Il sistema giudiziario è al capolinea, subito una riforma credibile

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(di Francesco Matera) Credo che sia la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana che i partiti politici abbiano serie difficoltà a trovare candidati Sindaci nelle grandi città del belpaese.
Tutti sono terrorizzati dalla infausta fine forcaiola che spetta a chi viene eletto nella carica di primo cittadino.
In questi giorni pare che Bertolaso abbia declinato l’invito a candidarsi a Sindaco di Roma per paura di affrontare nuove spese per sostenere processi a suo carico (lo diceva la Palombelli su Rete4). L’ex Capo della Protezione Civile pare abbia confessato di avere speso centinaia di migliaia di euro per difendersi nei procedimenti aperti a suo carico.
È sempre di questi giorni la notizia della condanna del Sindaco di Torino, Chiara Appendino (M5S ), per i fatti successi in Piazza San Carlo dove la sera del 3 giugno 2017, in occasione della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, furono installati maxischermi per permettere ai tifosi rimasti in città di seguire in diretta la partita che si disputava a Cardiff. Durante lo svolgimento della partita, a seguito del comportamento di un gruppo di sconsiderati che utilizzavano spray urticante per aprirsi la strada dopo aver razziato oggetti di valore tra il pubblico, si è scatenato il panico.
I presenti, presi dal terrore, nel fuggire, crearono una calca che ha provocato più di 1500 feriti e la morte di due donne e un uomo.
Stessa sorte spettò all’ex sindaco di Torino Piero Fassino (Pd), anch’egli sotto accusa per gli anni in cui era sindaco sotto la Mole. Oppure ricordiamo i procedimenti a carico degli ex Sindaci di Roma.
Insomma, chiunque si accinga a diventare sindaco di una città deve mettere in conto di dover imbattersi prima o poi con la giustizia, a prescindere. Si purtroppo, a prescindere. Ogni firma, ogni decisione, ogni iniziativa verrà passata al vaglio degli inquirenti. Ma così facendo si paralizza la Nazione.
La lista dei sindaci inquisiti e condannati è lunga ed è per questo che a fronte di questa amara certezza e di questo infausto destino, chiunque si tiene alla larga da qualsivoglia proposta per correre con una casacca o con un’altra per la carica di Sindaco di una città.
Potremmo aprire il capitolo degli appalti. L’Italia è economicamente ferma anche perché non vi sono lavori pubblici che non siano stati colpiti da indagini, processi e condanne.
Ultimissima è la condanna degli imprenditori dell’acciaio di Taranto. La più grande acciaieria d’Europa, bloccata da problemi giudiziari e così si blocca tutta la società del lavoro.
Sorvoliamo poi sul capitolo politico laddove la giustizia italiana ha scritto i migliori capitoli di un libro che leggendolo e rileggendolo è davvero difficile da capire. Si vedono solo i risultati: i vertici di Partito, colpiti e affondati negli anni, da una parte del sistema giudiziario italiano.
Lasciamo pure fuori la nobile figura di Enzo Tortora e di tanti altri che come lui si sono ritrovati scaraventati nel turbinio delle inchieste giudiziarie senza sapere il perché.
Ora. Con questa sommaria disamina non si vuole affermare che bisogna lasciare a briglie sciolte chi delinque o chi corrompe o chi è coinvolto nel malaffare. Ma qualcuno sa spiegarsi cosa possa c’entrare un Sindaco di una città nelle problematiche di ordine pubblico? Oppure qualcuno si spiega che responsabilità penali possa avere un Ministro che esercita il proprio mandato nei limiti conferitigli dalla Costituzione?
Morale. L’Italia è in stallo. La giustizia pare essere una spada di Damocle pronta a colpire chiunque rivesta un ruolo pubblico. Una firma, una iniziativa, una decisione, sono sufficienti per travolgere cariche istituzionali che non riescono più a fare quello che sono chiamate a fare.
Allora forse è davvero arrivato il momento di ritornare in Parlamento per ridisegnare un progetto, quello della giustizia, che nel corso degli ultimi settantacinque anni è stata fatta uscire fuori dai limiti dei principi costituzionali che furono ispirati dai Padri Fondatori della nostra nazione.
La società è in grado di progredire e di sostenersi solo se lo fa in un ambiente sociale in cui il potere esecutivo, quello legislativo e quello giudiziario siano in perfetto equilibrio e soprattutto indipendenti l’uno dall’altro. Nel momento in cui il potere giudiziario va a toccare le istituzioni, siamo di fronte ad uno Stato che mangia se stesso ed uno Stato che mangia se stesso non può che finire dilaniato.

Il sistema giudiziario è al capolinea, subito una riforma credibile

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