F-35, la verità che non vogliono dirci e che pochi conoscono

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Finalmente qualcuno ha fatto chiarezza sul programma industriale militare più discusso di sempre. Ogniqualvolta viene postato un editoriale sui social, centinaia sono i commenti e le critiche degli ignari cittadini che si fanno, inconsapevolmente trasportare dai mantra delle campagne elettorali. Fa molto più presa parlare dei risparmi derivanti dai tagli degli F-35 piuttosto che dei vitalizi. Il direttore di Difesa Online, Andrea Cucco, molto attento al mondo militare, probabilmente solleticato dalle recenti dichiarazioni del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, “non ne compreremo più, anzi stiamo pensando di allungare i tempi di consegna”, ha fatto un editoriale “unico” sugli F-35 perché è riuscito ad intervistare il già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale Pasquale Preziosa. Perché il Generale Preziosa? Forse perché ha vissuto, durante la sua carriera, tutte le fasi che hanno interessato il caccia di quinta generazione più ambito e più discusso di sempre. L’invito è quello di leggere attentamente l’intervista che riportiamo integralmente sperando di contribuire a dare all’opinione pubblica una visione diversa da quella raccontata dalla politica.

La nascita dell’F-35

Il programma statunitense Joint Strike Fighter – siamo nei primi anni novanta (25 anni fa!) – era mirato a trovare un velivolo che, con minime differenze di costo, potesse soddisfare le esigenze di aeronautica, marina e marines. Il vincitore della competizione fu il prototipo X-35 della Lockheed Martin, il velivolo destinato a divenire l’odierno F-35 Lightning II. Il nostro Paese non ha meramente comprato l’unico velivolo di quinta generazione oggi disponibile: ha partecipato allo sviluppo, con un investimento di 1 miliardo di dollari, ed ottenuto (prima del taglio all’acquisto…) una posizione di assoluto privilegio con la realizzazione a Cameri della FACO, l’unica linea di assemblaggio presente in Europa.

Generale Preziosa, cosa è avvenuto con il taglio del 2012 alla quota di F-35?

La nostra convenienza sarebbe stata non scendere al di sotto di cento velivoli: avremmo, come è stato, perso una quota del 30% nella produzione di cassoni alari del velivolo.

Quale era il valore di ogni cassone alare e quanti avremmo dovuto produrne?

Il valore era di circa 10 milioni ognuno. Avremmo dovuto produrne oltre1280, se ben ricordo. Ne abbiamo persi 400.

 Quindi scendere a quota 90 ci ha fatto perdere…

Parliamo della bellezza di 4-5 miliardi! Questo avviene quando le analisi hanno come obiettivo il Sistema-governo (non il “Sistema-Paese”, nda).

Una riduzione era “politicamente” richiesta, anche se il governo era allora “tecnico” (governo Monti, nda).

Quale sarebbe stata la massima convenienza? Contrarre l’acquisto a 101 F-35, evitando di far perdere all’industria ed in definitiva all’Italia quella montagna di soldi.

Qualcuno sostiene che il programma rappresentasse una fregatura per il nostro Paese…

La realtà è l’opposto: gli americani avevano concesso SOLO all’Italia di produrre i cassoni alari e di assemblare il velivolo al di fuori degli Stati Uniti! Un vantaggio tecnologico evidente a chi entra nella FACO di Cameri.

Se raffrontiamo la somma degli investimenti nel programma (circa un miliardo), il costo dei velivoli ed i 12-13 miliardi del ritorno industriale, al “Sistema Paese Italia” i velivoli erano forniti quasi gratis!

Eravamo il Paese eletto dagli Stati Uniti in Europa per avere il massimo vantaggio. Ognuno di noi può poi fare i propri calcoli per ridurre tale privilegio… In Italia siamo riusciti a compromettere un’opportunità unica: il taglio effettuato non ha comportato un risparmio, costerà miliardi: quelli compromessi con la perdita della produzione.

Possono cambiare le cose?

In Italia chi siede sul “soglio pontificio” ripete sempre le stesse cose, come se esistessero solo Ustica e gli F-35… Non mi aspetto grandi cambiamenti.

A suo tempo non si batté nessuno per evitare il taglio?

Le lettere inviate sconsigliavano tutte la riduzione sotto quota 100… Anche perché stiamo sostituendo DUECENTOQUARANTAvelivoli – tra Tornado (foto) ed AMX – con, ora, 90!

Operativamente non so se la riduzione sarà sostenibile: già il numero originario di 131 F-35 era appena sufficiente. Ma chi viene chiamato ad assolvere incarichi operativi non è mai lo stesso che decide la riduzione.

Se verremo chiamati a sostenere un compito saremo in grado di assolverlo in queste condizioni?

L’Italia è oggi uno dei pochi Paesi a possedere tecnologia di 5a generazione per entrare in un futuro che è stato delineato. E il futuro non lo decidiamo noi, siamo dei “follower”, lo stabiliscono gli Stati Uniti, la Russia, la Cina. Questi protagonisti sono oltre la quarta generazione, qualcuno anche oltre la quinta. L’Italia, con pochi altri Paesi europei era in anticipo su questa scia. Avevo i capelli quando già si parlava di F-35… oggi è una realtà.

Per quanti anni servirà l’F-35?

Stiamo parlando almeno dei prossimi vent’anni. Periodo in cui un’adeguata mitigazione del rischio non potrà essere fornita da velivoli di quarta generazione. In politica internazionale servono punti fermi: ho preso una decisione e la mantengo. Il rispetto degli impegni rappresenta l’affidabilità di un Paese. Se, ogni volta, un contratto sottoscritto viene messo in discussione la credibilità dei contraenti viene meno…

 Se oggi si rinegoziasse in positivo la quota di F-35 per tornare alla quota 101 che non avrebbe pregiudicato la produzione industriale assegnata in origine… ci manderebbero a quel Paese?

Bisognerebbe rinegoziarla… In un mondo che comunque va avanti, l’Italia, vista la sua bassa affidabilità, Paese delle lunghe discussioni, non avrà vita facile. La manutenzione è stata assegnata all’Inghilterra: una nazione paziente che aveva subito lo smacco dell’assegnazione all’Italia della FACO.

In passato, grazie alle commissioni di Camera e Senato, avevamo posto come condizione per l’acquisto degli F-35 l’assegnazione della Final Assembly and Check Out: un paradiso tecnologico per chi ha l’opportunità di visitarlo. Se tali eccellenze non vengono apprezzate, dopo essere state richieste, gli americani se ne fanno una ragione…

Gli Stati Uniti assegnano la FACO all’Italia e noi che facciamo? Discutiamo ancora se prendere l’F-35, se non prenderlo o in che numero?!!!

Ricordiamo che agli americani non importa nulla di poche decine di velivoli. Loro ne acquisteranno a migliaia. Siamo noi ad aver perso un’occasione!

Qualcuno poi parla di “sovranità”… Ma perché l’Eurofighter ci conferisce sovranità? È condivisa in Europa (e l’Inghilterra è oggi fuori…). Molte parti sono realizzate in UK, è stato fatto un “security of supply”? Quando si parla di “sovranità” o ci si assicura di poter ideare e realizzare tutta la tecnologia presente in un campo industriale altrimenti non esiste.

Un esempio?

La tecnologia motoristica. L’Italia fa le cellule dei velivoli ma non progettiamo e realizziamo propulsori.

L’avionica? Siamo per lo più “integratori” di sistemi, non tanto produttori.

Quindi “sovranità” di che cosa…? Se la Rolls Royce non ci fornisce più parti di ricambio per i Viper del 339 (foto), gli aerei restano a terra!

Qualcuno sottolinea la dipendenza dei confronti degli USA con l’F-35…

Siamo nella Nato. Non c’è operazione che si compia senza gli Stati Uniti o il consenso degli altri. Non siamo in grado di condurre operazioni in maniera autonoma, senza un fratello maggiore.

Con i futuri 150.000 uomini… Operativi quanti? La metà? Divisi su tre turni… che cosa possiamo fare senza l’Alleanza? È la Nato a garantire la nostra sicurezza.

L’Aeronautica Militare, con metà dei velivoli in linea oggi, non sarà sovradimensionata come organico?

L’Aeronautica senza mezzi serve a poco. Anche con l’F-35, senza l’AMX, avrà bisogno di una fascia di velivoli per i conflitti a bassa intensità. L’Eurofighter non servirà.

Servirebbe un’analisi ed un piano strategico in relazione allo scenario internazionale. Il politico poi valuterà. Però – ripeto – una volta presa la decisione bisogna mantenere la parola.

Un altro libro bianco?

Pur con una maggioranza di sinistra “importante” e con un consiglio supremo di Difesa che sembrava aver condiviso tutto… è rimasto “bianco”.

Per quattro anni ce l’hanno menata con il libro bianco..Senza riuscire ad approvarlo!

Probabilmente non c’era la convinzione. Era un’espressione di una parte della maggioranza che voleva andare sopra le righe.

Ricordo quando ci fu il dubbio se il presidente del consiglio avesse firmato o meno il testo… Quando uno del PD non controfirma un’iniziativa di un altro del PD che vuol dire? Che non è condiviso! O che si è trattato di una lotta interna tra correnti di partito…

 Se si vuole davvero, un libro bianco si scrive in tre mesi e in altri tre si approva…

In realtà servivano – e servono – fondi al bilancio della Difesa. Un libro bianco puoi anche non scriverlo ma attuarlo. Pensiamo alla riduzione effettuata dal ministro Di Paola che porterà gli effettivi delle forze armate a 150.000 da 190.000. Lo ha fatto durante il singolo anno del governo tecnico.

Il libro bianco? Per tre anni una presa in giro.

Dopo un anno passato ad invitare chiunque – bambini compresi – a scrivere come sarebbe dovuta essere la nostra Difesa…

Una presa in giro. Oggi l’urgenza è il bilancio! Abbiamo poche piattaforme in tutte le Forze Armate. Il costo del Personale è incomprimibile nell’immediato, ha bisogno di tempo perché si riduca. Si possono tagliare Investimenti ed Esercizio. Quest’ultimo è quello che oggi soffre maggiormente.

All’estero?

In Germania il capo di stato maggiore ha indicato ai tedeschi che saranno acquisiti gli F-35 come velivoli di quinta generazione per poi passare alla sesta.

Perché non si è passati dall’Eurofighter (foto) attuale – di quarta generazione – ad Eurofighter di quinta generazione? Perché l’Eurofighter è costato UNA TOMBOLA, quasi due volte e mezzo un F-35!!!Dopo quell’esperienza l’Europa si è di fatto fermata alla quarta generazione e non c’era più abbastanza denaro per sviluppare la quinta.

L’Italia, l’Olanda e l’Inghilterra hanno investito nel progetto americano per ottenere l’F-35. La proposta era stata “tecnica” ma a suo tempo fu portata a termine dalla politica… Dopo vent’anni non si può continuare a discutere di tagli.

Oggi l’F-35 è il velivolo necessario ai nuovi scenari. Voglio vedere chi ha il coraggio di dire al primario di un ospedale che tipo di bisturi deve usare per una determinata operazione! Può essere un amministrativo a decidere? Il “tecnico” (l’Aeronautica Militare) si è già espresso fornendo la propria valutazione a parlamento e governo. Le altre “sovrastrutture” politiche hanno creato solo danno.

La prima riduzione da 131 a 90 aerei ha già prodotto 4-5 miliardi di danni! Se certe persone venissero chiamate a rispondere delle perdite al “Sistema Italia”, credo che le decisioni verrebbero prese più saggiamente. L’esigenza operativa del primo taglio agli F-35 non c’era: 130 velivoli erano IL MINIMO indispensabile a sostituirne 240.

Fonte:http://www.difesaonline.it/evidenza/interviste/il-vero-scandalo-f-35-litalia

 

F-35, la verità che non vogliono dirci e che pochi conoscono

OPINIONI | 2 commenti

2 commenti

  • Franco48

    Le tue informazioni sono utili solo se le completi con i link di chi ti le ha date.
    Chi ha firmato il contratto l’ha fatto sulle risultanze di una commissione comprendenti tutti gli enti/organi preposti.
    Dunque per metà possono essere buone e per l’altra metà no.
    Il male nostro, scandaloso, è la lungaggine dei tempi nel prendere decisioni paragonabili ai tempi della giustizia.

  • Nuvola

    Il Generale parla di sistema Italia, di valutazioni economiche e di perdite di milioni di €€, ma perché invece non si affronta la vera questione? L’F35 è il velivolo adatto a costituire la base il sistema difensivo aereo italiano o è stata una scelta sbagliata da limitare nei danni che può produrre?
    Un velivolo che dopo 25 anni (!!) di sviluppo fa fatica ad essere classificato Ready to Combact per problemi di sw e system integration, che manca ancora di molti sistemi d’arma, che ha una cellula definita “sbagliata” (ovviamente non da me) in quanto la scelta del one plane fits all ha comportato un dimensionamento anche per la parte VSTOL (che si porta appresso altri problemi, ma lasciamo stare per ora) che ha penalizzato l’inviluppo di volo, siamo sicuri che sia la Best Choice per il sistema difensivo italiano?
    E la dipendenza dal SW americano è stata valutata approfonditamente? Si, abbiamo ottenuto Cameri per i cassoni, ma il fatto che se gli USA non vogliono gli F35 non vanno nemmeno in moto, non è considerata strategicamente penalizzante come ha valutato Israele? Ci siamo legati mani e piedi per i prossimi 20 anni con un partner con cui non possiamo prevedere l’evoluzione strategica e che può inibire la nostra linea di difesa primaria.
    E non ne faccio una questione di utilizzo, dove l’F35 ha dimostrato di essere solo una piattaforma di lancio per l’interdizione a distanza e non per il combattimento manovrato ed è stato considerato inferiore ad altri velivoli molto più anziani per il CAS, per le quali non ho nemmeno le basi per affrontare la discussione e sono certo che il generale ne sa molto più di me, ma nella mia ignoranza mi sembra che siamo tornati all’epoca del F104.
    E nemmeno affronto la questione dei nuovi radar che – inevitabilmente – renderanno le capacità stealth obsolete ben prima dei 20 anni e allora ci resterà un quasi caccia che non manovra bene, non ha un’arma per il combattimento ravvicinato, è visibile sui radar ma in compenso chiacchiera molto bene con tutti i sistemi vicini, soprattutto americani, con cui potrà scambiare informazioni di ogni tipo
    La parola data non può essere un limite alla nostra capacità di difesa: se la situazione si evolve e cambiano gli scenari ha sbagliato chi ha valutato che per 20 anni nulla potesse cambiare e ha preso impegni con analisi incomplete o miopi
    Ah, le mie fonti non sono italiane, ma americane. Alcune anche del Congresso

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