Emirati Arabi Uniti: la gestione dei rifiuti è un mercato in continua espansione

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(di Paolo Titta) In questi anni il mercato della gestione dei rifiuti negli Emirati Arabi Uniti si è espanso a dismisura, permettendo al Paese mediorientale di sottoscrivere accordi commerciali con molti Paesi del Mediterraneo, tra i quali la stessa Italia.

Il governo federale ha stimato l’insieme dei progetti legati all’ambiente, con una proiezione al 2020, addirittura intorno ai 100miliardi di dollari, dei quali una fetta consistente è rappresentata dalla rapida crescita del settore dei rifiuti solidi urbani, produzione pro-capite che vede gli Emirati tra i leader globali. L’economia verde varrà presumibilmente 300milioni di dollari tra soli due anni, a fronte dei 260milioni attuali, una linea già profondamente tracciata dall’Emirato di Sharjah che si è dimostrato pioniere della raccolta differenziata, del riciclo e della trasformazione energetica.

E’ per questo motivo che le aziende straniere, individuata questa come una grande opportunità commerciale, hanno deciso di investire capitali, tecnologie all’avanguardia e la loro esperienza ultra decennale per lavorare in joint venture con le numerose imprese del territorio.

Come ad esempio ha fatto la belga Besix, che in collaborazione con la svizzera Hitachi Zosen Inova

si è aggiudicata un appalto municipale a Dubai per impiantare un sito di riciclo che metterà a regime più di 5mila tonnellate di rifiuti solidi quotidiani da trasformare in energia.

A fiutare le potenzialità è stata anche Ambienthesis, che ha recentemente comunicato di aver stipulato un accordo assieme a Bee’ah Sharjah Environment, società degli Emirati Arabi Uniti che si occupa sia della raccolta sia della separazione, oltre che del recupero e dello smaltimento dei rifiuti urbani e speciali, così come delle energie rinnovabili. L’oggetto della collaborazione è soprattutto la condivisione di know-how e delle tecnologie, con il fine di sviluppare iniziative condivise negli Emirati Arabi Uniti, nel Medio Oriente e in Europa, tanto nei settori del waste management e del waste to energy, quanto in quello delle bonifiche dei terreni e delle acque.

“Secondo la Banca Mondiale, gli Emirati Arabi Uniti producono circa 2,2 chili di rifiuti solidi urbani a persona al giorno. La società ambientale leader Beeah, raccoglie circa 3 milioni di tonnellate l’anno. È?un settore in crescita veloce” ha affermato nel merito Abdalla Alshamsi, console generale degli Emirati a Milano.

Dal momento che è un Paese in continua espansione economica, urbana e demografica, la produzione repentina di scarti ha obbligato tutti a una maggiore presa di coscienza nei confronti delle sfide che la gestione dei rifiuti attualmente presenta.

L’obiettivo a breve termine è quello condiviso dall’agenda Vision 2021 per la quale il 75% dei rifiuti degli Emirati Arabi deve essere direzionato alle discariche, mentre allo stesso tempo il 27% del fabbisogno energetico dovrà provenire da fonti pulite. “Per questo alle aziende italiane si presentano molte opportunità. Un settore importante è l’e-waste di cui gli EAU producono circa 100mila tonnellate l’anno” ha spiegato lo stesso Alshamsi. Aggiungendo poi come “la trasformazione dei rifiuti in energia è relativamente nuova per gli Emirati e dunque l’attività di gestione integrata dei rifiuti ha raggiunto un tasso di crescita annuale dell’8,5 per cento”.

Lo stesso diplomatico ha affermato come siano tanti gli attori territoriali interessati ai processi del mercato, “dalle società governative, come Tadweer, e semi-governative come Beeah a quelle locali: Imdaad, Dulsco, Trashco, Tanzifco e Blue oltre alle aziende internazionali quali Averda, Suez, Veolia. Ma nonostante la folta presenza, un report di Frost&Sullivan prevede che il mercato potenziale dei rifiuti potrebbe raddoppiare nei prossimi cinque anni”. Focalizzando poi l’attenzione sui rifiuti speciali, nel report di Frost&Sullivan Research si legge come “mentre finora i rifiuti nei Paesi del Golfo sono arrivati per lo più dal settore delle costruzioni oggi si assiste alla crescita impetuosa di rifiuti elettronici, scarti industriali pericolosi e materiali biomedicali per i quali c’è bisogno di trattamenti rispettosi dell’ambiente con capacità aggiuntive rispetto a quelle disponibili”.

Per arrivare a questi obiettivi fissati rispettivamente per il 2021 e il 2030 (per quanto riguarda lo zero waste), il Paese ha così bisogno di investire in strutture per il trattamento dei rifiuti, specialmente quelle riguardanti i materiali speciali e i rifiuti industriali.

“La nostra azienda è stata creata nel 2007 per raggiungere gli obiettivi di crescita sostenibile che l’Emirato si è dato e i progressi sono stati rilevanti in meno di un decennio abbiamo triplicato il tasso dei rifiuti che non vengono inviati in discarica e ora siamo al 76 per cento, la quota in questo momento più alta in tutto il Medio Oriente che mette Sharjah sulla strada di raggiungere gli obiettivi scritti nel programma degli Eau Vision 2021” ha affermato il presidente di Beeah, Salim bin Mohamed Al Owais. Proseguendo poi come questa collaborazione si sia resa possibile grazie alla creazione, da parte della società, di siti specializzati per tipologia di rifiuti. L’impianto che si occupa della plastica, ad esempio, è uno dei più grandi dell’intera area, così come lo sono quelli destinati agli pneumatici, alle auto e ai metalli. In fase di avviamento sono invece i siti per processare il legno, per riciclare gli olii esausti e la plastica PET.

La società ha poi intenzione di espandersi nei Paesi MENA, così che lo stesso presidente ha affermato che “ora forniamo servizi anche ad alcuni siti di Dubai, abbiamo iniziato operazioni ad Abu Dhabi e aperto un ufficio a Riad e stiamo esplorando le opportunità in Oman e Bahrain”.

Il direttore dell’Ice a Dubai Gianpaolo Bruno ha così affermato come questo “è un settore in fermento, la sensibilità per la gestione integrata dei rifiuti è in forte aumento anche se ancora un’alta percentuale di questi rifiuti finisce in discarica. A maggio di quest’anno il governo federale ha varato la prima legislazione tra tutti i Paesi del Golfo che dà forma all’ambizione di gestire fuori dalla discarica fino al 75% dei rifiuti solidi generati nel Paese”.

Le stesse imprese hanno avuto un coinvolgimento nelle nuove direttive per la riduzione di specifiche tipologie di materiali. “Gli italiani hanno molte competenze in questo campo” ha concluso Bruno “grazie a imprese che propongono soluzioni tecnologiche innovative. Nel medio-lungo periodo si apriranno molte occasioni di business. Ma c’è bisogno di fare sistema”.

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