistere all’infiltrazione di fake news”. Ad Oggi, sottolinea ancora il docente del Polimi, non è chiaro nemmeno se la diffusione di notizie false possa realmente influenzare i processi elettorali. “Non penso esistano dei chiari studi in merito al momento. Secondo me un esempio di processo elettorale intimamente minato da ‘fake news’ è stato quello del voto sulla Brexit. Solo che in questo caso la campagna di notizie inventate non è nata coi social media e su Twitter – che l’hanno solo ‘accelerata’ durante il periodo elettorale -, ma è stata ultra-ventennale ed ha coinvolto principalmente la carta stampata”. Ancora, secondo l’esperto, va fatta chiarezza tra elementi diversi che spesso, nel linguaggio comune, vengono erroneamente accomunati come ‘fake news’, ‘siti acchiappaclick’ e ‘troll’. “Ci sono differenze ed analogie. Le fake news sono uno strumento con molteplici applicazioni. Spesso e volentieri i siti ‘acchiappaclick’ usano fake news, stereotipi, fotomontaggi e meme per “catturare” le visite: ad esempio, le recenti osservazioni su soggetti che gestiscono siti con vario orientamento politico dimostrano che ci sono persone senza scrupoli di sorta, che pur di incassare distribuiscono i peggiori contenuti che facciano presa su tutti gli estremismi”. Poi, prosegue, “esistono le campagne di ‘troll’, un elemento che accompagna Internet da sempre, da ben prima dell’esistenza dei social media. Se una volta però questi troll erano principalmente ludici, adesso non è difficile vedere una mescolanza di troll e agitatori politici più o meno professionali”. Infine, conclude Zanero, “non va dimenticata la presenza di moltissime migliaia di account social ‘finti’, a volte compromessi, a volte creati di sana pianta, dediti a propagare e ridistribuire con forza contenuti di vario genere, che spesso catturano e rilanciano fake news, bufale, siti acchiappaclick e campagne create dai troll; questi ‘rilanci’ hanno sia finalità economiche – ad esempio lucrare sui ‘referral’ dei link, sia – verrebbe da dire molto spesso – vere e proprie finalità politiche e di disinformazione, come le famose ‘botnet russe’ di cui si parla spesso.

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