Non solo George Floyd: “Disable Lives Matter”

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(di Niky Marcelli ) Al netto dell’umana pietà per la sorte patita da George Floyd e da molte persone di colore soffocate più o meno “incidentalmente” dalla polizia e per cui si sta facendo un gran baccano in questi giorni, vorrei segnalare almeno tre episodi in cui l’arresto violento ha provocato la morte per soffocamento dell’arrestato.

Casi per i quali non sono state fatte manifestazioni internazionali e dove i poliziotti (e a volte i medici) coinvolti se la sono cavata praticamente con una reprimenda. Le vittime in questi casi non erano persone di colore dal curriculum delinquenziale più o meno lungo, ma incensurati caucasici che, come unico discrimine, avevano quello di essere disabili. Prima di parlarvi brevemente (per non annoiarvi!) di questi tre casi, vorrei lanciare un hashtag che spero diventi virale come il più noto #blacklivesmatter, ovvero #disablelivesmatter.

Ma andiamo per ordine e partiamo dagli Stati Uniti.

ROBERT SAYLOR 

Nel febbraio del 2006, Robert Saylor, un ragazzo affetto in maniera più che evidente da sindrome di down, dopo essersi recato al cinema, rifiuta di lasciare la sala al termine dello spettacolo. Intervenuta sul posto, la polizia lo arresta e lo blocca a terra. Robert Saylor muore soffocato. Non sono riuscito a trovare tracce circa l’eventuale condanna dei poliziotti. Ma chi – citando l’immortale Carosone – “non vuo’ fa’ l’americano”?

Eccovi due casi eclatanti di casa nostra che non ricordo abbiano fatto particolare rumore, se non a livello strettamente locale.

RICCARDO RASMAN

Nell’ottobre del 2006, a Trieste, Riccardo Rasman, disabile psichico, decide di festeggiare, forse un po’ rumorosamente, la sua assunzione come netturbino presso il Comune. Alza lo stereo al massimo e fa esplodere un petardo. I vicini chiamano la polizia. Alla vista degli agenti, Rasman si spaventa e si barrica in casa. Interviene una volante di rinforzo e i pompieri che forzano la porta. Gli agenti trovano Rasman seduto su letto, intenzionato a resistere all’arresto. Ne nasce una colluttazione con quattro agenti e Rasman viene immobilizzato a terra, ammanettato dietro la schiena e con le caviglie bloccate con del filo di ferro. Nonostante sia immobilizzato, gli agenti continuano a tenerlo in posizione prona per diversi minuti. Rasman divenne cianotico e subì un arresto respiratorio. I soccorsi non poterono che constatarne il decesso I poliziotti furono condannati a sei mesi (SEI MESI) con la condizionale.

ANDREA SOLDI

Siamo a Torino nell’agosto del 2015. Andrea Soldi, disabile psichico, se ne sta tranquillo nel parchetto sotto casa, seduto su quella che considera la “sua” panchina. Da qualche tempo si rifiuta di prendere le sue medicine e lo psichiatra dispone  il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Si reca con due infermieri e due vigili urbani a prelevarlo. Andrea resiste all’arresto, viene ammanettato e messo a faccia in giù sulla barella. E’ sovrappeso e non riesce a respirare. L’infermiera sull’ambulanza se ne rende conto e chiede ripetutamente al medico e ai poliziotti di togliergli le manette, ma viene ignorata. Andrea Soldi muore soffocato durante il trasporto. Lo psichiatra e i poliziotti sono stati condannati a pene variabili. La più pesante è un anno e otto mesi, con la condizionale e la non menzione in casellario.

Adesso cortesemente ditemi se, secondo voi, queste tre vite valevano meno di quella del povero George Floyd. 

Non solo George Floyd: “Disable Lives Matter”

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